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Retrospettive

pubblicato il 11 agosto 2013

Bentley, gli anni ruggenti delle corse

Negli anni Venti il marchio inglese domina le gare di durata conquistando cinque vittorie alla 24 Ore di Le Mans

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Giugno 2013. Al Festival of Speed di Goodwood, una dei più importanti appuntamenti mondiali dei motori, Bentley si presenta con la spettacolare Continental GT3, bolide da 600 CV destinato a competere nel 2014 alla Blancpain Endurance Series, campionato FIA riservato alle GT3. Una sfida ai marchi storici delle corse, da Ferrari a Mercedes, che segna un ritorno alle origini della casa inglese. Esclusa la parentesi 2001-2003, quando la sport prototipo Speed 8 partecipa alle gare di durata vincendo l'edizione 2003 la 24 Ore di Le Mans con Tom Kristensen, Rinaldo Capello e Guy Smith, la storia agonistica di Bentley è legata ai trionfi degli anni Venti con le cinque vittorie ottenute nella prestigiosa gara francese.

NASCE LA BENTLEY MOTORS
La legenda del marchio ha origini nel 1919, quando Walter Owen Bentley fonda un'officina a Londra, Bentley Motors Limited. Forte dell'esperienza maturata durante l'apprendistato presso le ferrovie e l'esperienza nella progettazione di motori per aerei durante il primo conflitto mondiale, Walter progetta un 4 cilindri da 3 litri con singolo albero a camme in testa, pistoni in alluminio e quattro valvole per cilindro destinato a fare la storia. Ad aiutarlo è Frank Burgess, ingegnere della Humber incontrato durante il conflitto che provvede a realizzare il telaio, l'EXP 1, della futura Bentley. Il prototipo inizia i test su strada nel 1920 ed è pronto ad uscire dai nuovi stabilimenti di Cricklewood, località nei dintorni di Londra, per il debutto sul mercato l'anno seguente. E' la 3 Litre, modello che si fa apprezzare subito per le doti velocistiche e per la robustezza meccanica. Due qualità che “Bun” (panino dolce o ciambella, in inglese), com'era chiamato da bambino, intende sfruttare per appagare la sua passione: le corse.

LE PRIME COMPETIZIONI
L'avventura nelle competizione inizia sul circuito di Brooklands dove il modello con la B alata coglie una vittoria di manche. Quanto basta per attirare l'attenzione sui modelli di Cricklewood e trovare clienti nel mondo delle corse. Il primo a convincersi della validità del progetto è Douglas Hawkes che acquista una 3 Litre per partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis del 1922. Competizione dove si classifica al 13° posto tra lo stupore degli americani, increduli nel vedere un'auto praticamente di serie competere ad armi pari con le purosangue locali. Passa appena un mese che Hawkes, Frank Clement e lo stesso Bentley si iscrivono a una gara sull'Isola di Man conquistando il premio per la squadra grazie al 2°, 4° e 5° posto. Un successo, ottenuto grazie alla buona velocità (oltre i 160 km/h) e all'eccezionale affidabilità, che si trasforma in ottima pubblicità che attira nuovi clienti.

IL DEBUTTO A LE MANS
Chi è sicuro delle doti dei modelli di “W.O”, come ormai chiamano Bentley, è John Duff, un rivenditore londinese del marchio che si fa preparare una 3 Litre per partecipare alla prima edizione di una gara di durata che promette di diventare celebre, la 24 Ore di Le Mans del 1923. In coppia con Frank Clement, Duff conclude la gara con un confortante 4° posto. Un'esperienza che si ripete nel 1924, ma con esiti trionfali: dopo 120 giri condotti alla media di 86,556 km/h la Bentley di Duff e Clement è la prima a passare sotto la bandiera a scacchi. Una vittoria che convince “W.O.” a investire sulle corse formando una squadra di validi tecnici e piloti, passati alla storia come Bentley Boys.

