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Interviste

pubblicato il 20 giugno 2013

Hyundai si lancia nel Motorsport per farsi amare dal grande pubblico

Inaugurato il quartier generale del team che sviluppa la i20 WRC. Andrea Crespi ci spiega perché Hyundai crede nei rally

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"Hyundai vuole diventare il costruttore di auto più amato del mondo". Queste parole furono pronunciate al Salone di Detroit di due anni fa da Eisun Chung, vice chairman del colosso coreano. Oggi come allora si può discutere sul grado di pretenziosità di una dichiarazione del genere, ma è sotto gli occhi di tutti come il pensare in grande dei coreani abbia portato i suoi frutti. In termini di vendite, quote di mercato e qualità delle auto Hyundai ha registrato una crescita strabiliante: solo in Europa in cinque anni si è passati dall'1,5 al 3,5%. Per non parlare della velocità con cui il gruppo è riuscito "glocalizzare" la produzione: il 70% delle Hyundai vendute in Europa sono prodotte nel Vecchio Continente. Ovviamente la strada da percorrere è ancora lunga e in Hyundai lo sanno bene: i prodotti ci sono, ma bisogna lavorare sulla notorietà Brand. Ed è in quest'ottica che va inquadrata la decisione di aprire un comparto Hyundai Motorsport per entrare nel World Rally Championship da gennaio 2014. Il passo è importante e abbiamo voluto approfondire le ragioni strategiche sottostanti con Andrea Crespi, managing Director di Hyundai Italia.

OmniAuto.it: Dopo il calcio che Hyundai sponsorizza da anni ai massimi livelli (Europei e Mondiali), avete scelto il WRC. Com'è nata questa esigenza di presidiare anche il Motorsport?
Andrea Crespi: "È nata perchè Hyundai ha ancora bisogno di crescere come marchio automobilistico. La gente conosce un'auto di grande successo come l'iX35, ma se chiedi alla stessa persona di che marca è quel SUV probabilmente non ti sa rispondere. È chiaro che bisogna colmare questo gap di notorietà del Brand e il WRC ci può aiutare tantissimo perché fa emozionare il pubblico, appassiona e rende riconoscibile il prodotto automobile...".

OmniAuto.it: Anche in un periodo di crisi e di disaffezione per l'auto?
Andrea Crespi: "Certo. Il WRC regge perché è staccato dal problema della crisi economica e dei costi di gestione che hanno colpito gli automobilisti. Prendete il mondiale di Formula 1, non è che ha pochi ascoltatori. La disaffezioni verso il motorsport è molto diversa rispetto a quella per l'auto di serie. Il problema dei rally, semmai, è che nel nostro paese ancora si vedono poco e se ne parla poco. Bisogna farli vedere di più, magari portandoli in televisione. Noi ce la metteremo tutta per far vedere quello che faremo in gara".

OmniAuto.it: E così innestate nel DNA Hyundai un gene sportivo...
Andrea Crespi: "Certo. Oggi non assoceresti mai il marchio Hyundai ad un'immagine di sportività, capace di essere prestazionale, nel bene e nel male. Poi è chiaro che ci deve esser coerenza tecnica con i prodotti".

OmniAuto.it: Quindi nascerà una gamma di Hyundai, magari sviluppata proprio qui ad Alzenau?
Andrea Crespi: "Guardi ora ci concentriamo sul motorsport e sui prodotti di serie di larga diffusione come la nuova i10. Dobbiamo continuare nello sviluppo del prodotto Hyundai. Se siamo cresciuti dall'1,8 al 3,5% di quota di mercato in Europa è grazie alle innovazioni sul prodotto. Il rinnovamento della gamma ha riavvicinato o fatto conoscere un prodotto che era completamente sconosciuto. Gli devi dare sostanza nel tempo e allora il rinnovamento della gamma è importantissimo. Ora abbiamo un piano di investimenti forte sul segmento B, che in Italia conta il 60%".

OmniAuto.it: Quanto conta produrre Hyundai "Made in Europe" per conquistare il consumatore europeo?
Andrea Crespi: "E' importantissimo: se oggi vuoi avere un ruolo importante sul mercato europeo devi poter dire che sei un key player dell’Europa. La percezione sul mercato europeo è fondamentale per rafforzarsi nel mondo".

OmniAuto.it: Però non rinnegate l'esser un gruppo coreano anche se le auto sono fatte in Europa...
Andrea Crespi: "Assolutamente no: Hyundai è e rimarrà un marchio coreano che produce auto per gli europei in Europa. Il punto è comunque un altro perché sfido il consumatore medio a sapere che la Hyundai è coreana. In Italia ancora non è passato il messaggio che Hyundai è coreana, la gente non percepisce... Dunque torniamo al punto di prima: la crescita del brand è fondamentale per conquistare il cliente. La presenza in Europa è fondamentale anche in un momento di crisi. Noi ci crediamo a continuiamo ad investire: vedi l’impianto aperto in Repubblica Ceca".

OmniAuto.it: Investire in Italia è impossibile?
Andrea Crespi: "Con i coreani dire mai è sbagliato. Ma in questo momento c’è tanto altro da fare ed è difficilissimo pensare che ci si possa aprire in questo modo al mercato italiano. Bisogna far crescere il brand ora. Ecco perché noi abbiamo investito sul calcio che è globale. Poi investiamo del WRC, anche questo è globale per appassionato e magari non ti aspetto un marchio con Hyundai. Un marchio coreano… Tanta gente si chiederà, ma come mai… Si conosceranno degli aspetti che non sono stati trasferiti direttamente sul brand Hyundai. Per esempio un aspetto chiave è far conoscere l’affidabilità dei nostri prodotti. I 5 anni di garanzia della casa madre non sono ancora percepiti. Non c’è nessuno che la da come noi. O li devi pagare cari o te la regala il concessionario limitando lo sconto sul prezzo di listino. La formula Hyundai è ben altra cosa. Deve poter passare ai consumatori, è un valore inestimabile".

OmniAuto.it: Quindi aspettiamo la prima vittoria nel WRC...
Andrea Crespi: "Assolutamente. Dal punto di vista tecnico e sportivo sono molto curioso di vedere cosa succederà. I coreani quando fanno una cosa non si fermano davanti a nulla. E’ un approccio diverso dei giapponesi che avanzano molto regolari, passo dopo passo. I coreani sono più simili agli americani, arrivano conquistano e vanno avanti".

Autore: Redazione

Tag: Interviste , Hyundai , auto coreane


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