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Attualità

pubblicato il 4 aprile 2013

Pratiche auto: da aprile costano di più

L'aumento serve a compensare il servizio di riscossione dell'IPT dall'Aci alle Province. Per un passaggio di proprietà si spendono 27 euro anziché 20

Pratiche auto: da aprile costano di più

Ma in Italia le Province non dovevano scomparire in nome della razionalizzazione dell’apparato burocratico e della spending review? La domanda sorge spontanea perché lo stesso governo Monti, che le voleva abolire, ha deciso di aumentare le tariffe del Pubblico registro automobilistico (Pra) proprio per loro, che sono sempre lì "vive e vegete". Da aprile l'Automobile club d’Italia gestirà gratuitamente l'Imposta provinciale di trascrizione per conto delle Province e quindi in qualche modo questo servizio l’automobilista deve pagarlo. Alla stessa modo, l'aumento delle tariffe Pra deriva dalla "necessità di garantire l'autonomo equilibrio economico-finanziario del servizio, in rapporto ai costi effettivamente sostenuti per l'espletamento dello stesso". Insomma, il Pra ha difficoltà e serve l’aiuto dell’automobilista. Lo stabilisce il decreto firmato dal ministro dimissionario dell'Economia, Vittorio Grilli, il 21 marzo scorso e appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Così, dopo accise, bolli, superbolli, Iva, il Governo Monti stanga ancora l’automobilista. Dal 2 aprile sono saliti gli "emolumenti da corrispondere all'Acia per le formalità inerenti alla tenuta del Pubblico registro automobilistico, per il rilascio dei relativi certificati e per le visure e ispezioni" (erano fermi dal 1994). Le pratiche per la prima iscrizione, il rinnovo dell’iscrizione e il passaggio di proprietà costano adesso 27 euro (anziché 20,92 euro). Le minivolture (i passaggi di proprietà ai commercianti) schizzano a 13,5 euro (contro 7,44), mentre ne servono 9 anziché 6,2 per il certificato di stato giuridico e 6 euro (non più 2,84 euro) per le visure. Arrivano (ma non è certo una consolazione) le esenzioni per le perdite di possesso, le iscrizioni e le cancellazioni dei fermi amministrativi e per le formalità a favore dei disabili. Soldi che serviranno a coprire i colossali buchi della pubblica amministrazione, della burocrazia che divora il cittadino. Tutto all’italiana, come la classica vecchia politica italiana. E la spending review? Belle parole, in inglese, che suonano bene. La realtà era e resta fatta di uno strano sottobosco politico, di piccole norme che spuntano dal buio e che rendono ancora più arretrato il Paese.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci


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