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Retrospettive

pubblicato il 23 giugno 2013

Un Quadrifoglio Verde per le Alfa sportive

Voluto da Ugo Sivocci alla “Florio” del 1923, è divenuto il simbolo delle auto da corsa e delle versioni sportive del Biscione

Un Quadrifoglio Verde per le Alfa sportive
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Uno su diecimila. E' la probabilità di scovare in un prato di trifogli bianchi una piccola anomalia di
nome quadrifoglio. Una rarità che nei secoli ha generato leggende in tutto il mondo secondo le quali trovare o ricevere un quadrifoglio è un segnale di buon auspicio. O forse di più visto che secondo alcune credenze popolari ogni foglia rappresenta una proprietà benefica: speranza, fede, amore e, naturalmente, fortuna. Un cumulo di segnali per un futuro propizio che è stato utilizzato più volte nella storia dell'umanità, come l'impiego sulle fusoliere degli aerei della “X Squadriglia da bombardamento Caproni” impegnati nelle Grande Guerra. Un amuleto di protezione ancora oggi presente nello stemma dell'Aeronautica italiana.

L'ETERNO SECONDO
Nel mondo delle quattro ruote l'avvento del quadrifoglio è degli anni Venti. A volerlo in evidenza
sulla propria auto è Ugo Sivocci, campano classe 1885 che inizia a competere con le biciclette prima di essere folgorato dal mondo dei motori. Il giovane debutta alla Torino-Sestriere del 1909 mostrando subito doti di guida notevoli. Abilità che nel dopoguerra lo portano ad entrare nella squadra corse dell'Alfa Romeo che annovera tra i piloti anche Antonio Ascari ed Enzo Ferrari, che proprio l'amico Ugo ha convinto a entrare nel mondo dei motori. Sivocci va forte, ottiene qualche vittoria di categoria ma non riesce a cogliere un successo assoluto per piccoli inconvenienti che fermavano la sua auto o che lo rallentavano facendo giungere alle spalle del vincitore, tanto da venire considerato l'eterno secondo.

LA VITTORIA ALLA “FLORIO”
A riscattare tanta sfortuna è la Targa Florio del 1923 dove Ugo si presenta al via con un'Alfa
Romeo RL
, modello di punta delle vetture da competizione del Biscione equipaggiato con un
potente 6 cilindri in linea. Oltre al numero, il 13, a distinguerla dalle altre tre RL in gara è un grande rombo bianco con al centro un quadrifoglio verde fatto dipingere nella parte anteriore della fiancata. Un gesto del quale non si conoscono le ragioni: per alcuni è il tentativo del superstizioso Ugo di scacciare la malasorte, per altri è solo un modo efficace per fare riconoscere la sua vettura nelle polverose strade siciliane. A dare in qualche modo ragione ai primi è la storia. Dopo 432 km percorsi alla media di 59,040 km/h, velocità notevole per l'epoca e per le asperità del difficile Circuito delle Madonie, Sivocci taglia finalmente per primo il traguardo della prestigiosa gara. Un successo che segna anche la prima delle dieci vittorie dell'Alfa Romeo alla Targa Florio, allora la corsa più prestigiosa della stagione agonistica. Un evento che viene festeggiato adottando il fortunato Quadrifoglio Verde su tutti i bolidi del marchio del Portello.

DA ROMBO A TRIANGOLO
Una giovane tradizione stranamente interrotta al Gran Premio d'Europa dello stesso anno. A Monza Sivocci scende in pista con l'esordiente Alfa Romeo P1 contraddistinta dal numero 17 e priva del fortunato quadrifoglio verde. Durante le prove Ugo perde il controllo della vettura e conclude la sua vita a bordo pista. Un tragico evento che induce a ritirare dalle competizioni il numero 17, con il quale aveva trovato la morte l'anno precedente anche Biagio Nazzaro, e a togliere un angolo al rombo bianco che ospita il quadrifoglio trasformandolo in triangolo per ricordare la scomparsa di uno dei quattro piloti Alfa.

IL DOMINIO ALFA
Da quel tragico evento il Quadrifoglio Verde non mancherà più sulle auto da corsa del Biscione
contribuendo alla fortuna delle corse del marchio milanese. I primi trionfi arrivano presto con la P2 concepita da Vittorio Jano, un bolide con un inedito 8 cilindri in linea con due alberi a camme in testa e due valvole per cilindro che dominerà le corse per tutti gli anni Venti grazie anche a una velocità spaventosa per l'epoca: 225 km/h. Vincitrice al debutto al Gran Premio disputato sul
Circuito di Cremona nel 1924 con Antonio Ascari, la P2 si aggiudica nel 1925 il Campionato
mondiale costruttori
, massima competizione automobilistica prima dell'avvento del mondiale di
Formula 1. Che avviene nel 1950 sotto l'egida del Quadrifoglio Verde, ora più piccolo e vicino
all'abitacolo. Una variazione che non cambia il risultato: le Alfa Romeo 158 e 159 conquistano i primi due allori della neonata categoria con Giuseppe “Nino” Farina e Juan Manuel Fangio.

