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pubblicato il 9 luglio 2013

Truffe Rc auto: la questione meridionale

Al Sud un numero enorme di incidenti con legali al seguito

Truffe Rc auto: la questione meridionale

Punto primo: vietato fare d’ogni erba un fascio. Punto secondo: che al Sud gli incidenti stradali siano più numerosi rispetto al Nord è risaputo, così come le truffe con legali al seguito sono un dato di fatto. Parliamo di Rca che schizza alle stelle per gli abitanti di certe zone del Meridione, perché le Assicurazioni spalmano i costi eccessivi su tutta la collettività. Per colpa di pochi furbetti: e qui torniamo al punto primo, visto che il Sud è affollato di guidatori prudenti e onesti, e di assicurati in prima classe di merito che pagano però Rca stratosferiche a causa del principio di mutualità. Una situazione drammatica, per la quale vale la definizione di questione meridionale, che è emersa anche dal più recente rapporto Ania (Assicurazioni).

UN MALE ETERNO
Le frodi in assicurazione, ricorda l’Ania, esistono da sempre e il fenomeno non è diffuso soltanto in Italia. Nel nostro Paese, tuttavia, hanno raggiunto negli ultimi anni livelli allarmanti soprattutto per le infiltrazioni della criminalità organizzata che vi ha visto un promettente
ramo di affari. La crisi economica, inoltre, ha esacerbato il problema. Per contrastare in maniera più efficace il fenomeno, negli anni scorsi l’Ania si era proposta per un ruolo di impulso e coordinamento nella lotta alle frodi assicurative, utilizzando le banche dati delle imprese, così come avviene con successo in altri paesi europei. Il Garante per la protezione della Privacy non l’ha considerato praticabile.

AL SUD QUALCOSA NON QUADRA
Anche se in miglioramento, l’incidenza dei sinistri con danni fisici nel nostro Paese rimane tra le più elevate in Europa e in alcune province italiane si raggiungono valori record che sfiorano il 40%. Nel 2011 (ultimo dato disponibile) sono le province del Mezzogiorno a presentare valori assolutamente fuori linea rispetto alla già elevata media nazionale (22,4%) e in particolare tutte quelle della Puglia, della Calabria e parte della Campania. Nel 2011, in Italia, sono stati rilevati 54.502 sinistri fraudolenti, pari al 2,04% di tutti quelli accaduti e denunciati nell’anno stesso (nel 2010 ne erano stati accertati 69.763, pari al 2,30% del totale): continua quindi la riduzione del numero delle frodi accertate, concentrata soprattutto nelle aree dove l’incidenza dei sinistri con frode era più elevata. Migliora invece la percentuale di frodi registrata nell’Italia meridionale (da 6,55% a 5,66%) che continua però a detenere il primato dei sinistri connessi con comportamenti fraudolenti. Ha contribuito a tale andamento esclusivamente la Campania, unica regione del Sud in cui l’incidenza è diminuita significativamente (da 9,58% a 7,32%), riconfermandosi comunque la regione d’Italia in cui il fenomeno è più diffuso (a Napoli e a Caserta l’incidenza è pari rispettivamente a 8,91% e a 8,13%). Foggia diventa la città dove l’incidenza del numero dei sinistri con frode accertata è la più elevata d’Italia (13,25%).

IL DRAMMA DELLE CAUSE
In queste aree, infatti, oltre a concentrarsi un numero elevatissimo di cause civili pendenti presso i Giudici di pace (le sole Campania, Puglia e Calabria raccolgono oltre il 75% di tutte le cause civili pendenti nazionali), si registra anche una più elevata incidenza di cause che hanno visto la compagnia soccombente rispetto al valore mediano nazionale (e, parallelamente, un’incidenza più bassa di cause che hanno visto la Compagnia assicuratrice come parte vincitrice). In dettaglio, delle oltre 240.000 cause civili pendenti davanti a un Giudice di pace circa 150.000 sono concentrate in Campania e, di queste, 108.000 nella sola città di Napoli. Di quelle rimanenti, altre 26.000 riguardano la Puglia, mentre 18.000 sono quelle presenti in Sicilia e quasi 10.000 in Calabria.

C’È CHI POLEMIZZA
Dice l’Ania: “Sul tema del danno alla persona c’è innanzitutto un dato incoraggiante da registrare, ossia i primi effetti delle norme – approvate con il pieno sostegno dell’industria assicurativa – che nel 2012 hanno previsto l’accertamento strumentale per la risarcibilità dei danni fisici lievi. Ebbene, lo scorso anno, a fronte di un calo del numero dei sinistri del 15%, i colpi di frusta rimborsati dalle compagnie si sono ridotti di quasi il doppio, con un benefico effetto sui costi dei risarcimenti e, conseguentemente, sui prezzi delle coperture. Occorre, comunque, monitorare l’andamento del fenomeno al fine di evitare che tattiche elusive – poste in essere da studi legali e di infortunistica – possano compromettere l’efficacia del provvedimento”.
Ma Stefano Mannacio, numero uno del Cupsit (patrocinatori stragiudiziali), polemizza dal blog Automobilista.it: “Il presidente dell’Ania se la prende con avvocati e patrocinatori quando tutelano il danneggiato per ottenere un equo risarcimento come se fosse un attentato di lesa maestà. Oggi – come mai nel passato – se un danneggiato non è assistito, l’Assicurazione vuol fa passare l’idea che il che il colpo di frusta non c’è più, come tutte le lesioni di carattere soggettivo o di natura psichica. Un professionista attento e scrupoloso può comprendere, dall’analisi della documentazione medica e del danno materiale, che il danno è risarcibile. Contrariamente a una falsa propaganda, il colpo di frusta viene pagato dalle Compagnie come prima, con le buone (stragiudizialmente) o con le cattive (causa)”.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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