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Retrospettive

pubblicato il 26 maggio 2013

Toyota Corolla, una compatta da record

Dal debutto nel 1966 sono seguite undici generazioni che hanno “conquistato” il mondo all'insegna della qualità

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Con il trattato di pace firmato con le truppe statunitensi il 28 aprile 1952 il Giappone riconquista la piena sovranità e si avvia a chiudere una delle pagine più oscure della propria storia culminata con gli attacchi nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Un ritorno alla pace e alla libertà che ridà speranza alle vite sconvolte dal conflitto e che consente all'economia di riprendere il suo corso. A contribuire al nuovo sviluppo è pure l'industria automobilistica, in parte aiutata dagli americani che desiderano favorire lo sviluppo del nuovo alleato per contrastare l'egemonia comunista della zona dovuta alla presenza di Cina e URSS, l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche.

OBIETTIVO QUALITA'
A cogliere l'opportunità che arriva dal supporto USA è soprattutto Toyota, grazie al BJ, fuoristrada che serve alla truppe americane per muoversi agevolmente sui terreni accidentati del sudest asiatico e passato alla storia come Land Cruiser. Un aiuto che consente di uscire dalla carenza di cibo che nell'immediato dopoguerra aveva indotto a coltivare le terre attorno agli stabilimenti per dare da mangiare ai dipendenti e dalla successiva crisi economica dell'inizio degli anni Cinquanta causata dalla svalutazione della moneta. Con la ripresa della produzione l'obiettivo è colmare il divario qualitativo che separa le Toyota con le rivali del Nuovo e del Vecchio Continente e produrre auto più attrattive che possono competere sui mercati esteri.

IL “TOYOTA WAY”
La strategia di Kiichiro Toyoda, patron del marchio, è sintetizzata in un pensiero: “le condizioni ideali per costruire qualcosa vengono a crearsi quando le macchine, le strutture e le persone lavorano insieme per aggiungere valore evitando ogni tipo di spreco”. Una filosofia che porta ad alcune rivoluzioni industriali fondate su alcuni concetti base, quali il metodo del “Just-in-Time” e il “jidoka” (automazione), che portano alla definizione di rigorosi processi di organizzazione e per il controllo della qualità che saranno sintetizzati con l'appellativo “Toyota Way”. Un piano che porta i primi risultati nel 1962, anno nel quale l'azienda supera il traguardo del primo milione di unità prodotte in Giappone e inaugura il nuovo centro di ricerca e sviluppo. E' una struttura dove si inizia a concepire e sviluppare un modello destinato ad entrare nella storia dell'auto, la E10, meglio nota come Corolla.

IL PROGETTO E10
L'idea è di creare una vettura media in sostituzione della Pubblica, esemplare che in realtà rimarrà in produzione fino al 1978, ideale da usare in città, ma capace di offrire un buon comfort anche sulle tratte più lunghe. L'imperativo è comunque ottenere un'elevata affidabilità e un prezzo di vendita concorrenziale Per questo si inizia a lavorare su un motore da un litro che consente di ottenere gli gravi fiscali previsti in Giappone. A cambiare i programmi a pochi mesi dal debutto è la presentazione della Nissan Sunny, commercializzata all'estero come Datsun 1000, principale contendente della futura Toyota. Per evitare lo scontro diretto la dirigenza decide di impiegare il motore di 1.077 cc che dovrebbe garantire maggiori prestazioni rispetto alla rivale. Un surplus che l'azienda fondata da Sakichi Toyoda utilizzerà nella campagna pubblicitaria per cercare di persuadere gli automobilisti a preferire la Corolla alla Sunny.

IL DEBUTTO NEL 1966
Mentre gli ingeneri lavorano sulla meccanica, i designer tracciano lo stile della futura Corolla. In realtà, la volontà di soddisfare le esigenze più disparate fa lavorare su diverse carrozzerie. L'esito è che al momento del debutto sul mercato nel 1966 le varianti disponibili sono quattro: le berline a due e quattro porte, la coupé con linea liftback e la station wagon a 2 porte. Una gamma che si combina con i tre allestimenti proposti: Base, SL e Hi-Deluxe. Per tutte il motore è il quattro cilindri 1.1 con 8 valvole e comando ad aste e bilancieri in grado di erogare 60 CV, che diventano 63 nella variante Hi-Deluxe e 73 in quella con doppio carburatore. Unità che sono abbinate a un cambio a quattro velocità o, a richiesta, a un automatico a due rapporti con comando al volante anziché a cloche. Tradizionale la trazione sull'asse posteriore, i freni a tamburo e le sospensioni posteriori a ponte rigido, mentre è più innovativo il sistema delle sospensioni anteriori a ruote indipendenti con schema McPherson e balestra trasversale.

