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pubblicato il 7 maggio 2013

L'Ocse bacchetta l'Italia: "Fate presto con l’Authority dei trasporti"

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico rimprovera il nostro Paese perché ancora non ha creato l'organismo ideato sotto il Governo Monti

L'Ocse bacchetta l'Italia: "Fate presto con l’Authority dei trasporti"

Vi ricordate l'Authority dei trasporti che doveva nascere col Governo Monti? Non c’è ancora. Paralizzata dalla politica. Sì, perché ogni fazione in Parlamento voleva piazzare un proprio esponente all’interno dell’Autorità, ma non s’è trovato l’accordo (serviva un manuale Cencelli) e si è arrivati al blocco totale. È per questo che l’Ocse tira le orecchie all’Italia. Secondo il Rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico "Economic Survey of Italy 2013”, il nostro Paese ha compiuto notevoli progressi nel risanamento delle finanze pubbliche, adottando diverse riforme destinate ad incoraggiare la crescita economica; tuttavia, permangono alcune criticità, tra cui la mancata attivazione della nuova autorità di regolazione dei trasporti.

QUALI POSSIBILI SVILUPPI
L'Ocse sottolinea come la scarsa competitività, la riduzione dei prestiti bancari e l'impatto immediato dei tagli alla spesa pubblica e degli aumenti impositivi che gravano sulle famiglie e le imprese continuino ad indebolire la crescita sul breve termine. Il livello impositivo che grava sui lavoratori a basso reddito è più elevato che nella maggior parte dei 34 Paesi Ocse. La riduzione dell'aliquota fiscale del secondo percettore di reddito in un nucleo familiare consentirebbe di porre rimedio allo scarso tasso di partecipazione delle donne sul mercato del lavoro italiano. È inoltre urgente, scrivono gli analisti, assicurarsi che la nuova autorità di regolazione dei trasporti venga istituita in tempi brevi e che l'autorità garante della concorrenza eserciti attivamente i suoi nuovi poteri.

PER I PEDAGGI
Se e quando l’Authority arrivasse col Governo Letta, interesserebbe da vicino gli automobilisti, perché garantirebbe, secondo metodologie che incentivino la concorrenza, l'efficienza produttiva delle gestioni ed il contenimento dei costi per gli utenti, le imprese ed i consumatori, le condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali, alle reti autostradali. Con particolare riferimento al settore autostradale, l'Autorità stabilirebbe per le nuove concessioni sistemi tariffari dei pedaggi basati sul metodo del price cap, con determinazione dell'indicatore di produttività X a cadenza quinquennale per ciascuna concessione. Definirebbe inoltre gli ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali, allo scopo di promuovere una gestione plurale sulle diverse tratte e stimolare la concorrenza per confronto. Insomma, pedaggi più bassi e servizi migliori a chi guida: l'Authority vigilerà su questo.

SI ATTENDE LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE
Ecco il punto chiave, la spartizione delle poltrone. La composizione dell'Autorità dei trasporti dovrebbe essere questa: presidente, due componenti, segretario generale, di indiscussa moralità e indipendenza e di comprovata professionalità e competenza. Con la possibilità di multare chi non sta al gioco (concorrenza, prezzi adeguati), gestori autostradali inclusi. Vedremo se il governissimo avrà quella forza che l’Esecutivo dei tecnici di Mario Monti non ha avuto: quella di riuscire a dare il via all’Authority. Se tutto invece dovesse ancora restare sulla carta, l’Italia non ci farebbe una bella figura a livello internazionale.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , infrastrutture


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