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Retrospettive

pubblicato il 3 marzo 2013

Aston Martin, un secolo di emozioni

Fondata nel 1913, la marca inglese è entrata nel cuore degli appassionati grazie a splendide auto, i successi in pista e a James Bond

Aston Martin, un secolo di emozioni
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Agli albori della motorizzazione sono in molti ad avventurarsi nel nascente mercato delle quattro ruote con proposte variegate. A tentare fortuna nel nuovo settore sono pure l'esperto meccanico Robert Bamford e il pilota Lionel Martin, amici di lunga data che il 15 gennaio 1913 inaugurano a Londra una concessionaria con officina, la Bamford&Martin. Più che a vendere le auto Singer, marchio nato nel 1875 per la produzione di biciclette ed entrato nel comparto delle vetture dal 1905, i due soci desiderano dare sfogo alla loro passione: creare auto da competizione con le quali correre.

LA VITTORIA ALL'ASTON HILL
Nel 1914 il sogno di Robert e Martin si concretizza con la realizzazione di un modello da corsa costruito recuperando un telaio Isotta Fraschini e montandoci sopra un motore preparato dalla Conventry Simplex. L'esito è eccellente, tanto che Martin domina la cronoscalata Aston Clinton Hill Climb, gara molto amata all'epoca. Per commemorate la vittoria il prototipo viene ribattezzato Aston Martin, nome destinato a segnare la storia dell'automobilismo sportivo inglese. Un successo che induce il duo a dedicarsi con maggiore impegno nella realizzazione di modelli sportivi. Un progetto che, però, ha vita breve. L'omicidio di Francesco Ferdinando d'Asburgo a Sarajevo per mano di un nazionalista serbo accende la miccia del primo conflitto mondiale che, di fatto, manda in fumo i sogni della nascente Aston Martin.

L'ADDIO DEI FONDATORI
Tornati dal fronte, Martin e Bamford cercano di recuperare i macchinari requisiti a fini bellici e riaprono la concessionaria. I tempi, però, non sono più gli stessi: l'economia stenta a riprendere e i conti non escono dal rosso. Passano pochi mesi e Bamford rinuncia al sogno iniziale lasciando Martin ancora più in difficoltà. Sull'orlo del fallimento Lionel è salvato dal collega Louis Zborowski, pilota franco-polacco di origine nobile che fornisce le finanze per risanare l'azienda. Un aiuto provvidenziale che rivitalizza Lionel e l'attività, compreso lo sviluppo di modelli da competizione. Nel 1922 la prima Aston Martin è sulle piste britanniche e presto ne seguono altre 54 che si avventurano per i circuiti d'Europa, inclusa la nascente 24 Ore di Le Mans. Malgrado gli sforzi, però, i risultati non arrivano e i bilanci tornano a farsi critici, tanto che in appena quattro anni l'avventura volge al termine. E' il 1926 quando Martin è costretto a dichiarare bancarotta.

L'ERA BERTELLI
A rilevare l'azienda dal fallimento è la Renwick e Bertelli, società che costruisce motori per aerei di proprietà di Bill Renwick e Augusto Cesare Bertelli, genovese che ha fatto fortuna oltremanica. I due spostano la sede a Feltham, cittadina a ovest di Londra, e si dividono i ruoli: l'inglese prende le redini della direzione commerciale mentre l'italiano si pone al vertice del reparto tecnico. Grazie all'esperienza fatta in Fiat e alla Ceirano, Bertelli riesce subito a mettere a punto un quattro cilindri in linea con distribuzione bialbero da 1,5 litri che si rivela potente, robusto e vincente. In pochi anni l'Aston Martin si conquista la fama di auto veloce e affidabile, pur non riuscendo mai a conquistare la vittoria assoluta in gare di rilievo. Una carenza che, narra la leggenda, Bertelli attribuisce alla “sfortuna nazionalista” dovuta alla colorazione Old British Racing Green tipica delle auto da corsa inglesi. Per sfatare la malasorte Augusto decide di verniciare le Aston Martin della tinta della sua nazione d'appartenenza, il rosso italico. E' il 1934 e i bolidi di Feltham iniziano a conquistare corse importanti.

LE PRIME STRADALI
Con il successo sportivo Arthur Sutherland, divenuto azionista di maggioranza nel 1933, pensa bene sfruttare la notorietà acquisita per avviare la produzione di auto stradali. Un proposito che riesce a concretizzare, ma che è interrotto bruscamente dallo scoppio del secondo conflitto mondiale. Un evento che costringe a convertire la produzione verso la costruzione di componenti per aeroplani per fare fronte alle necessità belliche. Che, oltre a sconvolgere le vite, distrugge in breve tempo la fortuna del marchio di Feltham, tanto che terminate le ostilità l'Aston Martin è costretta a passare di nuovo di mano. Ad acquistarla è David Brown, imprenditore del comparto dei trattori che per 20.500 sterline prende il controllo dell'azienda nel 1947. E la unisce con la Lagonda, altro marchio inglese in difficoltà economiche acquisito l'anno seguente per 52.500 sterline. Nasce così la Aston Martin Lagonda Limited destinata ad entrare nella storia.

