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pubblicato il 9 luglio 2013

Alcol alla guida e pirateria stradale: il fallimento della prevenzione

Ancora tragici incidenti dovuti alla guida in stato di ebrezza. Nell'ultimo è rimasto ucciso un poliziotto

Alcol alla guida e pirateria stradale: il fallimento della prevenzione

La pirateria stradale in Italia fa sempre più paura. Il 7 luglio, alle 2 del mattino, all’incrocio tra la strada statale 106 jonica e la 107 Silana in contrada Cipolla nel Comune di Crotone, un poliziotto era appena arrivato sul luogo di un incidente stradale, e stava posizionando le torce sull’asfalto, quando un’auto gli è piombata addosso a tutta velocità uccidendolo: i due occupanti sono subito scappati. È morto così Massimo Impieri, 34 anni, agente scelto della Polizia di Stato, in servizio alla Sezione Polizia stradale di Crotone. Come quasi sempre, è l’alcol la causa: i colleghi di Impieri hanno rintracciato il pirata, questo era ancora in stato di ebbrezza, con un tasso alcolemico di 1,39 grammi di alcol per litro di sangue. Quasi il triplo del consentito (mezzo grammo per litro di sangue). Senza contare che, se l’accertamento fosse avvenuto immediatamente dopo il sinistro, il tasso sarebbe risultato più alto.

CAMIONISTA CHE NON STAVA IN PIEDI
Intanto, è di 4.46 g/l il tasso alcolemico che gli agenti della Polizia stradale di Rocca San Casciano e Forlì hanno rilevato a un camionista polacco di 53 anni verso mezzogiorno di domenica: circolava zigzagando sulla E45 a Borello, in carreggiata nord. L'autoarticolato che conduceva sbandava paurosamente, così diversi automobilisti spaventati hanno chiamato il 113. Ricordiamo che, per gli autisti, c’è la tolleranza zero: non possono bere prima di guidare.

SITUAZIONE DELICATISSIMA
Si viaggia a circa 900 episodi di pirateria stradale l’anno: come minimo, un terzo per l’alcol. Perché, su 100 pirati acciuffati, 35 erano ubriachi. Qualche tempo fa, c’era chi voleva porre un freno alla pirateria, introducendo il reato di omicidio stradale. Oggi, nel caso di sinistro mortale o con gravi lesioni fisiche provocato da un guidatore in pesante stato d'ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti, scatta il reato di omicidio colposo (dovuto cioè a imperizia, negligenza o imprudenza): così il Codice penale. E la reclusione va da tre anni (la scelta più frequente dai giudici) a teorici 10 anni (ma questa pena massima non viene mai applicata, e resta sulla carta). Inoltre, la patente viene revocata temporaneamente. Invece, col reato di omicidio stradale (si configura se il conducente aveva un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi era sotto effetto di droghe), la reclusione andrebbe da 8 a 18 anni (e la patente verrebbe revocata per tutta la vita). L'obiettivo era assimilare quanto più possibile il reato di omicidio stradale a quello doloso (ossia volontario), in quanto il guidatore sa di avere elevate probabilità di causare incidenti mortali, ponendosi al volante in stato alterato.

FALLIMENTO TOTALE
Con i pirati che continuano a uccidere ubriachi, e con l’omicidio stradale che muore anch’esso in qualche cassetto, siamo davanti al fallimento totale della prevenzione degli incidenti stradali. Con drammi per le vittime e i loro familiari, più gli elevatissimi costi sociali, e i risarcimenti assicurativi che si ripercuotono sulle tariffe Rca. Un circolo vizioso senza fine.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada , incidenti , sicurezza stradale


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