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pubblicato il 6 giugno 2013

Aumento dell'IVA: il settore auto si ribella

Il passaggio dal 21% al 22% avrebbe gravi conseguenze sulla vendita del nuovo ed anche sull'usato. E' appello corale al governo

Aumento dell'IVA: il settore auto si ribella

Ci risiamo. Il settore auto ancora una volta alza la voce e chiede al governo di intervenire affinché la domanda torni a crescere e la crisi venga arginata. Stavolta a suscitare preoccupazione è l'incremento di un punto percentuale dell'IVA che dal primo luglio passerà dal 21% al 22%, come ratificato dalla Legge di Stabilità votata a dicembre scorso. Secondo le stime dell'Osservatorio CarNext, se dovesse restare l'aumento, l'impatto sarebbe di 86 milioni di euro circa per l'intero mercato dell'usato e di oltre 10 milioni solo per l'usato ex-noleggio. Allo stesso tempo il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi, spiega che aumentare ancora la pressione fiscale "significherebbe contrarre ulteriormente i consumi in un Paese in cui quelli interni valgono l’80% del totale. Sarebbe assurdo e incomprensibile dato che lo stesso Governo Letta si è reso conto che l’Italia sta morendo di tasse, di una pressione fiscale su famiglie e imprese che non ha eguali nel mondo", dice, proponendo di abbassare l'IVA e non di alzarla per far ripartire l'economia dell'intero paese. Pierluigi Bonora, Presidente AMOER (Associazione proposta alla promozione di una cultura della mobilità equa e responsabile), propone di non toccate l'Iva sull'auto e quella sui carburanti, perché altrimenti sarebbe un "disastro" per il settore e anche per lo Stato. Non dimentichiamoci infatti che l'IVA al 22% alzerebbe insieme ai listini delle auto anche tutte quelle altre voci che ruotano intorno alle vetture, come appunto carburanti o ricambi.

I CONCESSIONARI PROPONGONO: ABBASSIAMO L'IVA
Filippo Pavan Bernacchi ricorda innanzitutto che la pressione fiscale nel 2012 è salita al 44%, in aumento rispetto al 42,6% registrato nel 2011 "e questo dato - spiega - ha contributo a far crollare i consumi, su cui si basa la nostra economia. Nel 2012 infatti la spesa per consumi delle famiglie ha mostrato un'ampia contrazione in volume, pari al -4,3%, dopo essere risultata quasi stabile nel 2011. Ma se parliamo di trasporti la contrazione è doppia rispetto alla media, ovvero -8,5%". Il presidente di Federauto ritiene che "nessuno oggi, nessuno, può pensare che alzare ancora le tasse sia la soluzione. L'IVA? Se vogliamo fare qualcosa: abbassiamola!". Facendo i conti, un punto di Iva su ogni auto peserebbe circa 170 euro.

BONORA: "NESSUNO TOCCHI L'IVA"
Pierluigi Bonora, Presidente dell'Associazione proposta alla promozione di una cultura della mobilità equa e responsabile, chiede di non procedere con alcun ritocco dell'IVA e di lasciarla al 21%. Secondo Bonora "il ritocco verso l'alto deprimerebbe ulteriormente una domanda di auto bassissima, ridurrebbe i consumi di carburante, causerebbe seri problemi di sicurezza per il caro-manutenzione. Tutte queste situazioni negative determinerebbero, poi, una nuova diminuzione delle entrate fiscali per lo Stato".

ANCHE L'USATO CHIEDE PIETA'
Grande preoccupazione sul tema dell'IVA è espressa anche dal settore dell'usato auto. Franco Oltolini, Operations Director di LeasePlan Italia S.p.A., in qualità di responsabile di CarNext (società del Gruppo specializzata nella vendita di vetture usate provenienti dalle flotte in noleggio a lungo termine) crede che questo punto aggiuntivo di IVA possa essere in realtà un'ennesima tassa sugli operatori dell'usato, "che molto difficilmente riusciranno a far accettare ai clienti un incremento medio di prezzo di oltre 60 euro", dice.

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Tag: Mercato , immatricolazioni , lavoro


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