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Retrospettive

pubblicato il 13 ottobre 2013

Motor Show, c'era una volta il Salone di Bologna

La rassegna creata nel 1976 ha conquistato le folle con show spettacolari, ma quest'anno con la crisi è stata annullata. Forse per sempre

Motor Show, c'era una volta il Salone di Bologna
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L'annullamento dell'edizione 2013 del Motor Show di Bologna ha creato sconcerto tra gli appassionati e, di fatto, cancellato l'Italia dal panorama automobilistico internazionale con la chiusura dell'unica rassegna del settore rimasta nella Penisola. Una situazione desolante se si considera che nei primi decenni del secolo scorso nel Bel Paese si svolgevano due tra gli eventi fieristici più importanti del settore, il Salone dell'Auto di Milano e la Mostra di Automobili di Torino. Una rassegna, quest'ultima, inaugurata alla Palazzina delle Belle Arti al Valentino nel 1900 e destinata a trasformarsi in Salone dell'Automobile e a sopravvivere fino al 2002 monopolizzando l'attenzione degli amanti del volante per decenni. Una fama che sarà scalfita soltanto da un altro evento, il Motor Show di Bologna.

I TRIONFI DI FERRARI E LANCIA
All'inizio degli anni Settanta il mondo dell'auto risente della crisi petrolifera del 1973 che costringe i Paesi occidentali a trovare vie alternative al greggio per la produzione energetica e ad avviare strategie di contenimento dei consumi dei carburanti come le “domeniche a piedi” varare dal Governo Rumor. Un periodo di austerità al quale si contrappone il rivitalizzarsi della passione per i motori sospinta dal ritorno al successo al mondiale di Formula 1 della Ferrari di Niki Lauda nel 1975 (vittoria replicata nel 1977) dopo oltre 10 anni di attesa. Ma sono pure gli anni nel quale la Lancia domina i rally grazie all'estro di Sandro Munari e a un capolavoro della meccanica di nome Stratos. Trionfi che fanno battere forte il cuore sportivo degli italiani e ravvivano l'amore per i motori, per la verità da sempre intenso.

L'ERA DI ZODIACO
Se la passione italica per l'auto è all'apice, le rassegne motoristiche sul territorio non sembrano capaci di soddisfare l'entusiasmo verso lo spettacolo dei pistoni. Il Salone di Torino è affollatissimo, ma statico e un po' troppo austero per chi ama sgommate, derapate e altre evoluzioni degli assi del volante. Per vederle non rimangono che pochi appuntamenti, come il Gran Premio di Monza di Formula 1 o il Rally di Sanremo, che non riescono a smaltire tanto fervore. A intuire le potenzialità di tale esaltazione è Mario Zodiaco, eclettico trentenne con alle spalle l'importazione di Dune Buggie e la produzione delle Motozodiaco e di olii lubrificanti in società con Sandro Munari. Affetto da amore viscerale per i motori e da una buona dose di spirito imprenditoriale o, secondo alcuni, di incoscienza, pensa a un salone alternativo dove a dominare è lo spettacolo e dove potere incontrare da vicino gli “eroi” delle due e quattro ruote.

LA PRIMA EDIZIONE
L'idea di Zodiaco è di attrarre il pubblico giovane e, perché no, anche quello femminile, affiancando all'area espositiva una dove vedere bolidi e piloti sbizzarrirsi in evoluzioni al limite dell'aderenza a pochi metri dal pubblico. La proposta piace a molti, compresi gli amici Sandro Munari e Giacomo Agostini che insieme a Zodiaco fondano una società per concretizzare e promuovere l'evento. Il debutto ufficiale è per il primi giorni di dicembre del 1976 alla Fiera di Bologna con i padiglioni interni riservati alla mostra di esemplari insoliti e a spettacoli di intrattenimento, mentre nelle aree esterne va in scena una rappresentazione in stile americano con le evoluzioni circensi degli stuntmen che conducono le moto in salti impossibili attraverso barriere di fuoco o le auto su due ruote. Ad attirare i fans è pure la presenza di ospiti d'eccellenza. Oltre ad Agostini e Munari, spicca l'arrivo degli iridati di Formula 1 del 1975 e 1976, Niki Lauda e James Hunt, protagonisti del recente film “Rush” di Ron Howard.

