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pubblicato il 20 maggio 2013

Mitsubishi Space Star, un'auto che si compra con la testa

Non vuole stupire con le forme o col carattere, ma consuma pochissimo e ha un listino competitivo

Mitsubishi Space Star, un'auto che si compra con la testa
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Mitsubishi Space Star vi dice qualcosa? Dimenticatevelo. O meglio, la nuova Space Star è tutta un'altra auto, rispetto alla monovolume compatta di fine anni '90, ma di quel progetto vuole conservare - oltre al nome - la praticità e le riconosciute doti di affidabilità. Detto questo, il segmento di mercato in cui si inserisce la Space Star 2013 è completamente diverso e, in un certo senso, quasi a sé stante. Lunga 3,71 metri, è offerta con due motori - un 1.0 e un 1.2 - e si posiziona esattamente a metà fra il segmento A e il segmento B. E siccome la giapponese rientra fra gli acquisti razionali, l'unica carrozzeria disponibile è a cinque porte, con l'attenzione dei progettisti che si è focalizzata sul contenimento dei pesi e il perfezionamento dell'aerodinamica. Non aspettatevi dunque superfici colorate disseminate in ogni dove, diavolerie elettroniche di vario genere, verniciature bi-colore, varie ed eventuali. In Mitsubishi rispondono con un Cx (il coefficiente di penetrazione aerodinamica) di 0,27 al top del segmento e con un peso di soli 845 kg; roba da utilitarie anni '80, ma con una solidità e una dotazione di sicurezza molto moderni, come testimoniano, tra gli altri: l'ESP, i sei airbag, i cinque poggiatesta e i ganci Isofix per fissare i seggiolini dei bambini.

DISEGNATA DAL VENTO
E' regola non scritta che il lancio di ogni nuova auto parta dalla presentazione dal design, dalle linee ispiratrici seguite dagli stilisti. Ispirazioni che come minimo si rifanno al mondo felino, se non a quello rapace, con influssi di natura selvaggia; il tutto, mixato con richiami alla tradizione, nascosti magari in una scalfatura delle portiere posteriori o nel tratto delineato da una striscia di led posizionata nei gruppi ottici. Poche storie: in Mitsubishi sono orgogliosi di poter affermare che la carrozzeria della Space Star avesse come obiettivo primario quello di "tagliare" il più efficacemente possibile l'aria. L'obiettivo è stato raggiunto - come già detto il Cx è pari a solo 0,27 - grazie alla riduzione ai minimi termini delle aperture sulla carrozzeria (basta guardare la fessura che dà aria al radiatore e paragonarla con le mega griglie di molte concorrenti), alla pulizia di un design che non si concede a troppi profili, se non a quelli essenziali, e al tetto discendente con tanto di spoiler dotato di funzione aerodinamica. Il risultato? Ovviamente, la Space Star non provoca giramenti di testa collettivi, ma risulta ben proporzionata, mai banale da qualsiasi prospettiva la si guardi e coerente con quello che è il suo scopo: la pragmaticità.

STUDIATA PER SFRUTTARE LO SPAZIO
Altro aspetto di cui gli ingegneri Mitsubishi vanno comprensibilmente fieri è lo sfruttamento dello spazio: secondo i loro calcoli, la nuova Space Star è la vettura - considerati i segmenti A e B - con il rapporto più favorevole fra ingombri esterni e volumetria interna. In altre parole, per ottenere lo stesso spazio nell'abitacolo, le concorrenti devono essere più grandi. Numeri a parte, basta aprire le porte per convenire che in effetti i cm abbondano in tutte le direzioni: quattro adulti fino a 185 di altezza siedono senza ostacoli per ginocchia, testa e spalle e, inevitabilmente, solo il quinto posto risulta sacrificato. Non eccezionale invece il bagagliaio. Innanzitutto, la capacità di 235/1.100 litri è più da segmento A che B (225/870 per la Fiat Panda, 225/910 per la Hyundai i10), poi l'accessibilità risulta molto sacrificata a causa della soglia di carico alta e stretta tra i gruppi ottici posteriori. In tema di interni, come detto, inutile aspettarsi voli pindarici alle voci finiture e accostamenti cromatici. La plancia della Space Star ha un design sobrio ai limiti dell'austerità, i materiali strappano la sufficienza e nulla di più, mentre la cura per il dettaglio presta il fianco a qualche critica. Stiamo parlando per esempio delle viti a vista utilizzate sulle maniglie delle porte, dei rivestimenti minimal dei sedili e delle cinghie molto cheap che servono ad abbattere gli schienali posteriori. Detto questo, i comandi sono disposti razionalmente, l'interfaccia di climatizzatore e autoradio è intuitiva e l'unica pecca di natura ergonomica è dunque l'assenza della regolazione in profondità del volante.