LA CRISI FINANZIARIA
A complicare i piani di Walter sono i conti in rosso della giovane società provocati dalle eccessive spese e dalle vendite ancora modeste. Una crisi finanziaria che compromette la stagione agonistica, compreso il risultato a Le Mans dove le due Bentley iscritte all'edizione 1925 sono costrette al ritiro. A venirgli in aiuto è il pilota Woolf “Babe” Barnato, figlio del magnate delle miniere di diamante di Kimberley, che acquisisce buona parte delle azioni aziendali lasciando a Walter il 2% dei titoli ordinari, il 4% delle quote privilegiate e il comando della società. Sollevato dalle preoccupazioni finanziarie “Bun” riprende lo sviluppo di nuovi modelli. Attività che lo distrae dalle corse con l'esito che anche nel 1926 la 24 Ore finisce con il ritiro delle tre vetture in gara e il secondo successo de La Lorraine B 3-6.

LA 4.5 E LA 6.5 LITRE
A limitare la concentrazione sulle gare sono i progetti dei nuovi motori, in realtà delle evoluzioni del 3 Litre, con l'intento di incrementare la potenza. Un obiettivo che, secondo Bentley, si ottiene aumentando la cilindrata. Nasce così la 4.5 Litre, di fatto una vettura con stesso telaio, sospensioni a balestra semiellittica e meccanica della 3 Litre, con l'unica differenza che l'alesaggio è incrementato di 100 mm per ottenere una cilindrata di 4.398 cc. Un aumento che porta la potenza della versione stradale da 70 a 110 CV, che diventano 130 in quella da competizione. Numeri che consentono prestazioni di rilievo tanto da registrare il record mondiale di velocità per vetture di serie con 160 km/h. Alle berline più grandi di Bentley, però, necessitano ulteriori “cavalli” per competere con le rivali, in particolare la Rolls-Royce, che Walter ottiene aggiungendo due pistoni al motore della 4.5 Litre. L'esito è 6 cilindri in linea da 6,5 litri con 180 CV destinato alla sola produzione di serie.

IL RITORNO ALLA VITTORIA
Nel 1927 “W.O” torna a concentrarsi sulle competizioni ottenendo alcune importanti vittorie. Il desiderio, però, è tornare competitivi alla 24 Ore di Le Mans, già considerata tra le corse più importanti del mondo. Al via dell'edizione del 1927 le Bentley sono tre, due 3 Litre e una 4.5 Litre. La gara si rivela subito dura e ricca di incidenti che, tra l'altro, coinvolgono il terzetto della B alata. L'unica a riuscire a proseguire è la “Old No. 7” 3 Litre di Sydney Charles Davis e John Dudley Benjafield, che dopo 137 giri precede tutti cogliendo il secondo successo Bentley alla media di 98,742 km/h. Una vittoria che è replicata 12 mesi dopo per merito Bernard Rubin e Woolf Barnato che conducono una delle tre 4.5 Litre iscritte (un'altra, quella di Birkin-Chassagne, giunge 5°) alla media di 111,22 km/h, quanto basta per effettuare 154 giri e distanziare tutti gli avversari.

IL POKER A LE MANS
Le Bentley continuano a vincere su diversi circuiti, ma la gara clou della stagione rimane l'appuntamento francese dove il costruttore inglese si presenta alla partenza del 1929 con cinque bolidi. Alle quattro 4.5 Litre si affianca la Speed Six, modello equipaggiato con il 6 cilindri di 6.597 cc della 6.5 Litre che nella variante da corsa raggiunge i 200 CV. Una vettura velocissima, ma che pecca in affidabilità come mostrato al debutto alla 6 Ore di Brooklands dove è costretta al ritiro dopo la prima ora di corsa. Alla 24 Ore va tutto per il meglio e solo una 4.5 Litre è costretta ad abbandonare la gara mentre le altre quattro impongono ritmi impressionanti per gli avversari per trionfare conquistando le prime quattro posizioni della classifica finale. A vincere è ancora Woolf Barnato, questa volta in coppia con Henry “Tim” Birkin, che con la Speed Six riesce a fare 174 giri alla media record di 118,493 km/h. Un bis che Barnato festeggia facendosi realizzare dall'ingegner Gurney Nutting una versione su misura del modello ribattezzata Blue Train Special. Un nome, si narra, conferito per essere riuscito a battere in un'emozionate sfida al volante della Speed Six il treno più veloce dell'epoca, il blue train che collega Calais con Cannes.

