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Retrospettive

pubblicato il 31 marzo 2013

Fiat Panda 4x4, piccola arrampicatrice

Compie trent'anni l'offraod in miniatura che non teme le rivali più grandi e blasonate

Fiat Panda 4x4, piccola arrampicatrice
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Se nel mondo a scuotere gli animi sono i conflitti nel medio oriente e in Asia e le relative crisi petrolifere che generano, in Italia le cronache evidenziano i forti contrasti sociali che sfociano nelle lotte sindacali e in violenti attentati terroristici. Sono gli anni Settanta, epoca di grandi cambiamenti che si ripercuotono in tutti gli ambiti della società. In Fiat Gianni Agnelli concentra le attività aziendali intorno al comparto auto e trasforma la società in una moderna holding. A rinnovarsi deve essere pure la gamma, in particolare quella di fascia bassa dove la piccola 126 (1972) e la compatta 127 (1971) iniziano a sentire il peso degli anni. Nel 1976 parte, dunque, il progetto 141, conosciuto pure come “Tipo Zero”, per lo sviluppo di un modello intermedio tra le due vetture che hanno segnato il successo di Fiat di quegli anni. Un iter che si conclude nel 1980 con la presentazione al Salone di Ginevra della Fiat Panda, terzo modello dopo la Dino e la Ritmo ad avere un nome non collegato a quello del progetto interno tipico delle auto di Torino degli anni '60-'70.

LA OFFROADER
Il successo della nuova city car è strepitoso, tanto da cogliere impreparati gli stessi vertici di Torino costretti a potenziare le linee produttive. A rinnovare la domanda arrivano negli anni successivi nuove versioni che rendono sempre più attrattiva la gamma. Tra queste ad entrare nella storia è soprattutto una: la 4x4. Una variante a trazione integrale che debutta nel 1983, ma che ha come antenata la Offroader esposta al Salone di Torino del 1980 e fortemente voluta da Giorgetto Giugiaro, il “papà” della Panda. Equipaggiata con il motore della “45”, il 4 cilindri da 903 cc derivato dalla 127, si distingue per la trazione integrale, il differenziale posteriore autobloccante e la prima “corta” tanto da essere considerata una “ridotta”. A distinguerla sono pure alcuni accorgimenti estetici, quali i rinforzi in plastica nei passaruota.

PICCOLA FUORI, GRANDE DENTRO
Per lo sviluppo della variante a quattro ruote motrici ufficiale i tecnici di Torino partono dall'ottima base del modello di origine, la Panda ideata da Giugiaro. Una vettura che ha rivoluzionato l'impostazione classica delle city car Fiat di allora abbandonando il motore e la trazione posteriori tipiche di 500 e 126 per un più moderno schema “tutto avanti” che consente di ottimizzare gli spazi dell'abitacolo, ora omologato per cinque persone. Un'impostazione che ha riscosso grande approvazione grazie pure alle soluzioni per rendere più versatili gli interni, come il cruscotto raccolto e la plancia che, di fatto, è un grande vano portaoggetti con il posacenere mobile e removibile. Altrettanto innovativi sono i sedili con struttura tubolare e rivestimento in tessuto o la panca posteriore che in pochi secondi si trasforma in amaca o in un letto che può essere ampliato reclinando gli schienali dei sedili anteriori. Oppure si può rimuovere con facilità per incrementare il volume del bagagliaio da 280 a 1.000 litri, capacità per altro ben sfruttabile grazie alla regolarità del vano.

