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Retrospettive

pubblicato il 29 settembre 2013

Opel Monza, la coupé europea

La storia della sportiva nata negli anni Settanta per sfidare BMW e Mercedes con l'attrattiva del nome italiano

Opel Monza, la coupé europea
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Se chiedete a un americano di dirvi le città italiane più note probabilmente dopo Roma, Venezia e Firenze sentirete citare Monza, nome che sale al primo posto tra gli appassionati di automobilismo. Negli States l'amore per la località brianzola è viscerale e risale al 1922, anno di realizzazione dell'Autodromo di Monza, terzo circuito al mondo dopo Brooklands, in Inghilterra, e Indianapolis. Ovale dell'Indiana ancora oggi gemellato con la pista italiana per affinità storiche e costruttive, come l'anello di alta velocità che accomuna i due templi dei motori. Una passione, quella per Monza, che General Motors ha omaggiato con diversi modelli, ultimo dei quali è la Opel Monza Concept esposta al recente Salone di Francoforte. Prima di lei il colosso USA ha applicato il nome della città brianzola alla “coda” di diversi modelli Convair degli anni Sessanta, di una berlina realizzata in Sud Africa sulla base della Kadett e a due Chevrolet, quella basata sulla Opel Ascona degli anni Ottanta e venduta in Sud America e la statunitense prodotta sul telaio della Vega a partire dal 1975. La più celebre, però, è la Monza presentata in Europa due anni più tardi con il marchio di Rüsselsheim.

IL PRIMATO IN GERMANIA
All'inizio degli anni Settanta Opel è una delle case automobilistiche più prestigiose del Vecchio Continente. Acquistata da Wilhelm e Friedrich von Opel nel 1929, la General Motors ne ha fatto il proprio marchio di riferimento in Europa ottenendo un successo crescente che ha il suo apice negli anni della nostra storia. Nel 1971 Opel festeggia la vettura numero 10.000.000 uscita dallo stabilimento nei pressi di Mainz e poco dopo il titolo europeo rally con Walter Röhrl e Jochen Berger e la prima vittoria nel mondiale rally, sempre con il pilota di Ratisbona al volante della Ascona. Un'accoppiata che nel 1982 conquisterà l'alloro assoluto nei rally, l'ultimo di una vettura a trazione posteriore. A essere positive sono pure le vendite con la conquista del primato nel mercato tedesco nel 1972 con oltre il 20% di quota di penetrazione e con i modelli Kadett, Ascona e Rekord, ma pure le sportive GT e Manta, che sono richiestissimi in tutti i Paesi. Unici segnali negativi arrivano dalle auto top di gamma, con le Admiral e Diplomat, che faticano a competere con le rivali di BMW e Mercedes. Una gap che Opel prova a colmare con la Commodore B del 1972, vettura che non riesce a contrastare il successo delle rivali.

LA BERLINA SENATOR
Per provare a sedurre la clientela delle auto di lusso la dirigenza di Rüsselsheim cambia strategia abbandonando lo stile USA e i poderosi motori V8 dei modelli in gamma per progettare una nuova vettura di impostazione più europea. L'esito si vede nel 1977, anno del debutto al Salone di Francoforte della Senator che sostituisce Admiral e Diplomat. Si tratta di berlina tre volumi realizzata sulla piattaforma meccanica “V”, la stessa della Rekord E dal quale differisce per ingombri, sospensioni (anteriori McPherson e posteriori a ruote indipendenti con bracci obliqui anziché ad assale rigido) e gamma motori. Le unità, tutte benzina a sei cilindri, sono il 2.8 da 140 CV e i due 3.0, a carburatore e a iniezione, da 150 e 180 CV, abbinati a cambi manuali a 4 o 5 velocità o a un automatico a 3 marce. L'estetica, come imposto dai vertici Opel, è più in confacente con la produzione europea e si caratterizza da linee tese, dalla calandra a riquadri cromati e dalle grandi superfici vetrate. Un look più moderno delle antesignane, ma che non riesce a conquistare i riflettori allo stand Opel di Francoforte che sono tutti per un'altra novità, la Monza.

IL DEBUTTO DELLA MONZA
Come tradizione di Opel lo sviluppo della variante sportiva procede parallelo a quello di molte berline. Alla rassegna tedesca, dunque, accanto alla Senator è esposta una tre porte dallo stile più convincente che ha il compito di sostituire la Commodore Coupé, la cui produzione è stata interrotta con l'avvento della terza serie (la C) del modello di derivazione. A renderla più attrattiva sono le linee più pulite conferite dalla calandra dal disegno più semplice ed aerodinamico e dalla coda spiovente che la trasforma in una filante hatchback con ampio portellone posteriore. Gli ingombri sono più compatti, pur mantenendo dimensioni notevoli (è lunga 469 cm, larga 173 e alta 138) che consentono di realizzare un abitacolo comodo per quattro persone e un bagagliaio dal volume generoso. Non piace molto, viceversa, l'abitacolo con troppi elementi ereditati dalla Senator e, di conseguenza, dalla Rekord. Un fattore che svilisce un po' l'aspetto sportivo e omologa la Monza come una Opel comune. Un “problema” che nel tempo viene sopperito introducendo in listino dei pacchetti aggiuntivi per integrare il cruscotto con colori e strumenti supplementari, come voltmetro o indicatore della pressione dell'olio, o l'esterno con elementi sportivi, quali cerchi in lega e spoiler.

