dalla Home

Home » Argomenti » Manutenzione

pubblicato il 18 settembre 2013

Fondazione ANIA: l’Europa deve unirsi contro gli incidenti stradali

Nonostante i miglioramenti in tema di sicurezza, sulle strade del Vecchio Continente muoiono ancora più di 30.000 persone ogni anno

Fondazione ANIA: l’Europa deve unirsi contro gli incidenti stradali

L’Europa deve avviare un’azione unitaria per ridurre il numero degli incidenti stradali. Questo è l'appello lanciato dalla Fondazione ANIA al Pin Talk Italia, il convegno sulla sicurezza stradale svoltosi oggi a Roma nella sede del Cnel e organizzato in collaborazione con il Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti (ETSC). L’esigenza è quella di migliorare i risultati a livello continentale, dato che sulle strade del Vecchio Continente muoiono ancora più di 30.000 persone ogni anno.

NORME COMUNI EUROPEE E CODICE DELLA STRADA
Aldo Minucci, presidente della Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, ha così descritto le azioni da intraprendere: “Impostare a livello europeo un’azione di coordinamento di alcune norme che regolano la circolazione, in grado di fornire un quadro di riferimento unitario e chiaro agli addetti ai lavori, ai singoli cittadini, ai media e alle Istituzioni, nazionali e locali”. Il convegno ha infatti ribadito la necessità di norme unitarie europee che regolano la circolazione stradale e di un’urgente riforma del codice della strada italiano.

VERSO IL DIMEZZAMENTO DELLE VITTIME DELLA STRADA
Le statistiche diffuse al Pin Talk Italia, relative al 2011, parlano di un’Unione europea dove muoiono più di 3 persone ogni ora per incidente stradale, ovvero 82 decessi al giorno e 30.168 morti nell’anno (3.860 in Italia). A queste cifre occorre aggiungere poi i 250.000 feriti gravi, vittime della strada. Nel 2001 la Commissione europea aveva fissato l’obiettivo di dimezzare il numero delle vittime di incidenti stradali entro il 2010, ma pochi Paesi della Ue hanno raggiunto questo obiettivo. Fra gli esempi negativi ci sono l’Italia che si è fermata al -45,6%, la Germania al -42,6% e il Regno Unito al -45,6%, mentre più virtuose si sono dimostrate la Lettonia (-67,9%), la Spagna (-62,7%), la Lituania (-57,9%), l’Irlanda (-54,7%), Il Portogallo (-53%) e la Francia (-51,4%). Nonostante questi risultati alterni la Ue ha fissato un nuovo traguardo: ulteriore dimezzamento dei morti da incidenti stradali entro il 2020.

ITALIA TRISTEMENTE PRIMA PER LE VITTIME IN MOTO
Altri dati impressionanti del 2011 riportati dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale ci parlano di un’Italia al primo posto in Europa per numero di morti su motocicli e ciclomotori (1.088 decessi), al terzo posto per le vittime della strada in bicicletta (282) e al quarto per i pedoni deceduti (589).

MANCA UN “LINGUAGGIO EUROPEO COMUNE”
Il presidente dell’ANIA ha poi ricordato l’enormità del problema dell’incidentalità stradale, “nelle sue dimensioni e per le sue conseguenze sociali ma anche economiche” e tuttavia “non sufficientemente considerato, anche a causa della difficoltà di parlarne con un linguaggio europeo comune”. Minucci ha aggiunto: “Nonostante i miglioramenti, ci sono ancora troppi morti e feriti. Un bollettino di guerra. Ogni giorno. Non semplici numeri, ma progetti di vita reale che si interrompono. Le nostre strade devono tornare ad essere simbolo di incontro, di sviluppo, di viaggio e non di pericolo”.

Autore:

Tag: Attualità , incidenti , sicurezza stradale , guida sicura


Top