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pubblicato il 21 giugno 2013

L'Italia si avvicina alla de-motorizzazione

Con la crisi la vendita di auto continua a diminuire. E voi riuscite ad immaginare una vita senza macchina?

L'Italia si avvicina alla de-motorizzazione

Una vita senza auto è il futuro che ci attende? Probabilmente no, ma è certo che siamo nel pieno di una rivoluzione sociale che coinvolge anche la mobilità. L'auto privata, così come siamo abituati a concepirla, sembra destinata a diventare cosa rara, con molte nuove forme di utilizzo che si prospettano per il futuro. Il car sharing o il car pooling potrebbero diffondersi sempre di più e su tutti i mercati e la nuova generazione di automobilisti sembra più affascinata dalla tecnologia che dall'aspetto "romantico" delle quattro ruote. "L'auto non è più il bene sognato e agognato dalle nuove generazioni. I neo maggiorenni sono più interessati agli strumenti di connessione (nuove tecnologie e web) e all’intrattenimento. Solo il 16,6% dei ragazzi (tra i 18 e i 29 anni) intervistati su cosa avrebbero voluto comprare avendo a disposizione 30mila euro, ha indicato un'auto nuova. Prima, il 36,2% preferirebbe organizzare una vacanza da sogno e il 27,6% vorrebbe addirittura conservarli sul proprio conto", dice Giacomo Mori, Direttore di AlixPartners, la società di consulenza aziendale che sull'argomento ha condotto un'interessante ricerca a livello europeo (Rapporto Automotive 2013) i cui risultati saranno illustrati nel corso della manifestazione Missione Mobilità.

LA DE-MOTORIZZAZIONE INTERESSA TUTTA L'EUROPA
La crisi economica, i continui aumenti nei costi di gestione dell’auto ed il diminuito appeal delle quattro ruote, soprattutto tra i più giovani, sono alla base del crollo delle vendite degli ultimi anni, non solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa. Negli ultimi 12 anni (dal 2000 al 2012) i principali Paesi europei, ad eccezione della Germania (+16%), hanno registrato una drammatica riduzione nella produzione di volumi: Francia (-37%), Spagna (-34%), Gran Bretagna (-13%), Italia (-62%) e Belgio (-50%). E' la prima volta nella storia recente del nostro Paese che il parco auto circolante di vetture si contrae e la vendita di biciclette supera quella delle auto. Secondo lo studio sull’industria automobilistica commentato da Giacomo Mori, in Italia si stanno registrando segnali di una incipiente de-motorizzazione, ovvero una contrazione del parco auto circolanti, con impatti negativi evidenti su tutta la filiera. Nel 2012 per la prima volta il saldo tra nuove immatricolazioni e radiazioni è stato negativo (-38.000 veicoli), mentre nei precedenti anni era sempre stato positivo: nel 2011 + 345.000, nel 2010 +304.000 e addirittura nel 2006 +564.000. Nonostante ciò, nel nostro Paese la concentrazione di vetture per abitante resta tra le più alte d’Europa, 608 ogni mille abitanti contro una media europea di 497.

SUPERATA LA CRISI L'AUTO TORNERA' A CRESCERE?
Alla base di questa inversione di tendenza, dice il Rapporto Automotive 2013, ci sono principalmente tre fattori: quello economico (pensiamo ai crescenti costi per la gestione dell'auto, alla crescente pressione fiscale e alla limitata capacità di spesa delle famiglie determinata dal duro impatto della recessione) e poi ci sono le scelte connesse alla tutela e alla sensibilità ambientale, che hanno portato ad aumentare le aree a traffico limitato con conseguente boom delle vendite di biciclette e allo sviluppo a forme di mobilità alternativa, come il car pooling e il car sharing. Tuttavia in Italia, dove le famiglie stanno riducendo l'uso dell’auto dalle 5,1 volte in media a settimana del 2010 alle 4,4 del 2012, solo il 5% delle persone considera la bici il proprio principale mezzo di trasporto. E poi non sempre questi nuovi modelli di mobilità sono sostenuti da adeguati interventi nelle infrastrutture: ad esempio, le piste ciclabili in Italia, sebbene cresciute negli ultimi anni (dai 1.890 km del 2008 ai 3.174 del 2010), restano abbondantemente inferiori a quelle di altri paesi dell’Europa: in Germani 30mila km, in Gran Bretagna 17mila, in Danimarca 12mila. Mostrano indici positivi anche le nuove forme di utilizzo dell'auto come il car sharing, i cui utilizzatori in tutta Europa sono oltre 22,7 milioni, contro i 19,1 del 2010. Qualunque sia il nostro futuro è certo che la "demotorizzazione" è in corso e, come dice il Presidente AMOER, Pierluigi Bonora, "non bisogna far finta di non accorgersene. Il sorpasso delle vendite dei velocipedi sull’auto è un segnale che le case automobilistiche devono interpretare e tenere in considerazione, fatto salvo che nei centri urbani si debba continuare a investire in modo bilanciato e responsabile senza penalizzare l’uno o l’altro comparto".

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Tag: Attualità , immatricolazioni , incentivi , inquinamento , infrastrutture


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