LEGGEREZZA SULLA BILANCIA E SUI COMANDI
Viene menzionata così tante volte in fase di presentazione, la leggerezza della Space Star, che una volta al volante si rimane colpiti per come, in un certo senso, la si avverta dal punto di vista fisico. Il pedale della frizione scorre nel burro, la leva del cambio richiede un carico minimo e lo sterzo lo girerebbe senza sforzo anche un bambino. Cosa chiedere di più nell'uso cittadino? Magari un diametro di sterzata ridotto. Accontentati: la Space Star inverte il senso di marcia in un fazzoletto e si lascia posteggiare anche negli spazi più angusti senza richiedere un occhio da professionista. A convincere meno, sul suolo urbano, è l'assorbimento delle sospensioni: quelle posteriori tendono a rimbalzare un po' quando si passa sui dossi rallentatori, mentre quelle davanti restituiscono qualche scossone sulle asperità più secche come pavé e buche. Per il resto, a una vettura di questo genere si richiede di essere sicura e prevedibile, più che scattante e agile fra le curve: la Space Star ha una tenuta di strada discreta, unita a una stabilità rassicurante, sulla quale veglia sempre e comunque il controllo elettronico. Quanto al motore, con 71 CV a 6.000 giri e 88 Nm di coppia a 5.000, ai bassi regimi si rivela abbastanza pigro, a causa anche della rapportatura lunga del cambio (per rendere l'idea, in seconda marcia si sfiorano i 100 km/h). Non si avvertono invece particolari vibrazioni, tallone d'Achille, spesso, dei propulsori a tre cilindri.

UN LISTINO ALL INCLUSIVE
Nella terminologia Mitsubishi, Invite significa versione base, che parte da 11.400 euro. Di "base" nel senso stretto del termine, però, c'è poco, quando di serie si trova tutto quello che serve: climatizzatore manuale, Start&Stop, ESP, 6 airbag, specchi e vetri anteriori elettrici, luci diurne e paraurti in tinta, sedile posteriore sdoppiato 60:40. Resta fuori solo l'autoradio, proposta a 350 euro. La più ricca versione Intense costa 12.950 euro e si arricchisce, tra gli altri, di radio con lettore CD, ingressi aux e usb, di climatizzatore automatico, sistema key-less, volante e leva cambio in pelle e sensori luce/pioggia. Molto interessante l'offerta di pre-lancio, già in vigore e in scadenza il 30 giugno: è previsto uno sconto di 2.000 euro e nella dotazione viene incluso il navigatore TomTom XXL.

Scheda Versione

Mitsubishi Space Star
Nome
Space Star
Anno
2013
Tipo
Normale
Segmento
utilitarie
Carrozzeria
2 volumi
Porte
5 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore: Adriano Tosi

Tag: Test , Mitsubishi , auto giapponesi


Listino Mitsubishi Space Star

Allestimento Trazione Alim. CV Cil. Posti Prezzo
1.0 ClearTec Invite anteriore benzina 71 1 5 € 11.490

LISTINO

1.0 ClearTec Invite bi-fuel GPL anteriore GPL 69 1 5 € 13.050

LISTINO

1.0 ClearTec Intense anteriore benzina 71 1 5 € 13.150

LISTINO

1.2 ClearTec Intense anteriore benzina 80 1.2 5 € 14.100

LISTINO

1.0 ClearTec Intense bi-fuel GPL anteriore GPL 69 1 5 € 14.700

LISTINO

 

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