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Interviste

pubblicato il 11 marzo 2013

LaFerrari è nata così

Flavio Manzoni, direttore del design del Cavallino, ha raccontato ad OmniAuto.it la genesi della nuova hypercar made in Maranello

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Gli ridono gli occhi dietro alla montatura squadrata degli occhiali. Esprimono intelligenza, curiosità e vita. Lampi di genio, come luci al LED che si accendono sul futuro, scrutando minuziosamente il presente. Lo si potrebbe definire un… visionario. E, invece, è un architetto. Nato a Nuoro 48 anni fa. Flavio Manzoni incarna l’Italia che non si arrende alla crisi. "Se lo puoi sognare, lo puoi fare", diceva Enzo Ferrari. E il direttore del design del Cavallino deve essersi ispirato al fondatore, perché già sui banchi di scuola disegnava le macchinine, mentre ora ha firmato LaFerrari. La regina del Salone di Ginevra: summa di forma e funzione. "Oh sì, sempre. Mi piaceva modificare sia quelle da corsa sia quelle stradali. Sono un grande appassionato e la passione è una delle componenti che metto nel mio lavoro". È arrivato a Maranello a gennaio 2010, passando per Volkswagen (ha curato la Golf VI) Audi e Seat, ma è al Centro Stile Lancia che aveva iniziato nel 1993, prima di occuparsi per il Gruppo Fiat anche della nuova 500. Lavora al computer, ma disegna sempre con la matita, perché la creatività non deve essere imprigionata da schemi o da programmi.

OmniAuto.it: Qual è stata la vettura che l’ha fatta sognare da ragazzo?
Flavio Manzoni: "Beh, la Ferrari Modulo mi aveva fatto vedere un futuro avveniristico e mirabile. Era un oggetto che nel 1970 aveva perso qualsiasi connotazione automobilistica per diventare pura arte astratta in movimento".

OmniAuto.it: Certi concetti li ritroviamo ancora più esasperati su LaFerrari, l’hypercar di Maranello che apre una porta sul futuro, facendoci scoprire nuovi scenari dello stile e della meccanica: è la summa di forma e funzione
Flavio Manzoni: "Abbiamo lanciato il cuore oltre l’ostacolo: è esattamente quello che abbiano fatto in questo progetto che è partito spinto dalla volontà di realizzare qualcosa di nuovo, per mostrare anche con le sue forme tutte le novità tecnologiche che ci sono contenute. Abbiamo tradotto le innovazioni in forme di un linguaggio formale che le rappresentasse al 100%. L’abbiamo fatto con coraggio e con la voglia di guardare avanti, visto che abbiamo passato un anno piuttosto lungo nel car design per definirne i cardini stilistici".

OmniAuto.it: Qual era la missione di stile?
Flavio Manzoni: "Cercare una forma che seguisse la funzione al 100%. È una forma quella de LaFerrari che riflette in tutti i suoi aspetti le funzionalità legate all’aerodinamica, alla meccanica e alla termica della macchina. Prima di tutto questo, ma poi anche un design che fosse molto innovativo, magari avveniristico. Abbiamo guardato avanti…".

OmniAuto.it: Qual è il segno che rende avveniristico lo stile de LaFerrari?
Flavio Manzoni: "Non c’è un solo aspetto, ma l’insieme. Se guardiamo il panorama dell’auto mondiale, lo stile è un po’ contaminato da una vena nostalgica. Si parte spesso da riferimenti del passato per disegnare il futuro, ma così si rischia di rimanere prigionieri di concetti già noti. Lo sforzo che abbiamo fatto è stato quello di interiorizzare, di assimilare il DNA del marchio nelle sue espressioni più alte, parlo per esempio della 330 P3/P4 o la 312P, due Sport Prototipo indimenticabili, e tradurlo in un linguaggio moderno e niente affatto scontato. Non ci sono singoli dettagli che diventano protagonisti, anche se ci sono citazioni molto velate: la fuga nera che si vede fra il cofano posteriore e il paraurti o la fuga nera che abbiamo messo fra parafango anteriore e porta è una citazione della F40 o della 308. L’interpretazione, però, è completamente diversa: non più geometrica, ma più scultorea e dinamica".

