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pubblicato il 6 marzo 2013

Dossier Auto e Salute

Rinosinusite: guidare col naso “in fiamme”

Aldo Ferrara, professore di malattie cardio-polmonari dell’Università di Siena, spiega come stare meglio e guidare sicuri

Rinosinusite: guidare col naso “in fiamme”

La rinosinusite è un’affezione acuta delle più elevate vie aeree che spesso può cronicizzare; colpisce le cavità vicine al naso definite seni paranasali (mascellari, frontali, etmoidali e sfenodali), ed è un bel fastidio anche per chi deve guidare l’auto: a spiegarcelo è Aldo Ferrara, professore di malattie cardio-polmonari dell’Università di Siena, e direttore dell’associazione Ego-Vai-Q (European Group On Vehicle Air Indoor). L’affezione colpisce il tratto respiratorio integrato, detto così perché funzionalmente è un epitelio di rivestimento dalla punta del naso all’ultimo alveolo polmonare. “Le sindromi che colpiscono questo tratto - dice il professor Ferrara - sono irritative, dovute cioè a fattori esogeni (polvere, virus, batteri) e danno una sintomatologia acuta transitoria. Se poi persistono, specie nelle età giovanili, ledono l’epitelio ed evocano risposte iperreattive come l’asma bronchiale e la rinite vasomotoria. Dalla rinite vasomotoria alla rinosinusite il passo è breve, ossia l’infiammazione diventa infezione e cronicizza”.

QUEI SINTOMI MENTRE SI GUIDA...
La sinusite si presenta con sintomi che sono una vera seccatura per chi guida, sino a mettere a repentaglio la sicurezza stradale: prurito al naso, starnuto, lacrimazione, rinorrea ossia secrezioni nasali, senso di occupazione nasale. Stare in auto e dover combattere con quei fastidi fa del viaggio una tortura. “Malgrado sembrino sintomi da banale raffreddore - mette in guardia Ferrara -, possono comparire durante ogni stagione e non sono da considerare mali di stagione. La rinosinusite più fastidiosa è quella estiva: con il caldo si associa a vasodilatazione del volto e aumenta la congestione nasale. Gli occhi sono più rossi, il volto appare tumefatto e caldo, insomma un panorama insostenibile d’estate. Anche il ricorso a occhiali che parano la fotofobia può essere dannoso specie se si guida dopo il tramonto (emeralopia per i miopi) o di notte. La lacrimazione gli impedisce una visione nitida che è invece appannata. Ancor più pericolosa per chi indossa l’occhiale che si appanna e per detergerlo occorrono due mani”.

STARNUTI PERICOLOSI
Attenzione, prosegue l’esperto: la cefalea comporta disattenzione alla guida e pessima perfomance, lo starnuto distrae per circa 50 msec e per 20 di questi si guida a occhi chiusi. Lo starnuto spesso si evoca spontaneamente, altre volte è eccitato dalle differenze termiche. In estate, il gradiente termico tra indoor e outdoor fa sì che si accenda la climatizzazione a valori estremi. Così, se fuori abbiamo 30 °C, in vettura si può arrivare a 22°. Questa differenza stimola l’epitelio naso-sinusale ed irrita i nervi sensoriali che lanciano un segnale elettrico al nervo vago per accendere due fenomeni: starnuto e colpo di tosse. Al contrario, in inverno, con rigide temperature esterne, la climatizzazione porta a valori, dentro l’abitacolo, molto più alti. Anche questa condizione è idonea ad evocare tosse e starnuto. “Una buona climatizzazione - spiega Ferrara - è quella che porta il gradiente termico tra interno ed esterno a una differenza di soli 4 gradi. Per esempio, 30 °C esterni e 25-26 all’interno; ovvero 6-7 all’esterno e al massimo 18-19 all’interno”. Perdipiù, la persistente ipersecrezione nasale, spesso non solo mucosa ma muco-purulenta nel segno dell’infezione, comporta la frequente detersione nasale, che è incompatibile con la guida. L’ultimo sintomo, il prurito nasale, è già fastidioso. Poi alla guida diventa pericoloso e pertanto il tragitto viene spesso interrotto per sanare alcuni di questi sintomi.

OCCHIO ALL’ASMA
È verosimile che il guidatore nella notte precedente abbia dormito male con respirazione orale, a causa della disfunzione nasale che lo obbliga a respirare con la bocca. Quindi, si alza al mattino con bocca secca, labbra irritate e disidratate e tosse irritativa. In molte situazioni, spesso nelle età giovanili, alla rinosinusite subentra la sindrome rinobronchiale caratterizzata da asma bronchiale secondario all’infezione nasale. Il paziente non sempre si rende conto della diretta relazione causale naso-bronchi ed è allarmato da sintomi respiratori che invece scompaiono dopo la cura della rinosinusite. Così, ai sintomi nasali ora descritti, si associa il rischio di crisi asmatiche lungo il tragitto con conseguenze imprevedibili.

SOLUZIONI
“Cercare di non esporsi - dice il professor Ferarar - alle intemperie o a turbative termiche, almeno finché non si risolvano i sintomi più eclatanti. Mai ricorrere a vasocostrittori nasali che già nel breve volgere di qualche settimana ‘bruciano’ i vasi del naso, rendendo poi impossibile la cura”. Questa si impone con farmaci ad hoc, antibiotici in caso di riacutizzazione, steroidi topici locali per uso spray e l’uso di antistaminici. Su questa categoria di farmaci, idonea a evocare sonnolenza per meccanismo antiserotoninico, la ricerca ha provveduto a mettere in commercio sostanze come la citirizina che non dà sonnolenza, incompatibile con la guida. Tuttavia, è meglio evitare di guidare dopo aver assunto cortisonici o antistaminici.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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