CAMPIONI IN PASSARELLA
La prima edizione è snobbata dalle case automobilistiche e da buona parte della stampa specializzata che descrive la manifestazione emiliana alla stregua di un fenomeno da baraccone per ragazzini esaltati che non ha futuro. Se le previsioni per l'avvenire si riveleranno sbagliate, ad essere corretta è l'analisi sui visitatori della rassegna: un folla di giovani festanti che invadono la Fiera alla periferia di Bologna. Un piccolo esercito che di anno in anno si farà più folto fino a superare il milione di visitatori per un'unica edizione. A fare lievitare le code alle biglietterie sono le evoluzioni funamboliche degli stuntmen, i fumosi duelli tra dragster, le derapate controllate della gare di speedway e gli sbalorditivi “bigfoot”, pick up dalle ruote gigantesche che stritolano le malcapitate auto che si trovano sulla nella loro traiettoria. Ma pure la presentazione di una F1, la Merzario, e la sfida tra i meccanici che debutta nel 1977 con la vittoria della squadra Alfa Romeo tra i team di F1 e di quella Lancia tra le squadre rally. Altro appuntamento imperdibile è la consegna dei Caschi d'Oro di Autosprint, una sorta di Oscar dello sport motoristico. Evento che porta al Motor Show i campioni della Formula 1, a volte suscitando un vero e proprio stato di delirio della folla, come nel 1979 quando il duo Ferrari costituito dal fresco vincitore del titolo mondiale Jody Scheckter e dall'indimenticabile Gilles Villeneuve costringe i Carabinieri a intervenire per scongiurare il peggio e placare gli animi.

INIZIA L'ERA CAZZOLA
In pochi anni il Motor Show diventa l'appuntamento più atteso dell'anno in Italia e inizia ad attrarre l'attenzione di potenti del mondo dell'auto. A vedere l'affare è un altro giovane imprenditore bolognese, Alfredo Cazzola, che rileva le quote di Mario Zodiaco che emigra in Brasile iniziando una vita avventurosa tra Sud e Centro America che, tra l'altro, lo vedrà protagonista di assalti di pirati e di un viaggio di sei mesi per il Continente a volante di un camper. Con il nuovo patron al vertice dell'edizione del 1981 il Motor Show rafforza la parte espositiva di auto e moto, ma anche dei gommoni e windsurf della sezione Boat Show. Un nuovo corso enfatizzato da un ospite illustre, il Drake, all'anagrafe Enzo Ferrari.

ARRIVA L'UOMO-RAZZO
La ricetta di Cazzola funziona e già nel 1982 il numero di spettatori supera quello del Salone di Torino pur se la presenza di marchi è ancora limitata. D'altronde ad allungare le file ai botteghini sono le novità che gli organizzatori prevedono di anno in anno, come la sfida in kart tra i piloti delle due e quattro ruote, l'asta di auto d'epoca di Christie's, l'Area Donna o le mostre dei modelli che hanno fatto la storia di Alfa Romeo e Lotus, nonché delle moto Honda (1984). A entrare nell'immaginario collettivo, però, è il volo di pochi secondi del texano Kinnie Gibson sospinto in aria dallo zaino-razzo alimentato a perossido di idrogeno. A decretare il definitivo successo del Motor Show è, però, la scelta di Fiat di presentare la Croma in anteprima mondiale all'edizione del 1985, un evento significativo considerato che il marchio italiano è il principale sostenitore del Salone di Torino. Una presenza che spinge molti marchi rivali ad aderire alla manifestazione emiliana facendo, di fatto, diventare la manifestazione un Salone dell'auto a tutti gli effetti visto che all'appello mancano sole poche case, come Mercedes o BMW e le giapponesi.

IL MEMORIAL BETTEGA
Dalla metà degli anni Ottanta esaltare i visitatori sono le gare dell'Area 48 dove nel 1985 debutta il Memorial Bettega, sfida tra gli assi del mondiale rally sullo spettacolare circuito a “8” con fondo misto terra/asfalto. Una gara in due manche al centesimo di secondo che entrerà nella storia del Motor Show e che dal 1991 sarà proposta nella suggestiva variante notturna con il nome di Dante Salvay Night Sprint. Negli anni si aggiungeranno altre competizioni di rilievo, come quelle che vedono protagonisti piloti e auto del Superturismo e della Formula 3, ma anche i bolidi di Formula 1 con l'inaugurazione nel 1988 della F1 Indoor per commemorare la scomparsa di Enzo Ferrari. Casa di Maranello che negli anni diventa protagonista di un altro evento irrinunciabile: il pit stop Ferrari, 40 minuti di adrenalina pura con la “rossa” che inanella giri senza tregua per fermarsi solo per lo lo spettacolo del cambio gomme.

I VISITATORI SUPERANO IL MILIONE
Con il passare degli anni si susseguono le adesioni alla rassegna e le presentazioni di rilievo, come quella della concept da rally Lancia ECV (Experimental Composite Vehicle) che impiega materiali innovativi, tipo kevlar e fibra di carbonio, e monta il 1.8 della Delta S4 con turbo KKK da 600 CV. Gli stand si fanno sempre più grandi e attrattivi, con l'installazione di palchi per concerti o con proposte originali, come il campo da tennis allestito da Peugeot per sfide contro Adriano Panatta e il mini golf di Volvo. Si ripetono pure le mostre “doc”, come quella delle Porsche del Museo di Stoccarda, della Batmobile del film Batman di Tim Burton e delle Gilera storiche, e gli show estremi, quale l'impennata di un camion realizzata dallo stuntman francese Patrick Bourny o gli testa coda multipli di Nigel Mansell al volante della Ferrari 640. A piacere è pure la possibilità di provare le auto, in particolare quelle 4x4 da provare su percorsi con tanto di guadi, dossi, discese mozzafiato con vista a strapiombo e passaggi creando non pochi problemi organizzativi. Per cercare di ridurre gli intasamenti alla viabilità e le estenuanti code alla casse viene aperta una nuova uscita della tangenziale che porta direttamente in Fiera e sono allargati i parcheggi intorno alla struttura. Di questi anni sono pure i treni speciali delle Ferrovie dello Stato (nel 1996 sarà aperta una stazione nei pressi della rassegna) e la possibilità di acquistare i biglietti tramite gli sportelli bancari.