OmniAuto.it: Avete vestito il telaio in carbonio di Rory Byrne o avete dettato al tecnico sudafricano gli ingombri per la meccanica?
Flavio Manzoni: "Il punto di forza di questo progetto è stato proprio il lavoro fatto in sinergia fra tutte le aree. Anche questo è innovativo. La forma del cockpit è stata condizionata dallo stile sotto due aspetti: uno è dato dalla proporzione della cabina. Volevamo mantenere il padiglione il più compatto possibile e dargli la campanatura corretta. Lì abbiamo lavorato fianco a fianco con Rory per dare a LaFerrari le giuste proporzioni, poi volevamo anche l’effetto a goccia o la forma a capsula del tutto a vista.Il secondo aspetto che abbiamo curato è stato quello degli interni: abbiamo studiato le superfici perché potessero accogliere i cuscini, perché si tratta non di sedili, che per la loro struttura peserebbero troppo, ma dei padding applicati direttamente sulla scocca".

OmniAuto.it: Non è il sedile, quindi, che si muove per cercare l’ideale posizione di guida, ma pedaliera e volante, secondo uno schema tipico delle macchine da corsa…
Flavio Manzoni: "Sì, è esatto: l’approccio di ogni componente è stato estremo. E il salto nel futuro si riflette in ogni elemento che compone LaFerrari".

OmniAuto.it: LaFerrari è la summa del top, come si potrà andare oltre nel futuro?
Flavio Manzoni: "Questa è la macchina che rappresenta il pinnacolo dell’innovazione della tecnologia in Ferrari. È la tipica vettura che la Casa di Maranello realizza ogni dieci anni e nella quale si trova il maggior transfer dalla Formula 1. È giusto, quindi, che il nome identifichi questa esclusività. Le prossime Ferrari saranno non solo belle, ma bellissime e avranno una loro identità ben definita".

OmniAuto.it: L’aerodinamica mobile quanto ha condizionato le scelte di stile?
Flavio Manzoni: "Il design de LaFerrari costituisce la fusione fra ricerca formale e aerodinamica che permette di spingersi oltre la carrozzeria “scolpita dal vento”, muovendosi verso una forma che nasce insieme all’aria. Il concept di questa hypercar scaturisce dall’idea che non sia semplicemente ricavata dal pieno, ma i flussi d’aria ne sono una parte costitutiva. E’ stata una grande opportunità. Come design volevamo un oggetto che non fosse sporcato da appendici aerodinamiche a vista o da alettoni come accadeva in passato. I device aerodinamici dovevamo essere integrati nelle forma e quando non vengono utilizzati, la macchina non li mostra. Questo permette di ottenere un disegno più puro, e, nonostante la complessità della vettura, minimalista".

OmniAuto.it: La purezza è semplicità: difficile è raggiungerla con le forme, specie se si cercano delle prestazioni mai raggiunte…
Flavio Manzoni: "Se immaginiamo una vettura fatta per la pista è molto facile che una quantità di elementi che sono pensati per le prestazioni possano in qualche modo inquinare il risultato finale. Ci vuole, quindi, in qualche modo un approccio a questo insieme di vincoli, perché di vincoli si tratta, per arrivare ad una fusione, ad un amalgama che crei un oggetto armonioso, non stridente perché fatto da elementi contraddittori fra di loro. Tutto è stato pensato su LaFerrari per essere perfettamente integrato nella forma generale".

OmniAuto.it: Lo specchietto retrovisore così lontano dal corpo vetture è un elemento aerodinamico o una scelta di stile?
Flavio Manzoni: "Lo specchietto non è lontano dal corpo vettura, ma siccome LaFerrari ha una cabina molto stretta è chiaro che i bracci devono essere più lunghi, altrimenti i parafanghi posteriori che sono belli possenti non consentirebbero la visuale posteriore. E la vettura non sarebbe omologabile. Il frontale, invece, è caratterizzato da un’originale configurazione a delta: una sorta di ala sospesa su scafi laterali, esasperazione del tema a 'catamarano' della F12berlinetta. Colpisce anche l’inedita soluzione dell’alettone sospeso su un unico pilone centrale sotto il musetto, di chiara ispirazione F.1".

OmniAuto.it: Cosa ha voluto dire arrivare in Ferrari?
Flavio Manzoni: "Per me non è un punto di arrivo, ma lo considero un punto di inizio…".

Ferrari LaFerrari

Nome essenziale e linea mozzafiato per l’hypercar ibrida da 963 CV. La sfida alla McLaren P1 è lanciata

Autore: Franco Nugnes

Tag: Interviste , Ferrari , ginevra , interviste


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