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Attualità

pubblicato il 31 luglio 2013

Fiat, slitta l’accordo sull’acquisto del 68,49% di Chrysler

Il giudice americano chiamato a dare l’ok sulle azioni del sindacato UAW respinge la terza fase della scalata

Fiat, slitta l’accordo sull’acquisto del 68,49% di Chrysler
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A inizio luglio il primo tentativo di salita al 68,49% di Chrysler. Ieri il bilancio semestrale, positivo ma con dei nodi da sciogliere proprio all’interno della controllata americana. E oggi la notizia che il giudice Donald Parsons della Chanchery Court del Delaware, la Corte che segue le società Fiat e Chrysler per stabilire quale valore attribuire alle quote percentuali, non si è pronunciato favorevolmente in merito alla terza opzione di acquisto che il Lingotto vuole esercitare sul Veba (fondo di assistenza sanitaria dei pensionati Chrysler), che detiene il 41,5% del capitale azionario. Questo significa che Fiat non è ancora salita a tutti gli effetti dal 58,5% al 68,49% nel capitale Chrysler, perché la Corte ancora non si pronuncia sui 254,7 milioni di dollari da pagare: un’attesa iniziata il 26 settembre 2012.

IL GIUDICE NON DÀ IL NULLA OSTA
Il giudice Parsons ha respinto la richiesta del Gruppo Fiat, fatta sulla base di un accordo trovato su una call-option che fissa il valore di 54.000 azioni Chrysler, per un valore di 139 milioni di dollari. L’accordo sulla call-option si applicherebbe in realtà a 270.000 azioni, ma il tutto risale al 2009, quando Chrysler uscì dalle procedure di bancarotta. La decisione del giudice Parsons riguarda quindi solo una parte delle azioni, ma potrebbe rallentare la scalata di Fiat a Chrysler attraverso l’acquisizione delle 676.000 azioni del sindacato UAW (United Automotive Workers) e con essa il completamento del processo di fusione e globalizzazione del gruppo Fiat-Chrysler.

LA STRATEGIA DI MARCHIONNE
Fiat nel frattempo sta cercando di farsi finanziare da un gruppo di banche con circa 10 miliardi di dollari, acquisendo in questo modo il 41,5% detenuto dalla UAW e rifinanziare il debito di Chrylser. Tra i creditori ci sarebbero la Bank of America Corporation e la Goldman Sachs Group Inc. In questo scenario di unificazione tra Fiat e Chrysler, voluto dall’ad Sergio Marchionne per tenere testa al gruppo Toyota e al gruppo Volkswagen, pesa dunque questo ennesimo slittamento dell’accordo con i sindacati sul prezzo delle loro azioni.

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Tag: Attualità , Fiat , torino , usa


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