LE MITICHE DB
L'impronta del nuovo proprietario è visibile già dalla sigla dei modelli nati sotto la sua direzione costituita dalle iniziali del suo nome seguito da un numero. La prima della serie è, dunque, la DB1, nota anche come 2-litre Sports. Presentata al Salone di Londra del 1948, è una spider equipaggiata con un 2 litri da 90 CV e prodotta in appena 15 esemplari, con un sedicesimo che partecipa alla 24 Ore di Spa del 1948, vincendola. L'erede, la DB2, debutta a New York due anni più tardi e sorprende per la bella carrozzeria, coupé e spider, in alluminio e per il brioso 6 cilindri da 2,6 litri. La stessa unità riveduta che equipaggia la DB2/4 del 1953, una berlinetta 2+2 con portellone posteriore (ma disponibile anche in versione cabriolet) e parabrezza avvolgente che è soggetta a modifiche nel 1955 dando vita alla Mark II. Nome che identifica l'erede, la Mark III, nota per l'ampia gamma motori con potenze comprese tra 162 e 214 CV.

LE ASTON DELLA TOURING
A consolidare la notorietà dell'Aston Martin sono i modelli successivi, a cominciare dalla DB4 svelata al Salone di Londra del 1958 e che stupisce per l'eleganza della carrozzeria superleggera firmata dalla Touring. Un modello disponibile nelle varianti coupé (2 posti e 2+2) e drophead che susciterà scalpore per alcune versioni di pregio, come la DB4 GT Zagato del 1960, la sportiva Vantage con 270 CV del 1961 e la raffinata Convertible del 1962. La popolarità, però, arriva con la DB5 disegnata dalla Touring e con un potente 6 cilindri di 4 litri a tre carburatori con 286 CV in grado di farla viaggiare a 230 km/h e di farla scattare da 0 a 100 km/h in poco più di 8”. Un modello prodotto nelle versioni Coupé, Convertible e nell'insolita wagon a due porte “shooting brake”, nonché in appena 65 esemplari nella variante sportiva Vantage con potenza elevata a 320 CV.

LA DB5 DI JAMES BOND
Più che le qualità tecniche, a rendere popolare la DB5 è la spia più famosa del mondo, l'agente segreto 007 di sua Maestà Britannica, James Bond. Che nel film "Golfinger" si vede consegnare da Mister Q una DB5 dalla dotazione straordinaria che, tra l'altro, comprende vetri anti proiettili, paratia posteriore blindata, erogatori di cortina fumogena, olio e chiodi per eliminare gli inseguitori, targhe intercambiabili rotanti, radar, sedile passeggero eiettabile, mitragliatrici e altri armamenti fantasiosi. Una serie di kit che farà della DB5 la Bond car per antonomasia, tanto da renderla protagonista di altri cinque episodi della saga di 007, compreso l'ultimo Skyfall. Un legame, quello tra Aston Martin e 007, rafforzato dall'impiego di diversi altri modelli nei film dell'agente segreto, dalla DBS alla V8 Vantage, dalla V12 Vanquish alla DBS V12.

LE ULTIME DB
La serie DB prosegue nel 1965 con la DB6, primo modello costruito a Newport Pagnell ed evoluzione stilistica rispetto alla DB5. Ad affinarsi è soprattutto l'aerodinamica, ora studiata alla galleria del vento, mentre i motori subiscono solo lievi modifiche, in particolare sulla variante Vantage che adesso raggiunge i 330 CV. Un modello che è rinnovato con l'introduzione della convertibile Volante nel 1966 e con il restyling del 1968, denominato Mark II. A suscitare più interesse è la DBS del 1967, coupé dalle linee squadrate che “guadagna” quattro freni a disco ed è disponibile con le unità da 4 litri con 282 CV e 325 CV (Vantage), nonché con un nuovo V8 da 5,3 litri con 345 CV che fa il suo esordio nel 1970.