LA TRAZIONE E' DELLA STEYR
A cambiare rispetto al modello d'origini sono il motore e, naturalmente, il sistema di trazione. Per il primo gli ingegneri optano per l'unità da 965 cc da 48 CV e 69 Nm di coppia massima a 3.300 giri/minuto derivato dalla Autobianchi A112. Un 4 cilindri ad aste e bilancieri ad albero a camme laterale che assicura ottima affidabilità e ridotta manutenzione. Per la trazione integrale i vertici Fiat si affidano alla Steyr-Puch, azienda austriaca già importatrice ufficiale di modelli di Torino e con una lunga tradizione nel comparto dei fuoristrada che ha portato alla costruzione di alcuni modelli che hanno fatto storia, dal piccolo Haflinger alla prestigiosa Mercedes Classe G. Un partner di fiducia che in passato ha assemblato già alcune 500 per il mercato interno con il quale si opta per un sistema 4WD in linea con la filosofia Panda: semplice, robusto e affidabile. La scelta, dunque, cade su una trasmissione 4x4 ad inserimento manuale tramite una leva nel tunnel e priva di ridotte, ma con l'aggiunta di una prima molto “corta” che permette di sfruttare la coppia motrice alle basse velocità e porta a cinque il numero di marce totali. Per la produzione si decide che la Steyr fornisca la scocca completa di scatola del cambio, frizione, albero motore a tre parti, assale posteriore con differenziale incluso e freni e che l'assemblaggio avvenga nello stabilimento siciliano di Termini Imerese.

OFFROAD DALLA NASCITA
A cambiare, seppure in modo limitato, è pure l'estetica esterna. Le differenze più evidenti sono rappresentate dalla maggiore altezza da terra di circa 5 cm, dalla presenza degli pneumatici tassellati e della più robuste fasce protettive nella parte inferiore delle fiancate e attorno ai passaruota. Soluzione, quest'ultima, molto utile per proteggere la carrozzeria nelle uscite offroad, ma pure negli stretti parcheggi cittadini. Per il resto la “pandina” ideata da Giugiaro rimane pressoché invariata. D'altronde la versione 4x2 vanta già diverse caratteristiche tipiche delle 4x4, come la linea squadrata e il parabrezza piatto pensati per ottimizzare gli ingombri e ridurre i costi di produzione, ma utili pure nell'off road per avere sempre sotto controllo ingombri e ostacoli. Da “fuoristrada” sono pure le sospensioni posteriori ad assale rigido con balestre (McPherson nell'anteriore) e le finiture spartane che prevedono lamiera a vista e allestimenti essenziali.

FUORISTRADA IN MINIATURA
Il risultato è la prima city car con caratteristiche da offroad. Pur con una meccanica semplificata rispetto alle specialiste del settore, la nuova Panda 4x4 stupisce per l'agilità con il quale consente di affrontare terreni difficili. Il merito sono delle dimensioni ridotte (è lunga 338 cm, larga 146 e alta 144, notevole per l'epoca), degli sbalzi contenuti, della buona altezza da terra e del peso “piuma” (740 kg) che rende più semplice districarsi nelle situazioni difficili. Inoltre, la prima “ridotta” e gli pneumatici tassellati si rilevano decisamente utili per superare ostacoli impegnativi o per avere la massima trazione sui terreni innevati. Una serie di caratteristiche che, insieme alla robustezza e ai costi di gestione ridotti, si rilevano subito apprezzate da chi abita in campagna o in montagna, che finalmente può avere un'auto da costo accessibile e ideale per circolare sui sentieri immersi nella natura. E poco importa che le prestazioni in strada sono modeste (intorno ai 130 km/h la velocità massima e 18,2” per lo “scatto” 0-100 km/h), il comfort contenuto e la rumorosità superiore alla media delle city car.

ARRIVANO I MOTORI FIRE
Nel corso degli anni la 4x4 segue gli aggiornamenti estetici delle altre Panda con un primo restyling sostanzioso nel 1986. A cambiare è soprattutto la meccanica con l'adozione dell'innovativo motore Fire da 999 cc capace di erogare 50 CV e 78 Nm di coppia. Le prestazioni rimangono pressoché invariate, anche se migliorano i tempi di accelerazione (17,5” per il classico 0-100 km/h) e i consumi, che adesso consentono di percorrere oltre 14 km con un litro. All'esterno i fascioni paracolpi sono più sottili, appaiono i paraspruzzi posteriori e cambia il disegno dei passaruota e dei paraurti, con quello posteriore che ora include l'alloggio per la targa. All'interno ci sono un cruscotto più grande, sedili imbottiti e finiture di livello superiore.