LA GRANDE DEPRESSIONE
Il trionfo di Le Mans non ferma lo sviluppo delle vetture, anche se questa volta Bentley è contrario alle modifiche proposte da Henry Birkin. Una disputa tra i due che si chiude con l'intervento di Barnato, il “vero” proprietario del marchio, che ordina a Birkin di procedere, ma di farlo nella sua officina di Welwyn Garden City. Dal quale pochi mesi dopo escono le 4.5 Litre Supercharged (note anche come SC o Blower), ossia una versione equipaggiata con un compressore volumetrico Roots posto davanti al radiatore che conferisce alla vettura un insolito design e che eleva la potenza a 175 CV. A scuotere l'azienda, però è soprattutto l'arrivo in Gran Bretagna delle ripercussioni del “giovedì nero”, il 24 ottobre 1929, della Borsa di New York, passato alle cronache come il crollo di Wall Street la che dà il via alla Grande Depressione. Un periodo di recessione che ha conseguenze devastati e che non risparmia il marchio inglese che vede ridursi drasticamente le vendite per ritrovarsi nella situazione del 1925. A salvare la società sono ancora una volta i soldi di Barnato.

IL QUINTO SUCCESSO FRANCESE
Con i capitali freschi Bentley riesce a sviluppare un nuovo modello di lusso, l'8 Litre, e a schierare sei vetture alla 24 Ore di Le Mans del 1930, tre 6.5 Litre e altrettante 4.5 Litre SC, modello che nella gara di Brooklands dell'anno prima ha vinto e raggiunto la ragguardevole velocità di 222 km/h. Un exploit che non riesce nella gara francese alle tre Blower, compresa quella guidata da Birkin e Chassagne. Partito forte, l'ideatore della Bentley sovralimentata contende il primato della gara alla Mercedes Kompressor da 7 litri di Rudolf Caracciola. Un duello impari che vede sopravanzare Birkin grazie a un sorpasso a 193 km/h entrato nella leggenda. Un'impresa che, però, si conclude al giro 82, quando la SC si ferma per problemi tecnici, sorte che l'accomuna alle altre due Blower. A fermarsi prima del traguardo è pure la 6.5 Litre affidata a Davis-Dunfee, mentre le altre due Bentley in corsa arrivano al traguardo e si spartiscono i due gradi più alti del podio. A imporsi per la terza vola è Barnato, che si alterna al volante con Glen Kidston, compiendo 179 giri alla media di 122,111 km/h. Secondo, anche lui per la terza volta, è Clement, nel 1930 accoppiato a Watney.

UNA BLOWER DA 5 MILIONI DI EURO
Il trionfo di Le Mans è l'ultimo acuto della Bentley. La crisi economica si aggrava sempre di più e Barnato non è più intenzionato a investire nell'azienda. Il 10 luglio 1931 la società entra in amministrazione controllata e poco dopo è acquisita dalla Napier. Proprietà che si rileva breve perché in agguato c'è la Rolls-Royce, rivale preoccupata della concorrenza della 8 Litre alla Phantom II e desiderosa di scoprire i segreti dei motori di “W.O”. Le Bentley, in particolare le 4.5 Litre, continueranno a correre per merito di privati cogliendo anche risultati interessanti, come il sesto posto alla 24 Ore di Le Mans del 1949. Per le altre superstiti si aprono le porte della cultura, grazie soprattutto ai romanzi di Ian Fleming dove l'eroe James Bond guida diverse Bentley (al cinema saranno “sostituite” dalle Aston Martin), e del collezionismo. Un mercato dove alcuni esemplari raggiungono quotazioni da capogiro, come la 4.5 Litre Blower battuta all'asta nel 2012 alla cifra di 4,5 milioni di sterline, più di 5 milioni di euro al cambio attuale.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Bentley , auto storiche , le mans


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