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Retrospettive

pubblicato il 1 settembre 2013

Volkswagen Golf R, storia di una "cattiva"

Dalla prima GTI Pirelli all'ultima R-Line, ecco la storia delle sportive della berlina tedesca

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12 settembre 2013: l'oggetto dei desideri allo stand Volkswagen di Francoforte per molti sarà la Golf R, versione sportiva della compatta tedesca che con la Golf VII giunge alla quarta interpretazione storica. Un modello con numeri invidiati da molte GT pure (300 CV, 250 km/h, 5,1” per lo scatto 0-100 km/h) e con consumi (7,2 l/100 km, 6,9 con cambio DSG) non troppo lontano da quelli registrati da placide berline. Un risultato frutto dell'evoluzione tecnologica che ha origini lontane nel tempo.

LA PRIMA E' GTI PIRELLI
L'idea di creare una variante della Golf dedita al piacere di guida risale, di fatto, all'origine del modello che deve sostituire il mitico Maggiolino. La prima sportiva della serie arriva nel 1976, appena due anni dopo il debutto del modello, e ha una sigla destinata diventare un'icona, GTI. Un esemplare da 110 CV che diviene presto il sogno di molti giovani e che negli anni diventa il riferimento del settore. Ma se le doti della Gran Turismo Injection sono “ordinarie” per una versione pensata per il divertimento, in Volkswagen c'è la volontà di creare qualcosa di “straordinario”. Il primo tentativo di farlo arriva nel 1983, ultimo anno di vita della Golf I, quando la dirigenza di Wolfsburg crea la GTI Pirelli, una versione spinta da un 1.8 da 112 CV che ha un discreto successo (nel 2007 sarà riproposta con la Golf V 2.0 TSI da 230 CV), ma che non rappresenta l'idea di “straordinario” che hanno in mente i tecnici tedeschi.

G60, LA GTI CON COMPRESSORE
Le condizioni per rendere concreti gli auspici della dirigenza di Wolfsburg si materializzano a metà degli anni Ottanta, quando la Golf è giunta alla seconda generazione. Un modello più grande, con una maggiore rigidità strutturale e con contenuti tecnologici e di sicurezza più evoluti, quale la disponibilità del servosterzo, delle 4 valvole per cilindro (GTI), della trazione integrale Syncro e del sistema antibloccaggio ABS (1986). Un'evoluzione che, dopo il restyling del 1987, consente agli ingegneri teutonici di sviluppare la prima delle Golf “straordinarie”, la GTI G60. Presentata nel 1988, la G60 non stupisce per l'estetica (è quella della GTI), ma per l'unità sotto il cofano. Si tratta di un 4 cilindri di 1,8 litri sovralimentato con un compressore volumetrico meccanico dalla forma a “G” e con una camera interna con larghezza massima di 60 mm, dal quale deriva la denominazione G60. Un dispositivo che consente alla due volumi tedesca di disporre di 160 CV, quasi 30 più rispetto alla GTI dell'epoca, e di raggiungere i 220 km/h.

LE G60 RALLYE E LIMITED
L'apprezzamento ottenuto dalla G60 spinge i responsabili di Wolfsburg a proporre nel 1989 il modello in altre due varianti, la Rallye e la Limited Edition. La prima si distingue dall'auto di derivazione per il frontale con fari rettangolari e per le fiancate sporgenti all'altezza delle ruote. La differenza più sostanziosa, però, riguarda la presenza della trazione integrale Syncro che trasforma la Golf in una vettura ideale per sterrati e fondi scivolosi, nonché per le competizioni. Un ambito nel quale, però, non riscuote grande successo per il modesto impegno diretto di Volkswagen e per la presenza di una rivale imbattibile all'epoca, la Lancia Delta. La Limited, realizzata dalla sezione Motorsport in appena 70 esemplari, si basa sulla variante a 16 valvole del 1.8 e riesca a sfoderare 210 CV, quanto basta per viaggiare a 227 km/h e a scattare da 0 a 100 km/h in 7,2”.

