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pubblicato il 24 gennaio 2007

L'Antitrust accusa: le compagnie petrolifere violano la concorrenza

L'Antitrust accusa: le compagnie petrolifere violano la concorrenza

In queste ore è al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica l'argomento carburanti. Mentre i rappresentanti dei distributori minacciano lo sciopero, in Parlamento si discute di un inedito pacchetto di norme per la liberalizzazione del settore.
Che ci sia bisogno di prendere dei provvedimenti per regolamentare meglio il mercato petrolifero italiano è noto da anni, ma l'intervento del Governo e del Legislatore potrebbe diventare un'impellenza dopo la denuncia dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che con la riunione del 18 Gennaio 2007 ha avviato un'istruttoria nei confronti delle filiali italiane di nove compagnie petrolifere. Eni, Esso, Q8, Shell, Tamoil Total, Erg, Ip e Api, ovvero il 95% dei distributori sulla rete italiana, a partire dal 2004 avrebbero posto in essere "meccanismi collusivi nella determinazione del prezzo consigliato dei carburanti alla distribuzione". Le società petrolifere, continua la nota stampa dell'Antitrust, "avrebbero concordato la fissazione dei prezzi consigliati, che risultano di conseguenza aver avuto un andamento parallelo". In parole povere un allineamento simultaneo dei prezzi piuttosto sospetto.

E soprattutto ciò avrebbe provocato anche un prezzo superiore della benzina e del gasolio in Italia di almeno 30 centesimi rispetto alla media europea e un rialzo nel prezzo dei carburanti diesel parallelo all'aumentare del consumo.

Più interessante è conoscere la strategia che violerebbe la concorrenza, secondo il Garante, per la concertazione dei prezzi. A dettare i prezzi sarebbe l'Eni, che attualmente detiene la maggiore porzione di mercato della nostra penisola e che tra l'altro appartiene per il 20,3% al Ministero dell'Economia e delle Finanze e per il 10% alla Cassa Depositi e Prestiti.
La compagnia italiana a Ottobre 2004, sotto la guida di Vittorio Mincato oggi presidente di Poste Italiane S.p.a., adottò un proprio meccanismo di determinazione dei prezzi che teneva minor conto del costo della materia prima e che si rivelò estremamente fruttuoso tanto da venire adottato da tutte le altre compagnie interessate dall'istruttoria, come confermano i dati presentati.

L'Eni avrebbe fornito in anticipo informazioni ai "concorrenti" circa le variazioni dei propri "differenziali integrativi", una voce che concorre alla formazione del prezzo finale alla pompa sulla base dei ritocchi ai prezzi adottati da ciascuna compagnia in base al tipo di servizio (diurno o notturno, servito o self service) e alla sua ubicazione (autostrada o centro urbano ed imposte regionali).
Questa informazione non è ad oggi reperibile presso alcuna fonte di informazione pubblica. L'unica informazione resa pubblica dal Ministero dello Sviluppo Economico (anche attraverso il suo sito Internet http://www.osservaprezzi.it ) è il dato complessivo, ma solo dopo che la compagnia ha adottato la variazione, di cui non è comunque possibile ricavarne l'entità con precisione.

Il canale di cui si sarebbero servite le compagnie sarebbe stata allora la rivista specializzata "Staffetta Quotidiana", che avrebbe pubblicato in anticipo, e in maniera incongruente alla funzione informativa per il consumatore, le variazioni nei differenziali integrativi annunciati settimanalmente dalle compagnie citate.
L'Autorità dubita che tali informazioni vengano divulgate a vantaggio dei consumatori, date le modalità e le caratteristiche stesse della pubblicazione perché la rivista interessata è una pubblicazione specializzata, cui si accede solo pagando un abbonamento.

[Clicca Qui per scaricare il testo dell'istruttoria dell'Antitrust]

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