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pubblicato il 1 ottobre 2013

IVA al 22%. Ecco cose succede a chi ha già ordinato l'auto

Una guida fra aumenti di prezzo e caparre, in attesa della consegna della vettura nuova

IVA al 22%. Ecco cose succede a chi ha già ordinato l'auto

La storia si ripete senza sconti: come accaduto nel settembre 2011 con il passaggio dell’IVA dal 20 al 21%, anche i prezzi delle automobili vendute da oggi, 1 ottobre 2013, subiscono un aumento per via dell’incremento dell’IVA dal 21 al 22%. Questo ulteriore scatto di un punto percentuale che pesa sul prezzo medio di un’auto per circa 200 euro (dati Federauto) ricade come sempre sulle spalle dei clienti, anche di quelli che hanno stipulato un contratto di acquisto in data antecedente. Solo provvidenziali e auspicabili promozioni delle Case automobilistiche (Peugeot è la prima), volte a compensare l’aumento dell’IVA, potranno ammortizzare l’impatto sul mercato di questa ulteriore stangata, almeno nelle prime settimane.

NELLA TAGLIOLA DELL’AUMENTO IVA
Facciamo l’esempio di un acquirente che ha firmato il contratto per l’auto nuova a luglio 2013, con l’IVA al 21%, e che ad oggi attende ancora l’arrivo dell’agognata vettura, causa ritardi produttivi o di trasporto: quando questa sarà consegnata, fra giorni o settimane, il cliente dovrà pagare un prezzo più alto per colpa dell’IVA al 22%. Si tratta di una situazione spiacevole che mette l’automobilista di fronte ad un esborso non preventivato e spesso ritenuto ingiusto. Alcuni automobilisti, allertati dagli stessi concessionari, hanno provveduto a immatricolare le auto già disponibili in salone entro il 30 settembre 2013 con l’IVA al 21%, ma per tutti gli altri questa possibilità è ormai sfumata e dovranno in molti casi rassegnarsi a sostenere una spesa maggiore del previsto.

UN’IMPOSTA SOLO PER IL CLIENTE
Quello che occorre dire da subito è che in questo nuovo aumento di prezzi le Case automobilistiche e la rete delle loro concessionarie non hanno colpe, dato che questi fanno solo da tramite per l’IVA, ovvero sono dei “soggetti passivi d'imposta”. Il costo di questo tributo (IVA - Imposta sul valore aggiunto) pesa solo sulle spalle del consumatore finale che versa nelle casse dello stato il suo contributo obbligatorio. Per avere delucidazioni in merito abbiamo contattato in primo luogo il presidente di Federauto (Federazione Italiana Concessionari Auto), Filippo Pavan Bernacchi, il quale ci ha confermato l’esistenza del problema che danneggia ulteriormente il mercato italiano dell’automobile.

FEDERAUTO: “NON SI PUO’ UCCIDERE UN MERCATO GIA’ MORTO”
Per Federauto non è neppure ipotizzabile che la rete di vendita, sempre più stretta nella morsa della crisi, possa farsi carico di questi aumenti per soddisfare una clientela delusa. Pavan Bernacchi è stato anche più schietto nel suo giudizio, parlando di un aumento dell’IVA che comunque “non può uccidere un mercato già morto”. Il presidente si è detto addirittura contento che l’arrivo dell’IVA al 22% non sia stata temporaneamente rinviato, perché “al suo posto sarebbero state introdotte nuove accise sui carburanti”, ancora più salate per gli automobilisti. La triste conclusione, ha aggiunto Pavan Bernacchi, è che un “governo assente e senza idee” si limita a “togliere una tassa per metterne un’altra”.

COSA DICONO LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI
Per avere un quadro completo della situazione, anche a livello legale, abbiamo contattato alcune associazioni dei consumatori, per chiedere come devono comportarsi i clienti rimasti nella “tagliola” dell’IVA al 22%. La discriminante che nel nostro caso sembra “inchiodare” l’automobilista è proprio l’emissione della fattura, atto che conclude la vendita e che quasi sempre coincide con l’arrivo materiale della vettura in concessionaria e l’immatricolazione al cliente finale. In punta di diritto il Codacons, tramite la voce del suo consulente fiscale Stefano Ielmini, ribadisce come la variazione del prezzo pattuito offra al cliente la possibilità di chiedere la rescissione del contratto per sopravvenuta modifica delle condizioni contrattuali; a tal proposito occorre però ricordare che così facendo si può andare incontro ad un contenzioso dall’esito incerto, che potrebbe durare a lungo e che non si giustifica per cifre minime. Di parere diverso è la Federconsumatori, che ritiene impraticabile la strada della rescissione e propone in pratica di rassegnarsi al pagamento di un’IVA maggiorata. Un ultimo aspetto riguarda la cosiddetta caparra: Codacons consiglia infatti di verificare la natura dell’acconto lasciato inizialmente dal cliente, che se già fatturato con IVA esposta (al 21%) permette poi di fatturare al 22% la sola differenza di prezzo.

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Tag: Attualità , immatricolazioni , guida all'acquisto


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