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pubblicato il 10 gennaio 2007

L’Automobile cresce, ma la mobilità pubblica arranca

L’Automobile cresce, ma la mobilità pubblica arranca

Rispettando la tradizione, l'UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Veicoli Esteri), ha presentato a fine 2006 la relazione annuale riguardante il mercato automobilistico in Italia e nel mondo. Un panorama composto da numeri e da alcune riflessioni proiettate nel futuro, le prime delle quali rivelano che l'andamento delle vendite di autoveicoli nel mondo non è stato del tutto omogeneo: in Italia il mercato si accinge a chiudere il 2006 con 2.320.000 autovetture immatricolate ( + 3,7%), mentre in Europa, si confermeranno i valori dell'anno precedente, vale a dire 15.200.000 unità. Con un leggero aumento (+ 0,4%). Insufficiente per poterlo classificare come una solida inversione di tendenza. Meno bene il mercato USA con 16.600.000 veicoli, che stigmatizzano una contrazione del 2%.

Altrettanto dicasi per il mercato Giapponese che registra una riduzione dell'1% con 4.700.000 autoveicoli venduti. E' pur vero però che a livello mondiale nell'anno appena concluso, le immatricolazioni hanno segnato un aumento del +3,2% toccando i 55 milioni di unità vendute. Merito dei mercati a forte crescita economica, apostrofati con l'acronimo "BRIC": Brasile, Russia, India, Cina, il cui PIL (Prodotto Interno Lordo) secondo Goldman Sach, sorpasserà quello dei paesi del G7 intorno al 2035, con un certo anticipo sulle previsioni formulate negli anni precedenti. Mentre la Cina con 7.000.000 di veicoli venduti nel 2006 (+30%), si candida per l'anno 2.050, come il mercato mondiale più sostanzioso, superando quello USA.
C'è da osservare che i forti incrementi registrati in Russia, 1.414.000 unità (+25% ), in Brasile, 1.900.000 veicoli (+12,5%), sono stati pilotati da politiche economiche volte a sostenere direttamente o indirettamente il settore automotive.

Tornando ai dati di casa nostra, Salvatore Pistola presidente dell'Unione, ha ricordato con una condivisibile soddisfazione che le 48 Case appartenenti all'UNRAE, hanno promosso un fatturato di 40,2 miliardi di euro garantendo lavoro a 91.500 addetti. Senza dimenticare i 14 miliardi di euro investiti in Italia dalle medesime, per acquisti di componenti e di beni di servizio. Così come ha sottolineato, con apprezzabile fair play, i buoni risultati industriali e commerciali conseguiti dal Gruppo FIAT, rappresentato dall'ANFIA, (Associazione Nazionale Filiera dell'Automobile), partner del Convegno dedicato alla "Mobilità compatibile" svoltosi nella stessa sede subito dopo la relazione di bilancio. Da questi dati e dalle ultime puntualizzazioni, se ne ricava che in Italia il mercato dell'automobile, ha ancora margini di sviluppo negli anni che verranno. Non a caso le previsioni azzardano un traguardo minimo di 2.400.000 veicoli nel 2007, superiore di alcune decine di migliaia a quello conseguito nell'anno che sta per chiudersi. Uno scenario tutto sommato confortante per tutti coloro che operano in questo settore legittimato dai fatti: nella nostra penisola circolano ancora 10 milioni di veicoli compresi nelle fasce euro 0, euro 1 destinati alla rottamazione se non proprio con provvedimenti coercitivi nell'immediato, almeno nel medio termine, attraverso alcuni incentivi economici come quelli inclusi nella finanziaria appena varata. A tale proposito sarà il caso di rammentare che in chiave europea i costruttori hanno già pianificato la commercializzazione dei propulsori euro 5 a partire dall'anno 2009 e a seguire, quelli euro 6. Entrambi, anticamera dell'avvento dell'era dei veicoli alimentati ad idrogeno o con carburanti alternativi, a basso impatto ambientale.

Al di là di quanto appena detto, è difficile immaginare che le percentuali di crescita della mobilità individuale possano diminuire a favore dei mezzi pubblici e ciò per via del fatto che il nostro Paese è ancora carente di infrastrutture stradali, di servizi extraurbani su rotaia e di un numero di chilometri di metropolitana adeguati alla densità demografica di alcune aree cittadine. La tabella comparativa riportata qui di seguito avalla in pieno questa tesi, mettendo a nudo i motivi che la generano.

Autore: Claudio Casaroli

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