LA PRIMA QUATTRO PORTE
Nel 1972 il 68enne David Brown decide di cedere l'azienda a William Wilson, ma il periodo difficile per le supercar dovuto alle due crisi petrolifere degli anni Settanta porta l'Aston Martin a cambiare ancora proprietà prima di approdare alla Ford nel 1986. Un periodo di transizione dove non mancano proposte eccelse, come la AM V8 del 1972, la V8 Vantage e Volante del 1977 e l'insolita Lagonda del 1976. Una berlina 4 porte con una linea spigolosa disegnata da William Towns che stupisce per i contenuti tecnologici, quali l'ampio uso di elettronica e una dotazione sbalorditiva comprensiva, tra l'altro, di climatizzatore, TV a colori, strumentazione a Led e monitor a cristalli liquidi e impianto Hi-Fi “sinfonico”. Altra particolarità è il cambio automatico abbinato al classico V8 di 5,3 litri.

SOTTO L'EGIDA DI DETROIT
Con il passaggio nell'orbita di Detroit, l'Aston Martin entra nell'era industriale, pur conservando lo spirito artigianale del passato. A cambiare sono i numeri: se dal 1968 al 1988 le auto costruite sono circa 5.000, nel 1995 la produzione annua è di 700 unità, che crescono a 2.000 tre anni più tardi per superare le 7.000 unità nel 2006 grazie anche allo stabilimento di Gaydon, nel Warwikshire, inaugurato nel 2003. Più che la Virage (1988), le V8 Coupé e Volante (1992), la Vantage (1995) o l'affascinante Vanquish (2001), a trainare le vendite è la DB7, un omaggio all'epoca di David Brown e da molti considerata l'Aston Martin più bella di sempre. La permanenza sotto l'egida Ford finisce nel 2007, quando la crisi finanziaria costringe il marchio dell'ovale a cedere la quota di maggioranza del proprio gioiello a una cordata di investitori di USA e Kuwait. Un gruppo che tiene la guida per pochi anni prima di cederla nel 2012 al fondo Investindustrial dell'italiano Andrea Bonomi. Un periodo durante il quale l'Aston Martin continua a stupire con la presentazione di nuovi modelli d'autore. Su tutti spicca la la One-77 (2009), esclusiva GT prodotta in soli 77 esemplari ed equipaggiata con un V12 da 7,3 litri capace di 750 CV e 355 km/h. Ma meritano una citazione pure la prima city car del marchio, la Cygnet (2011), e la berlina Rapide (2009).

LE VITTORIE NELLE CORSE
A rafforzare l'amore degli appassionati per le Aston Martin nel corso degli anni sono, naturalmente, le competizioni. Nel dopoguerra la prima a dare lustro all'azienda è la DBR1 del 1956 (ma le DB3S vincono la propria classe a Le Mans nel 1955-7), modello che partecipa con successo al mondiale sport prototipi conquistando diverse gare fino al trionfo del 1959, nel quale si aggiudica la 24 Ore di Le Mans e la classifica finale del campionato. Lo stesso anno l'Aston Martin prova l'avventura nel mondiale di Formula 1 con i piloti Roy Salvadori e Carroll Shelby (nel 1960 Maurice Trintignant), ma nei due anni di partecipazione non riesce a conquistare nessun punto. Abbandonate le corse nel 1963, la squadra ufficiale Aston torna in pista nel 1989 nel mondiale Sport con la AMR1. I risultati sono discreti, ma la nuova dirigenza Ford preferisce dare risalto a Jaguar ed elimina il programma sportivo delle Aston. Che tornano in pista con il nuovo secolo con la DBR9 GT1 che coglie diverse vittorie di classe, come la 12 Ore di Sebring nel 2005 e le 24 Ore di Le Mans del 2007-8, e si aggiudica il mondiale GT1 nel 2006. Ottimi risultati arrivano pure nella categoria LMP1 della Le Mans Series, dove la Lola-Aston Martin B09/60 (o DBR1-2) conquista il mondiale costruttori e piloti nel 2009.

100 ANNI DA FESTEGGIARE
Una storia lunga 100 anni celebrata il 15 gennaio apponendo una targa commemorativa a Henniker Mews nel Chelsea, dove è cominciata l'avventura Aston Martin. Una prima festa al quale ne seguiranno molte altre, a cominciare dall'evento clou previsto dal 15 al 21 luglio in Inghilterra in concomitanza con il festival Aston Martin. Un appuntamento che si conclude con un spettacolare raduno, organizzato con l'Aston Martin Heritage Trust e l’Aston Martin Owners Club, che vedrà sfilare per le vie di Londra centinaia di modelli che hanno fatto la storia del marchio. Altri festeggiamenti sono previsti in concomitanza con i principali avvenimenti sportivi, come le 24 Ore del Nürburgring e di Le Mans, e storici della stagione, quali il Silverstone Classic e i concorsi d’eleganza di Villa D’Este e di Pebble Beach.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Aston Martin , auto inglesi


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