LA SFIDA A BMW E MERCEDES
Per il motore la scelta dei tecnici cade, naturalmente, sull'unità più potente della Senator, il 6 cilindri in linea da 2.986 cc che eroga 180 CV di potenza e 248 Nm di coppia massima a 4.200 giri/minuto. Valori che consentono alla Monza di viaggiare a fino a 215 km/h e di scattare da 0 a 100 km/h in 8,5” che le permettono di competere ad armi pari con agguerrite rivali. La BMW 630 CS, ad esempio, è accreditata di 185 CV, 210 km/h e 8,9” per lo scatto 0-100, mentre la Mercedes 380 SEC è più potente (204 CV) ma meno prestante per via della maggiore massa. Se la sfida dei numeri sembra dare ragione alla Monza, nei fatti, le contendenti riscuotono maggiore successo, soprattutto la BMW, grazie allo stile più attrattivo e alla dinamica più da sportiva pura. Viceversa la Opel conserva il comportamento stradale della berlina di derivazione conferito dall'assetto un po' morbido tipico delle auto americane. Malgrado tale impostazioni, la Monza si rileva un'auto divertente da guidare, pur deludendo gli automobilisti più appassionati di una condotta sportiva.
Accanto alla versione di punta in alcuni mercati sono proposte altre motorizzazioni come la 2.5 E da 136 CV e, dal 1979, la 2.8 a carburatore della Senator con potenza portata a 145 CV.

NEL 1982 DEBUTTA LA “A2”
Le principali novità nel corso degli anni arrivano nel 1982, anno di presentazione della Corsa e del restyling di Senator e Monza, ora denominata “A2” per distinguerla dalla precedente “A1”, ossia il modello del 1977. Rispetto al passato i due modelli si somigliano maggiormente, in particolare nel frontale con fari più grandi e privo di cromature che riprende lo stile già introdotto sulla Rekord E2 e che introduce i paraurti in plastica verniciati in tinta con la carrozzeria e con integrati i fendinebbia al posto di quelli in acciaio rivestiti in gomma. Nel posteriore la novità è rappresentata dai gruppi ottici, ora riuniti in un unico elemento che percorre l'intera coda grazie all'inserimento del catarifrangente centrale e allo spostamento della targa all'interno del paraurti. Più rilevanti le modifiche interne, dove si vedono materiali e assemblaggi di maggiore pregio e dotazioni più ricche, come gli specchietti elettrici e i sedili riscaldati. Migliorato pure lo stile della plancia e del cruscotto che ingloba un funzionale computer di bordo e che, a richiesta, può essere sostituito con una futuristica variante digitale. In tema di motori cambia poco, se si escludono piccoli aggiornamenti tecnici e l'introduzione su alcuni mercati di unità più piccole, i 4 cilindri 2.0 da 110 CV e 2.2 da 115 CV, volute per fare fronte alla domanda di propulsori con minori consumi causata all'aumento dei prezzi dei carburanti.

LA MONZA 3.0 GS/E
Più interessante il debutto nel 1983 della GS/E, versione con impronta più sportiva riconoscibile per il spoiler posteriore più pronunciato, per le minigonne nere e per le scritte della sigla del modello anche su fiancata e anteriore. All'interno spiccano i rivestimenti neri, i sedili Recaro e l'avveniristico cruscotto a cristalli liquidi. Sotto il cofano c'è sempre il 3 litri da 180 CV abbinato al cambio manuale a 5 marce o all'automatico a 4 velocità e che può essere ordinato anche con differenziale autobloccante al 40%. Le prestazioni rimangono quelle del passato, con la velocità di punta di 215 km/h e il cronometro fermo a 8,5” per lo scatto 0-100 km/h. Un'unità che nel 1985 è affiancata da una variante con minore rapporto di compressione e catalizzatore a tre vie, elemento che Opel per prima ha introdotto in Germania. Una modifica che penalizza la potenza, ora di 156 CV, e le prestazioni (206 km/h, 9,5”), ma consente di ridurre le emissioni e i consumi. Del 1985 è pure un'altra novità di rilievo: la disponibilità tra gli optional del sistema antibloccaggio ABS.

DALLA MONZA ALLA CALIBRA
Nella metà degli anni Ottanta la domanda delle auto sportive sta cambiando e sul mercato si affermano modelli di minori dimensioni e le varianti ad alte prestazioni delle berline. Una tendenza che costringe i dirigenti a modificare le strategie future e a porre fine alla carriera della Monza nel 1987, anno del 125° anniversario del marchio. Allo sviluppo della Senator B, dunque, non segue la progettazione della variante coupé lasciando la possibilità ai tecnici di concentrarsi sull'erede della Manta, modello appartenente a un segmento inferiore che sembra più promettente per le vendite future. Una scelta che porterà al debutto nel 1989 di una della coupé di maggiore successo di Opel, la Calibra. Per la Monza, invece, l'avventura termina con la consapevolezza che il suo nome storico non sarà disperso. Una promessa che a distanza di 26 anni è mantenuta con la nuova concept vista a Francoforte.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Opel , auto europee , auto storiche


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