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pubblicato il 16 aprile 2013

Benzina, i gestori attaccano l’Unione europea

Il sindacato dei benzinai italiani polemizza con Bruxelles perché l'Unione vorrebbe più self service

Benzina, i gestori attaccano l’Unione europea

"Inefficiente sul piano delle misure atte a contrastare la grave crisi economica che la investe, incapace di concordare regole minime sui mercati internazionali, ampiamente squilibrata tra i Paesi forti che la governano di fatto e il resto dell’Unione, burocratizzata in sommo grado e persino gravata da costi indecenti di struttura ed apparato, l’Unione europea non manca colpo, invece, per intervenire con quotidiane vessazioni sul piano delle questioni di dettaglio che riguardano i singoli Stati, guarda caso sempre e solo in favore di interessi e poteri che di tutto han bisogno fuorché di ulteriori tutele”: così la Figisc (il sindacato dei benzinai), già critica in passato col Governo Monti, ora attacca l’Unione europea. In particolare, la sigla lamenta l’intrusione sulla questione degli impianti di distribuzione carburanti, la cui totale automazione è consentita per la legislazione italiana solo fuori dai centri abitati. La Direzione del mercato interno e dei servizi della Commissione europea, infatti, qualche settimana fa, ha richiesto chiarimenti sull’argomento al Governo italiano, facendo sapere di intervenire a seguito di una denuncia.

COSA VORREBBE L’UE
“Il divieto di stazioni di servizio non presidiate nelle zone urbane - sostiene l’Unione europea - sembra costituire un vincolo alla libertà di stabilimento delle persone stabilite in altri Stati membri della Ue che desiderino avviare, come stabilimento primario e secondario, una stazione di servizio completamente automatizzata nelle aree urbane in Italia senza la presenza del titolare o dei suoi dipendenti, che costituisce il modello imprenditoriale standard per le stazioni di servizio in molti Stati membri”. Ovviamente, l’obiettivo dell’Ue è far calare i prezzi dei carburanti in Italia, che raggiunge vette spaventose. Ma la Figisc non ci sta: “L’automatizzazione non è che un escamotage che tende a risolvere le inefficienze del sistema e della rete con una mossa che blocca qualsiasi razionalizzazione della rete e dismissione di impianti inefficienti: abbiamo una rete che è doppia o tripla rispetto a Paesi come Germania, Francia o Regno Unito. Se, infatti, è sufficiente dotare un impianto marginale di un accettatore di banconote per assicurarne la continuità di erogazione, da ciò non verrà alcun contributo all’innovazione del sistema distributivo”.

UN EQUIVOCO DI FONDO
Secondo la Figisc, c’è un equivoco di fondo: nelle reti avanzate dell'Europa comunitaria la modalità del self service prepay (prima paghi, poi fai il pieno) è residuale e minoritaria rispetto allo standard degli impianti, essendo stata soppiantata dalla modalità self service postpay (prima fai il pieno, poi paghi) per le ragioni di superiorità e affidabilità di tale formula: fruibilità e rapidità del sistema di erogazione e di pagamento per il consumatore, servizio e assistenza sempre disponibili, sicurezza degli operatori e delle attrezzature, gestione delle attività collaterali non oil.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , unione europea , carburanti alternativi , carburanti


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