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Mercato

pubblicato il 15 maggio 2013

Automotive Dealer Day: l'automobile deve convivere con la crisi

Le previsioni vedono il mercato 2013 al -10%. “Non si vede la fine del tunnel” e i concessionari devono continuare a reinventare la loro attività

Automotive Dealer Day: l'automobile deve convivere con la crisi

"Far ripartire il business". Un titolo, una speranza per l’apertura dell’Automotive Dealer Day che si apre nel nuovo anno horribilis per l’automobile e per chi dell’automobile vive: i concessionari. Non è facile professare ottimismo quando le previsioni più rosee di un’associazione di categoria come Federauto parlano di un mercato 2013 da 1.250.000 automobili nuove, con un ulteriore (“disastroso”) calo del 10% rispetto al 2012. Mentre l’Unrae, l’associazione che riunisce le Case costruttrici estere, per bocca di Romano Valente, ricorda una volta di più come ad allontanarsi dall’acquisto dell’auto sono soprattutto i giovani tra i 18 ed i 29 anni – la classe più colpita dalla crisi a causa della disoccupazione - che nel 2005 rappresentavano il 14% del mercato ed oggi appena il 9%.

DEVE INTERVENIRE IL GOVERNO
In questo contesto ci sono le “solite” richieste al nuovo governo che si ripetono nella speranza che, prima o poi, si apri un tavolo di confronto politico sui problemi del settore. L’Unrae chiede "misure per rilanciare i consumi: la riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, la semplificazione amministrativa ed omogeneizzazione dell'IPT, la revisione della fiscalità sulle auto aziendali e l’eliminazione del superbollo". I concessionari chiedono di "non infierire, ma di aiutare un settore che con il passato esecutivo ha subito una vera e propria grandine di disincentivi sull’auto. Un mercato fermo danneggia non solo centinaia di migliaia di addetti ai lavori ma lo Stato stesso, che lo scorso anno ha introitato 3 miliardi di euro in meno di entrate fiscali provenienti dall’auto e impiegato centinaia di milioni di euro in ammortizzatori sociali".

MA CI VUOLE REALISMO
Sulle speranze che qualcosa cambi a livello economico, prevale il realismo. Ed è lo stesso Filippo Pavan Bernacchi, presidente dell’Unrae, a precisare che la fine del tunnel non si vede e che bisogna adattarsi per convivere con una crisi strutturale, armandosi di pazienza e creatività. Il tal senso l'Automotive Dealer Day si conferma un’occasione di confronto fra addetti ai lavori per capire in quale direzione bisogna reinventare un business ingessato per definizione. "L’intero comparto oggi deve mettersi in discussione - ha ricordato Leonardo Buzzavo, docente della Ca' Foscari - e una chiave è quella di aprire le porte alla contaminazione di altri settori".

IL POST VENDITA E’ UNA GRANDE OPPORTUNITA'
Gli argomenti di discussione sono tanti. Aldilà dell’inevitabile processo di digitalizzazione che troppe aziende ancora devono perfezionare, quest’anno si parla di servizi che il concessionario deve affiancare all’ di vendita. Lo sviluppo del cosiddetto postvendita fa bene a tutti: il cliente può godere di servizi utili sempre più strutturati che accompagna la vita del prodotto; il concessionario può attivare nuove linee di ricavo. Le best practise arrivano come sempre dagli Stati Uniti: David Westcott, presidente del NADA, l'associazione che riunisce i concessionari nordamericani, spiega come il 50-60% dei costi fissi di un concessionario sono coperti dalle attività del post vendita. Significa far tornare l’officina in primo piano, offrire nuovi servizi al cliente. E allora perché non copiare?

Autore: Redazione

Tag: Mercato , automotive dealer day


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