UN CALEDARIO FITTISSIMO
Gli anni Novanta iniziano all'insegna di Ayton Senna, ospite delle edizioni 1990 e 1991 e “assenza” triste in quella del 1994 a pochi mesi dalla sua scomparsa a Imola. Ma i campioni, come sempre, non mancano: a varcare i cancelli della Fiera sono, tra gli altri, Jaen Alesi, Eddie Irvine, Michael Schumacher, Jacques Villeneuve e Mika Häkkinen, ma pure gli assi delle due ruote a motore, come Loris Capirossi e Max Biaggi, e a pedali, come Gianni Bugno, Marco Cipollini e Marco Pantani. All'appello del Motor Show arrivano altri costruttori di rilievo, come Mercedes e Bugatti, mentre nelle aree esterne diventano preminenti le competizioni che richiamano oltre 70.000 spettatori sugli spalti nel week end. Ci sono i duelli Europa-Usa di motocross e quelli Italia-Inghilterra di Formula 1, le sfide in minimoto dei bikers del mondiale e le gare di veicoli elettrici. Ma il calendario della competizioni è fittissimo e comprende pure supercross, supermotard, superbike e superjump tra le due ruote e un'infinità di trofei monomarca tra le auto.

UN EVENTO NAZIONALE
A confermare l'importanza assunta dalla rassegna bolognese, non solo per il comparto automobilistico, ma per l'intero sistema Paese, è l'inaugurazione dell'edizione 1996 da parte del Presidente del Consiglio Romano Prodi. Conferme del prestigio del Motor Show arrivano pure dall'incremento delle anteprime mondiali ed europee, come quelle di Ferrari 348 e 355 Challenge, Fiat Coupé e Volvo F4 (V40) e V70, e dalle mostre commemorative, tra le quali quelle per celebrare i 50 anni della Formula 1, gli 80 della Maserati e i 90 della Lancia. Ma a Bologna arrivano anche le Mercedes del museo di Stoccarda che portano in Italia la prima auto della storia, il triciclo Benz, e altri modelli celebri, dal “Maggiolino tutto matto” alla Lunar Rover del 1971, primo veicolo movente sulla Luna. Una crescita di reputazione che fa espandere la rassegna con l'apertura di nuovi padiglioni tematici, come quelli dedicati alle auto del futuro, al tuning o alla sicurezza stradale che, tra l'altro, ospita una mostra shock fatta con auto incidentate.

DALLA FESTA “ROSSA” AL DECLINO
Il nuovo millennio si avvia con la festa Ferrari per il ritorno alla conquista del mondiale piloti dopo oltre 20 anni grazie a Michael Schumacher. A dare spettacolo, però, sono le evoluzioni in pista del collaudatore Luca Badoer e la consueta esibizione dei meccanici per il pit stop Ferrari. Un inizio spumeggiante che consente al Motor Show di tagliare il traguardo dei 30 milioni di visitatori dal 1976 al 2000. Un numero destinato a crescere considerato che la ricetta che miscela l'esposizione con lo spettacolo e la presenza dei campioni dei motori non dà segni di cedimento e che il Salone di Torino chiude i battenti. A riprova della buona salute della rassegna arriva pure dall'Oica (Organisation Internationale des Constructeurs d'Automobiles) che inserisce l'evento emiliano nel calendario dei Saloni Internazionali. La situazione procede fluida fino al 2008, anno successivo all'acquisizione della Promoter International di Cazzola che gestisce la manifestazione da parte del gruppo francese GL Events. A creare le crepe al Motor Show è la crisi finanziaria che riduce la presenza dei costruttori tanto da costringere gli organizzatori a ribattezzare la rassegna 2009 come “edizione straordinaria”, anche se di straordinario c'è solo il calo delle presenze sceso sotto le 500.000 unità. Malgrado qualche colpo di reni, il Motor Show si avvia verso il declino sospinto dalla crisi del mercato dell'auto e dai portafogli sempre più vuoti di aziende e popolazione. Una decadenza che sfocia nell'annullamento della prossima edizione che segna la fine, si spera temporanea, di una delle rassegna mondiali di auto più amate e innovative.

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Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , motor show


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