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pubblicato il 12 giugno 2013

Dossier Auto e Salute

Auto: c'è il rischio di vertigine alla guida

Con Aldo Ferrara, autore di diversi testi sulla salute del guidatore, parliamo di un problema poco noto ma importante

Auto: c'è il rischio di vertigine alla guida

Non si hanno le vertigini solo a elevata altezza dal livello del mare; c’è chi ne soffre anche in auto. Ne parliamo con Aldo Ferrara, autore di diversi testi sulla salute del guidatore (nonché professore di malattie cardio-polmonari dell’Università di Siena): “Una vecchia foto ritrae un gruppo di carpentieri Cherokee, intenti alla costruzione di un grattacielo a New York, seduti su un trave d’acciaio a 150 metri dal suolo. Possono farlo perché il loro apparato vestibolare è geneticamente indenne da vertigine”. Infatti, tra le specie viventi nessuno come l’uomo è capace di “stare in piedi”, vincendo la sfida con la forza di gravità. È l’apparato vestibolare il complesso sistema deputato all’equilibrio costituito da strutture comunicanti interagenti tra di loro, come il piano tridimensionale di coda di un aereo. La sua malattia principale è la vertigine.

DI CHE COSA SI TRATTA
È un disturbo comune, con instabilità e l’erronea sensazione di movimento o del corpo rispetto all’ambiente che lo circonda (vertigine soggettiva) o dell’ambiente rispetto al soggetto (vertigine oggettiva), spiega il professor Ferrara. Spesso, è accompagnata da sintomi neurovegetativi quali nausea, vomito, pallore e sudorazione: questo può verificarsi anche al volante. Tali fenomeni sono dovuti alle connessioni tra nuclei vestibolari e centri nervosi parasimpatici che regolano l’apparato digerente e cardiocircolatorio: “Questa sensazione - dice l’esperto - è una turba della sensibilità spaziale, per cui il soggetto ha un’errata collocazione del proprio ‘io’ rispetto allo spazio che gli sta attorno. Può avere origine sia da alterazioni degli stimoli provenienti dai diversi recettori periferici (vertigine periferica sicuramente la più comune, con circa il 40-65%). Entrambi i tipi di vertigine, periferica e centrale, hanno delle caratteristiche tali da rendere possibile la diagnosi differenziale tra le due forme”.

COME SI MANIFESTA
La vertigine periferica, nella quale il paziente riferisce di vedere degli oggetti in movimento, è caratterizzata da carattere rotatorio; insorgenza improvvisa, violenta e accessuale; durata variabile da pochi secondi (vertigine posizionale parossistica benigna) a minuti o ore (malattia di Menière), ma comunque sempre limitata nel tempo; concomitanza di fenomeni neurovegetativi, talvolta molto intensi; frequente e contemporanea compromissione uditiva (acufeni, ipoacusia); assenza di sintomi neurologici. La nausea e il vomito sono meccanismi biologici di difesa, il che può verificarsi mentre si guida l’auto. La funzione fisiologica del vomito è quella di rimuovere le sostanze tossiche o nocive dal corpo dopo ingestione. Il vomito, tuttavia, può dipendere da vari fattori e può essere causato da una gamma di stimoli, compresi gli interventi medici, alcuni dei quali hanno apparentemente poco a che vedere con l’ingestione di sostanze tossiche. Oltre che l’ingestione di sostanze tossiche, gli stimoli emetici includono il movimento, gli interventi medici, la gravidanza, le droghe e le radiazioni. La vista di scene disgustose, gli odori o la memoria possono anche causare la nausea e il vomito e questa ha una base fisiologica nel comportamento di difesa.

BASTA GUIDARE!
“La varietà clinica e la benignità delle forme lasciano supporre - mette in guardia il professor Ferrara - che tale patologia sia innocua ma può diventare mortale nel caso compaia alla guida. L’improvviso malessere, spesso non preceduto da sintomi premonitori, il vomito e la nausea rendono difficile la guida. Questa diviene impossibile se si perde l’equilibrio spaziale così essenziale alla guida. Ma se questo disturbo impone lo stop assoluto dell’auto appena compaiono i sintomi, è da rilevare che molti fenomeni vertiginosi possono essere attribuiti ad una cinetosi d’auto e quindi mal interpretati possono indurre a proseguire il tragitto. Nulla di più erroneo: fermarsi e subito!”. Il percorso su una strada accidentata può liberare gli otoliti responsabili della vertigine e scatenare un attacco acuto. L’importante è dunque distinguere se trattasi di banale nausea da problema gastrico, cinetosi da mezzo di trasporto o vera e propria labirintite.

[Fonte: “Manuale di fisiologia clinica alla guida”, a cura del professor Aldo Ferrara, Piccin Ed. in press - “L’attacco labirintico di: professor Fabrizio Ottaviani, dr.ssa Costanza Rossetti, dipartimento di Scienze cliniche e Medicina traslazionale, Università di Roma, Tor Vergata].

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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