VR6, LA PRMA 6 CILINDRI
Con il debutto della Golf III, l'Auto dell'Anno 1992, gli ingegneri di Wolfsburg pensano di sfruttare l'evoluzione del telaio della berlina per inserire sotto il cofano per la prima volta un'unità a 6 cilindri. La versione “straordinaria” diventa dunque la VR6, un insolito motore con configurazione intermedia tra i classici 6 cilindri in linea e quelli con disegno a V di 60 o 90 gradi. Viceversa, la soluzione adottata da Volkswagen prevede due bancate con inclinazione di 15° che permette di “incastrare” i cilindri ottenendo un propulsore con una lunghezza di poco superiore a un 4 cilindri e una larghezza decisamente più ridotta rispetto a un classico V6. Il risultato è un'unità compatta di 2,8 litri capace di sviluppare 174 CV, di spingere la Golf fino a 225 km/h e di farla accelerare da 0 a 100 km/h in 7,6”. Il tutto ottenendo un consumo medio (9,6 l/100 km) notevole per un V6 dell'epoca. Negli anni successivi debutta pure la versione con trazione integrale con cilindrata e potenza elevate a 2,9 litri e a 190 CV e prestazioni praticamente invariate. Della Golf III appartiene pure l'A59, un progetto pensato per la partecipazione al campionato del mondo di Rally e rimasto alla fase prototipale che prevede un'unità da 2 litri a iniezione elettronica capace di sviluppare 275 CV.

NASCE LA GOLF R32
Con l'avvento della quarta generazione creata sotto la supervisione di Hartmut Warkuss la Golf rimane orfana per alcuni anni di una versione sportiva di punta superiore alla GTI da 150 CV. Un'assenza che è colmata prima dalla 2.8 V6 da 204 CV e nel 2002, quando la potenza delle GTI sale a 180 CV, dalla prima delle “R”, la R32. Una variante con motore che deriva dal VR6, opportunamente aggiornato e con cilindrata elevata a 3,2 litri per portare la potenza a 241 CV. A beneficiarne è la velocità massima, ora di 247 km/h, e il dato dell'accelerazione che scende a 6,6”. Per contro i consumi lievitano fino a 11,5 l/100 km, anche per via della trazione integrale 4Motion, la prima con frizione Haldex. A rendere più attrattiva la versione è la presenza dell'ESP e la possibilità di scegliere, a partire dal 2003, il rivoluzionario cambio a doppia frizione DSG (quello di serie è un manuale a 6 marce) capace di innesti rapidissimi e che consente risparmi di carburante interessanti.

W12, UN BOLIDE DA 650 CV
La R diventa una costante nelle serie successive della Golf. Con la quinta generazione del 2003, che usufruisce di un telaio più rigido e di nuove sospensioni posteriori multilink a quattro bracci che ne conferiscono una migliore dinamica, il motore di 3.189 cc è aggiornato e la potenza portata a 250 CV, numero che condiviso con il dato della velocità di punta. Migliora di poco lo spunto nel classico 0-100 km/h che si attesta a 6,5” (6,2 con cambio DSG), ma migliora di molto il dato del consumo scende a 10,7 l/100 km. Novità di rilievo è pure la disponibilità della vettura con carrozzeria a 5 porte. A stupire, però, è la concept GTI W12-650, un prototipo prodotto in appena due esemplari con carrozzeria speciale, retrotreno e impianto frenante della Lamborghini Gallardo e motore Biturbo W12 della Bentley Continental. Un'unità da 650 CV capace prestazioni da brivido: 327 km/h di velocità massima e 3,7” nello scatto 0-100 km/h.

LA TERZA “R” E LE SPECIALI
L'ultima edizione della Rarriva nel 2009, un anno dopo il debutto della sesta generazione firmata da Walter de Silva. Una variante che è una rivoluzione rispetto alle precedenti, soprattutto per la meccanica. Abbandonato il classico V6, gli ingegneri di Wolfsburg sono riusciti nell'impresa di migliore le prestazioni della R integrale lavorando su un 4 cilindri da 2 litri e dotandolo delle più moderne tecnologie, quali la sovralimentazione e l'iniezione diretta della benzina. L'esito è che la potenza cresce a 270 CV(136,6 CV/litro), la velocità di punta rimane autolimitata a 250 km/h, ma si abbassa il tempo dell'accelerazione fino a 5,7” (5,5 la DSG). A migliorare sono pure la coppia (350 Nm contro i 320 della precedente), i consumi, ridotti del 21% e “fermi” a 8,5 l/100 km (8,4 per la versione DSG), e le emissioni di CO2, che per la prima volta da quando sono rilevate scendono sotto sogli 200 grammi/km (199 la variante la “manuale”, 195 la DSG). Altra attrattiva è il sistema di regolazione adattiva dell'assetto DCC (optional) che regola la taratura delle sospensioni in funzione delle condizioni di marcia e dello stato del fondo stradale e consente di scegliere tra tre assetti: Normal, Comfort e Sport. Da segnalare che la “R” della Golf VI è stata realizzata pure in alcune versioni speciali da esporre al Salone di Ginevra del 2011. Si tratta di quattro esemplari unici che sono più che altro esercizi di stile: Selection (nelle varianti Oryx White e Carbon Steel Grey), Spacegray e Aplomb Blue.

Autore: Redazione

Tag: Retrospettive , Volkswagen , auto europee , francoforte , auto storiche


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