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pubblicato il 12 marzo 2013

Dramma asfalto in Italia: non si vende più il bitume

Ecco perché le strade sono piene di buche. La crisi sta facendo crollare il settore industriale della raffinazione con immancabili e pesanti ricadute

Dramma asfalto in Italia: non si vende più il bitume

Il ghiaccio, il sale in eccesso sparso dalle amministrazioni locali, la pioggia, il traffico: di sicuro, tutti fattori che incidono sulle condizioni pessime delle nostre strade, specie nelle città e su alcune extraurbane. Ma alla base di tutto c’è la crisi, che ha fatto crollare del 23% il consumo nazionale di bitume (prodotto base per il conglomerato stradale). Il consumo del conglomerato bituminoso per le manutenzioni stradali si è dimezzato negli ultimi 6 anni, passando da 44 a 22 milioni di tonnellate, quantità molto al di sotto della soglia minima per la sicurezza stradale. Parallelamente alla profonda crisi delle manutenzioni stradali, che ha già provocato la chiusura di molte imprese, si è sviluppata la crisi del sistema industriale della raffinazione che negli ultimi mesi ha portato alla chiusura di due raffinerie e al blocco di altre due (su 15 raffinerie nazionali). Sono questi i principali spunti emersi nel corso della Conferenza internazionale dal titolo “Scenari di mercato, nuove prospettive e opportunità per il settore del bitume a livello europeo”, promossa a Roma dal Siteb (Associazione italiana bitume asfalto e strade).

MOLTI PERICOLI
Oltre ai pericoli per la sicurezza stradale, è allarme per il sistema industriale della raffinazione italiana che sta vivendo una forte crisi (-10% del consumo nazionale di carburanti nel 2012 vs 2011) che in questi mesi sta producendo gli effetti più dirompenti, con la chiusura di alcuni importanti impianti e la produzione ridotta o bloccata di altri. Si osserva un mutamento nei mercati internazionali dei prodotti, con forte squilibrio tra benzina e gasolio, e la “concorrenza” delle raffinerie extra-europee non soggette (o meno soggette) a vincoli normativi e ambientali, con un costo del lavoro più basso e spesso sostenute da sussidi statali. Se non si inverte questo trend - dice il Siteb - l’Italia si appresta a perdere anche il settore industriale della raffinazione con immancabili e pesanti ricadute anche sui lavori di costruzione e manutenzione stradale, senza contare il conseguente aumento della dipendenza e vulnerabilità energetica del nostro Paese e il minor controllo sulla qualità dei prodotti importati.

SI CERCANO ALTRE VIE
L’industria della raffinazione ha cercato di reagire alla crisi dei consumi interni attrezzandosi per l’esportazione, mediante la costruzione di appositi pontili e depositi costieri, oltre al noleggio di speciali navi “bitumiere”. La produzione ha “tenuto” fino al 2009 per poi calare. Il forte calo della produzione interna mantiene comunque percentualmente alta (35-40%) la pur diminuita quota di esportazione. Per le forniture di bitume è particolarmente a rischio l’industria nazionale delle membrane bitume-polimero, invenzione tutta italiana, il cui export (circa 60% della produzione) segna un attivo per la nostra bilancia commerciale.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , sicurezza stradale


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