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pubblicato il 5 settembre 2013

Benzina, effetto Siria: stangata d’autunno?

Polemiche roventi sul prezzo dei carburanti che ormai sono vicini ai 2 euro/litro

Benzina, effetto Siria: stangata d’autunno?

Prezzi benzina, stanno salendo o no? Le tensioni internazionali (leggi Siria) fanno lievitare il costo alla pompa? Da una parte, c’è chi dice di sì. Secondo la denuncia di alcune associazioni dei consumatori, a benzina sfiora i 2 euro al litro. Come ha spiegato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, “il fenomeno dei rincari in occasione delle partenze degli italiani è oramai cosa nota, al punto che la magistratura su esposto Codacons sta indagando sulle speculazioni. Il premier Letta, invece di pensare ad ulteriori aumenti delle accise, dovrebbe intervenire per punire con la massima severità i petrolieri, che con i loro comportamenti contribuiscono ad impoverire le famiglie". L'Unione petrolifera non ci sta, ricordando che “in Italia più della metà di quanto un automobilista paga la benzina (il 60% per l'esattezza) viene 'mangiato' dal Fisco. Con un rischio in più all'orizzonte: se a ottobre aumenta l'Iva ci saranno da pagare circa 2 centesimi in più al litro". L'Up ha ribadito "il comportamento assolutamente cauto e responsabile tenuto dalle Compagnie petrolifere, che per tutto il mese di agosto hanno mantenuto fermi i prezzi dei carburanti a fronte di un aumento di oltre 6 centesimi registrato sui mercati internazionali. Solo in questi ultimi giorni si sono avuti leggeri aumenti, stimati in 1,5 centesimi euro/litro, legati soprattutto all'acuirsi delle tensioni in Siria".

DISCUSSIONE ANIMATA
Sulla questione interviene anche Maurizio Micheli, presidente Figisc Confcommercio (gestori): “La media dei prezzi in Italia, secondo la rilevazione del ministero per lo Sviluppo economico riferita al 2 settembre è pari a 1,78 euro/litro per la benzina e a 1,67 per il gasolio”. Tutto questo tenendo conto della grande molteplicità dell’offerta tra impianti di marchio e pompe no-logo e delle diverse modalità di servizio dal servito al self-service, degli sconti e delle diverse promozioni. E i picchi che in effetti sono stati rilevati? Contrattualmente, il gestore che pratichi prezzi più alti di quelli consentiti dagli accordi commerciali con le Compagnie petrolifere rischia direttamente lo scioglimento del contratto, ossia il proprio posto di lavoro: questa la risposta della Figisc.

SALGONO ECCOME
Vero è, comunque, che i prezzi sono saliti in scia alla tensione dei mercati, dovuta alla crisi internazionale siriana: in un mese il greggio è cresciuto di 4 cent/litro e i prodotti raffinati in una forbice tra 3 e 5 cent/litro, a seconda dei prodotti, e così alla pompa si è avuto un aumento compreso tra 1,7 per il gasolio e 2 cent per la benzina: così dice la Figisc. Che però precisa: il rincaro è inferiore a quello registrato sui mercati internazionali. Insomma, per Micheli, “non sono certo i gestori ad avere responsabilità in questa situazione: hanno un margine fisso che non dipende mai dal prezzo finale, e sono costretti a lavorare a prezzi non competitivi imposti dalle Compagnie petrolifere”. Solo due anni e mezzo fa, questo è il guaio, il prezzo italiano della benzina era al nono posto in Europa: a farlo schizzare in vetta alla classifica negativa sono stati i progressivi aumenti delle imposte che da allora si sono succeduti (il più pesante con il decreto “Salva Italia” del dicembre 2011). La Figisc calcola che, in due anni e mezzo, il prezzo della benzina è cresciuto di ben 26 cent/litro, le imposte di 21, come a dire che gli aumenti dei mercati internazionali hanno inciso per non più del 19%, mentre ben l’81% dell’aumento è dovuto alle maggiori tasse.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , carburanti


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