L'ERA DI PROTOTIPI E TURISMO
Ritiratasi dal Campionato mondiale di Formula 1 nel 1952, dove tornerà con meno fortuna tra il
1979 e il 1985, l'Alfa torna a sfoggiare il Quadrifoglio Verde con un successo mondiale nel 1975.
Anno nel quale la 33 TT/12 progettata da Carlo Chiti e mossa dal famoso 12 cilindri boxer da oltre 500 CV vince il Campionato Sport Prototipi aggiudicandosi 7 gare su 8. Il successo è bissato bel 1977 con la 33 SC 12 grazie alle vittorie di Arturo Merzario, Vittorio Brambilla e Jean-Pierre Jarier. In realtà, il triangolo bianco che ospita la preziosa foglia sta trionfando dagli anni Sessanta nei campionati turismo. Un settore dove le Giulia TI Super, GT e GTA diventano le auto da battere su tutti i circuiti, un dominio che sarà ereditano nei decenni seguenti dalla GTV 6 2.5 e dalla 155 V6 TI, vincitrice tra l'altro del combattuto DTM nel 1993 dove Nicola Larini ottiene 10 vittorie su 20 gare. Una tradizione vincente che si ripete con la 156 che conquista due campionati italiani di Superturismo (1998-1999) e quattro titoli europei ETCC consecutivi (2000-2003).

DALLE PISTE ALLA STRADA
Nel 1963 l'Alfa Romeo decide di utilizzare il Quadrifoglio Verde anche per la produzione di serie,
in particolare per identificare le versioni sportive della gamma. La prima auto a vantare il fortunato
emblema è la Giulia TI Super, modello realizzato in appena 501 esemplari necessari per
l'omologazione per le gare. Una versione con telaio e portiere in alluminio e finestrini posteriori in
plexiglas per alleggerirne il peso e incrementare le prestazioni del motore da 112 CV (155 nella varianti elaborate dai preparatori come Cornero) con doppio carburatore Weber, valvole maggiorate e alberi di distribuzione sportivi. Una versione chiamata dagli appassionati Giulia Quadrifoglio che ispira all'Alfa Romeo lo slogan pubblicitario “Giulia, la berlina che vince le corse”.

50 ANNI DI AUTO “QUADRIFOGLIO”
L'apprezzamento per la TI Super convince la dirigenza del Portello ad allargare la gamma di
modelli con impressa sulla fiancata l'amuleto di Sivocci presentando in successione le Giulia Sprint GTV e GTA, la 1750 GT Veloce (dove però il Quadrifoglio è d'oro) e l'Alfasud Sprint. Modello che dopo il restyling del 1983 diventa semplicemente Sprint, ma vede inserito il Quadrifoglio Verde nella denominazione ufficiale seguendo l'iniziativa inaugurata l'anno prima con la Alfasud 1.5 Ti. Da allora il Quadrifoglio Verde diventa l'identificativo ufficiale delle versioni sportive di numerosi modelli, dalla 33 alla 75, dalle 145 alla 147, dalla 156 alla 164, dalla Spideralla 8C Competizione. Una tradizione che a distanza di 90 anni dal debutto dell'amuleto alla Targa Florio del 1923 ricorda ancora le gesta di Ugo Sivocci sulla Mito 1.4 MultiAir Turbo da 170 CV e sulla Giulietta 1750 TBi da 235 CV.

NON SOLO VERDE
Con la terza serie dell'Alfasud ad affiancare il Quadrifoglio Verde, simbolo di sportività, è il
Quadrifoglio Oro, già apparso con la 1750 GTV ma ora dedicato alla versioni con un livello di allestimento più completo e curato. Una tradizione che proseguirà per meno di un decennio per poi essere archiviata. Un tempo breve durante il quale la fogliolina dorata viene applicata a partire dal 1983 su 33, Alfetta e Alfa 6, con il modello intermedio a riscuotere maggiore assenso di pubblico. L'ultima “Oro” è l'Alfa 90, sostituta dell'Alfetta che rimane sul mercato fino al 1987 prima di lasciare il passo alla 164. In realtà, le Alfa Romeo “Oro” saranno ancora due. La prima appare sulla 75 Milano, versione del 1987 destinata al mercato USA che prevede quattro tipologie di Quadrifoglio: Argento, Oro, Platino e la sportiva Verde. La seconda risale al 2010, centenario Alfa che è festeggiato recuperando la targhetta dorata per un'edizione speciale della GT destinata al mercato giapponese. Prodotta in tiratura limitata (appena 60 esemplari) con il motore 2.0 JTS da 166 CV abbinato al cambio robotizzato Selespeed, ha carrozzeria e pinze freni rosse, cerchi da 18”, sedili sportivi in pelle e modanature in alluminio.

Autore: Redazione

Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , auto storiche , auto italiane


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