LO SBARCO IN AMERICA
La Corolla riscuote subito un buon successo in Giappone malgrado il design non proprio attrattivo. In compenso, l'auto è pratica, affidabile e sembra essente da difetti. Qualità che, insieme alla buona tenuta di strada e al listino vantaggioso, la rendono subito popolare. Un successo che induce la dirigenza ad azzardare l'esportazione in mercati competitivi, prima in Australia, dove è prodotta negli stabilimenti di Melbourne, poi negli Stati Uniti dove la “piccola” Toyota debutta nel 1968 riscuotendo discreti consensi. Per mantenere elevate le vendite i vertici decidono di apportare continue modifiche migliorative. Nel 1968 arriva un leggero restyling seguito l'anno successivo dall'arrivo del motore da 1.166 cc che eleva la potenza a 68 CV, che diventano 77 CV nella versione con doppio carburatore.

LA SECONDA SERIE
Nel 1970 è il momento della E20, la seconda serie della Corolla che segna l'inizio della diversificazione della produzione in base ai mercati. In Giappone l'unità da 1,2 litri è affiancata da tre 1.4 che erogano fino a 95 CV e, un anno dopo, da altrettanti 1.6 con potenze comprese tra 105 e 115 CV. Un quattro cilindri che, con gli opportuni aggiornamenti, avrà una vita lunga. Viceversa, negli USA sono disponibili il solito 1.2 e un 1.6 da 102 CV. A cambiare è pure l'estetica, ora un po' più curata e affinata con il restyling del 1972. Modifiche che consolidano le vendite negli “States” dove ne sono vendute più di 500.000 prima del 1974, anno della terza generazione. Ma la E20 è pure la prima Corolla ed essere prodotta (in Portogallo) nel Vecchio Continente, pur con scarsi riscontri di vendite, e a debuttare nelle corse con la variante sportiva SR5. Una carriera, per la verità, nel quale avrà più fortuna la Celica, che negli anni Novanta conquista sei campionati del mondo rally (4 piloti e 2 costruttori) contro l'unico vinto dalla Corolla nel mondiale costruttori nel 1999.

SI FA' IN QUATTRO
Quando nel 1974 è presentata la terza generazione, Toyota ormai è conosciuta nel mondo per la sua elevata qualità costruttiva che riduce al minimo gli interventi di manutenzione e le soste per riparazioni e consente di avere costi di gestione contenuti. Una serie di pregi che sono esaltati con la terza serie contraddistinta dalle sigle produttive E30, E40, E50 ed E60 a seconda dei mercati di riferimento (ormai sono quattro: Giappone, USA, Europa e Australia) e del tipo di carrozzerie: berlina a due o tre volumi, familiare, coupé, sportiva SR5 e, dal 1976, liftback e fastback. Una variabilità di offerta che ha subito riscontro nelle vendite tanto che nel 1976 la produzione mondiale supera i 5 milioni di esemplari con gli Stati Uniti, dove Toyota è ormai il primo marchio estero, a trainare la domanda con il primo milione di consegne raggiunto nel 1977.

LA TRAZIONE ANTERIORE
Come tradizione Toyota, la Corolla viene rinnovata completamente dopo pochi anni e già nel 1979 è dalle concessionarie la quarta serie (E70), sempre con specifiche diverse in relazione al territorio di commercializzazione. Un modello che si presenta con un telaio nuovo e, in Europa, con i motori 1.3 da 60 CV da 1.6 da 75, 86 e 108 CV abbinati a un cambio manuale a 5 rapporti o a un automatico a quattro velocità. La E70 è pure la prima Corolla ad ospitare sotto il cofano un'unità a gasolio, il 1.4 da 60 CV disponibile solo per il Giappone e alcuni mercati del sudest asiatico. A migliorare sono pure l'estetica, adesso più squadrata, le finiture e il comportamento stradale, per molti considerato ineccepibile per una berlina economica come è la Corolla. La rivoluzione, però, arriva con la E80, ossia la quinta generazione che abbandona la trazione posteriore per una più moderna configurazione “tutto davanti” e fa' debuttare i motori a 16 valvole. E' il 1983, anno nel quale il modello compatto giapponese arriva a quota 10 milioni di unità prodotte.

L'AUTO PIU' VENDUTA DI SEMPRE
Negli anni le generazioni della Corolla si susseguono rapidamente segnando sempre degli evidenti salti di qualità tecnica e costruttiva. La sesta serie (E90) debutta nel 1987 seguita a scadenze di quattro anni dalla Corolla VII (E100 del 1991) e dalla VIII (E110 del 1995), modello che diventa celebre per avere portato il computo della produzione a superare la Volkswagen Golf e diventare l'auto più venduta nella storia. Un record festeggiato nel 1997 con il raggiungimento del traguardo di 30 milioni di unità assemblate negli stabilimenti di tutto il mondo. Un numero che crescerà ancora di svariati milioni grazie alla nona (E120/E130 del 2000) e alla decima (E140/E150 del 2006) serie, anche se il debutto della sostitutaToyota Auris (2007) in molti mercati pone a rischio il primato mondiale di vendite. Pur avendo un buona vantaggio sulla rivale tedesca, infatti, l'undicesima generazione della Corolla (E160) è oggi venduta in pochi mercati, tra i quali gli Stati Uniti e nei Paesi dell'Oceania, mentre la Golf è un prodotto globale.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Toyota , auto giapponesi


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