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pubblicato il 3 giugno 2013

Omicidio stradale, è di nuovo pressing sul governo

L’Associazione Guarnieri sollecita l'esecutivo per introdurre questo nuovo reato che era vicino all'approvazione anni fa

Omicidio stradale, è di nuovo pressing sul governo

Omicidio stradale , l’Associazione Lorenzo Guarnieri torna all’attacco. Ma chi era Lorenzo Guarnieri? Un ragazzo ucciso nella notte fra il 1° e il 2 giugno 2010 nel Parco delle Cascine a Firenze da un uomo che guidava ubriaco e drogato e che lo ha investito in pieno uccidendolo sul colpo. La famiglia, tramite l’Associazione, ha chiesto un’equa giustizia per la morte del proprio figlio e per le altre vittime della strada, uccise da guidatori in pesante stato d’alterazione psicofisica. Per questo, ha pubblicato su La Nazione una lettera aperta per il presidente del Consiglio: “Anche se io sono morto e non sono più lì con voi, il mio diritto ad avere giustizia esiste sempre e lo stato italiano dovrebbe difenderlo. La delusione è profonda ma io ho tanta fiducia nei giovani e nella loro voglia di cambiamento”. Firmato: Lorenzo.

IN LOTTA DA TRE ANNI
L’associazione Guarnieri da tre anni si batte affinché l’omicidio stradale diventi reato: sono state raccolte oltre 60.000 firme in tutta Italia. Il reato di omicidio stradale, concepito per punire più severamente chi causa incidenti gravi sotto l'effetto di alcol o droghe, pareva potesse essere introdotto qualche mese fa. Il guaio sono anche le divisioni fra le varie associazioni che hanno proposto al Parlamento reati leggermente diversi. In linea di massima, oggi, nel caso di sinistro mortale o con gravi lesioni fisiche provocato da un guidatore in pesante stato d'ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti, scatta il reato di omicidio colposo (dovuto cioè a imperizia, negligenza o imprudenza): così dice il Codice penale. La reclusione parte da un minimo di tre anni(la scelta più frequente dai giudici) a teorici 10 anni. Inoltre la patente viene revocata temporaneamente. Invece, col reato di omicidio stradale (si configura se il conducente aveva un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi era sotto effetto di droghe), la reclusione andrebbe da 8 a 18 anni (e la patente verrebbe revocata per tutta la vita).

PIRATERIA, ALLARME ROSSO
Non va infatti dimenticato che su tre pirati della strada (automobilisti che scappano dopo aver ferito qualcuno in un incidente) uno è ubriaco o drogato. Senza considerare che la statistica si basa su chi viene catturato (due su tre): il test sull'alcol viene eseguito a distanza di ore dal sinistro, ed è presumibile che le tracce di alcol siano già scomparse. Adesso la palla passa al Governo Letta, per capire se c’è maggiore sensibilità in materia. L’ultima soluzione proposta dal Parlamento (allungare la sospensione della patente per i pirati) pareva all’acqua di rose, e comunque nemmeno è andata in porto: un fallimento politico.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , incidenti , polizia , multe


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