VERSO IL PENSIONAMENTO
Gli aggiornamenti si susseguono con frequenza, ma sono di poco rilievo. I più importanti riguardano il debutto del motore da 1.1 litri con 54 CV, l'aggiunta del “terzo stop” e dello sportellino per il rifornimento della benzina al posto del classico “tappo”, nonché il progressivo adattamento alle norme delle emissioni che portano la Panda ad essere omologata Euro 3 a fine carriera. I più rilevanti si hanno nel 1997, quando le vendite iniziano a dare segni di flessione e Fiat decide di rilanciare la gamma Panda dal luogo della sua prima comparsa, il Salone di Ginevra. Rinnovata negli interni e negli esterni, la piccola scalatrice è impreziosita da nuove tinte della carrozzeria e da una dotazione di serie più ricca. A trainare le vendite, però, sarà soprattutto il listino aggiornato al ribasso che rende la city car di Torino molto competitiva. Da segnalare anche alcune innovazioni tecniche, quali l'introduzione del sistema che blocca l'afflusso di carburante in caso di incedente o l'immobilizer elettronico a chiave codificata.

LE 4X4 SPECIALI
A rendere unica la 4x4 sono pure le molte versioni speciali proposte negli anni. La prima risale al 1985 ed è chiamata semplicemente “Nuova Panda 4x4” Prodotta in appena 5.000 esemplari si distingue per la carrozzeria bicolore con adesivi decorativi, le barre portatutto sul tetto, il “bull bar” anteriore con due fari supplementari, i cerchi specifici e altri accorgimenti estetici esterni e interni. Tra gli optional a richiesta è apprezzato tetto apribile in tela diviso in due parti. Segue nel 1987 la Sisley con colorazioni e allestimenti inediti e con l'aggiunta nella strumentazione del dispositivo che indica i gradi di inclinazione longitudinale e laterale. Altre varianti celebri sono la Trekking, la Climbing e la Country Club del 1997, versione con dotazione più ricca comprensiva, tra l'altro, di vetri atermici con gli anteriori elettrici e chiusura centralizzata. Una tradizione che proseguirà con la seconda generazione della Panda con quattro “speciali”, la Monster realizzata nel 2006 con Ducati, la PanDakar che ha corso l'omonima corsa nel 2007 con Miki Biasion e Bruno Saby e le Glam e Adventure (2009), quest'ultima pensata per gli amanti della natura e caratterizzata dal colore verde, dalle sospensioni rinforzate e con look “offraod”.

I RAID AVVENTURA
Ad arricchire la storia della Panda 4x4 sono pure i raid organizzati da Fiat per dimostrare la validità della proposta offroad e la robustezza della vettura. Ad aprire i viaggi avventura è una carovana di 50 “Integrali” che nel 1985 partono da Roma alla volta di Tunisi ed Abidjan, città della Costa d'Avorio che dista oltre 14.000 km dalla nostra capitale, la maggior parte dei quali da percorrere su piste sahariane. Un'impresa al quali si aggiungono nel 1987 il Safariland nel desolato entroterra australiano e, due anni più tardi, la partecipazione alla riedizione della Parigi-Pechino, itinerario storico attraverso undici Paese e 22.000 km. Un’abitudine, quella per i raid, ripresa con la seconda generazione che ha affrontato la temibile salita che porta dai 1.355 metri di Kathmandu, capitale del Nepal, agli 5.200 metri del campo base avanzato delle spedizioni sull'Everest, nonché il Sahara Ramble, tour alla scoperta dei luoghi tutelati dall'Unesco del Nord Africa

LE GENERAZIONI G2 E G3
Dopo 20 anni di onorata carriera, nel 2003 la Panda 4x4 rischia di scomparire dai listini. Il modello, infatti, è ormai datato e Fiat è prossima a immettere sul mercato una nuova city car con il nome di Gingo. A scongiurare la scomparsa del modello storico sono le proteste degli appassionati e il malumore di Renault che ritiene la nuova denominazione troppo simile a Twingo. Alla fine la dirigenza di Torino decide di ribattezzare la futura auto come “Nuova Panda”. Un nome che porta fortuna, considerato che nel 2004 il modello si aggiudica il titolo di “Car of the Year” e che il successo nelle vendite è pari all'antesignana, grazie anche alla versione 4x4. Una storia che prosegue in tempi recenti con il debutto nel 2011 della terza generazione della Panda e nel 2012 della sua variante offroad che promette di proseguire le avventure della progenitrice nata tre decadi prima.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Fiat , auto storiche , auto italiane


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