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Retrospettive

pubblicato il 24 febbraio 2013

I prototipi Ford degli anni '50, il passato vive ancora oggi

OmniAuto.it racconta la storia di uno stile nato tanto tempo fa e che è ancora in grado di influenzare il futuro dell'auto americana

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Non passa molto tempo dall'invenzione dell'automobile che ingegneri e progettisti provano a immaginare le tecnologie e lo stile delle auto del modelli del futuro. Un “gioco” che diventa più frequente nel secondo dopoguerra, quando l'industrializzazione del settore rende più semplice proporre visioni creative. Un'opportunità che viene colta con grande entusiasmo da Ford che tra gli anni Cinquanta e Sessanta sforna alcune maquette e concept che si propongono di precorrere le auto del futuro. Come avviene per la DePaolo, disegnata dall'omonimo pilota che ha vinto la 500 miglia di Indianapolis nel 1925 e poi divenuto uno dei responsabili dell'area Racing di Ford, o le Allegro I e II che in qualche modo anticipano alcuni elementi che saranno ripresi sulle Mustang.

LE CONCEPT ISPIRATE AI JET
Se alcune concept sono realistiche, altre appaiono del tutto visionarie, come quelle concepite da Alex Sarantos Tremulis, eclettico ingegnere figlio di immigrati greci che arriva in Ford all'inizio degli anni Cinquanta dopo un passato nell'industria aeronautica e presso alcuni costruttori di auto di prestigio, come Cord, Duesenberg e Tucker, dove progetta la rivoluzionaria Torpedo in appena sei giorni. Un'esperienza, quella aeronautica, che influenza subito i primi prototipi firmati alla corte di Herry, come La Tosca, nome forse dovuto alla passione per la musica di Puccini. Un modello con linee chiaramente ispirate agli aerei a reazione che stanno diventando celebri proprio in quegli anni. Una concept nata come studio per mostrare agli studenti le complicazioni della progettazione di una vettura e che ha diverse assonanze con i jet, dalla capsula in plexiglas con tetto retrattile che copre l'abitacolo, al posteriore con fari a forma di scarico di reattore e “pinne” aeronautiche.

X-2000, UN MODELLO DEI GIORNI NOSTRI
Le linee aeronautiche della La Tosca vengono esasperate nella X-2000, modello che segue la X-1000 e che prefigura le auto che si guideranno ai nostri giorni. Disegnata insieme a Bill Balla, è probabilmente influenzata dalle suggestioni dell'emergente cinematografia di fantascienza, quali “La guerra dei mondi” o “L'invasione degli ultracorpi”. La X-2000 non supera la fase di maquette in argilla, anche se alcune soluzioni stilistiche saranno riprese sulle auto Edsel, il marchio di gamma medio-alta che Ford promuove senza grande successo alla fine degli anni Cinquanta. Una di queste è frontale con elemento centrale verticale che la stampa stronca con definizioni poco simpatiche, come “collare per cavalli”, “uovo verticale” o “sedile del water”. Ad avere un futuro, però, è parte della meccanica che abbina un V8 a una trasmissione automatica e prevede sospensioni anteriori indipendenti e posteriori a balestra semi-ellittica.

PROTOTIPI A DUE E TRE RUOTE
L'esasperazione per l'aerodinamica e lo stile aerospaziale di Tremulis diventa evidente con altri progetti estremi, come la Maxima. Una tre ruote voluta per commemorare il 50° anniversario del record di velocità su terra conquistato da Henry Ford al volante della Ford 999 il 12 gennaio 1902 (147,05 km/h sul miglio lanciato contro i 136 km/h stabilito dal francese Gobron Brillié) che ha chiare ispirazioni “missilistiche”. Ancora più innovativa è la Gyron, una biposto a due ruote in grado di stare in equilibrio grazie a dei giroscopi e a due piccole asticelle che la tengono dritta a vettura ferma e si retraggono dopo la partenza. Una concept che supera lo stato di maquette e viene effettivamente realizzata in scala 1:1 ed esposta come show car durante i saloni. In realtà, al posto dei costosi giroscopi la carrozzeria in fibra di vetro nasconde un piccolo motore elettrico capace di muovere il prototipo a velocità modeste. L'idea della due ruote, comunque, piace ai responsabili Ford che provano a renderla concreta dopo l'uscita dall'azienda di Tremulis, tentativo che va in “fumo” a causa di un incendio che distrugge i progetti dell'ingegnere greco.

LE AUTO A LIEVITAZIONE
Non arriva a diventare concreto neppure il prototipo che rimarca più di tutti la passione per il volo di Tremulis, la Levicar Mach 1. Una concept monoposto che elimina le ruote e si affida alla levitazione magnetica per alzarsi dal suolo e a tre reattori per muoversi alla velocità presunta di 500 miglia orarie (oltre gli 800 km/h). Un modello che viene costruito in scala reale, ma è presto abbandonato per difficoltà tecniche e per l'alto impegno finanziario che avrebbe richiesto lo sviluppo del progetto. Gli stessi limiti che impediscono alla Volante di avere un futuro. Si tratta di un modellino in scala non funzionante che prevede tre“ventilatori” orientabili, uno davanti e due dietro l'abitacolo, in grado di sollevare il veicolo e farlo...volare.

UN FUTURO NUCLEARE
Quelli sono pure gli anni del sogno nucleare, della conversione di una tecnologia bellica addetta alla distruzione a una civile che promette di fornire energia a basso costo e con un basso impatto ambientale. Una visione idilliaca ancora non soggetta alle critiche per la sua potenziale pericolosità e per il problema ancora non risolto delle scorie radioattive. Non stupisce, dunque che in Ford pensano a concept a propulsione nucleare seguendo le orme del settore navale che pochi anni prima ha varato il primo sottomarino “spinto” da un atomo di uranio. La prima Ford a fissione è proposta da Jim Powers nel 1958, la Nucleon, una dream car realizzata soltanto come maquette in scala. Una sorta di pick up futuristica e dalle linee aerodinamiche che nel piano di carico ospita un piccolo reattore nucleare.

UN'AUTONOMIA DI 5.000 MIGLIA
La tecnologie pensata dai tecnici Ford è sofisticata e prevede un ciclo chiuso dove l'acqua scaldata dal reattore si trasforma in vapore ad alta pressione che aziona delle turbine generando l'energia necessaria per muovere l'auto, mentre l'acqua torno allo stato liquido grazie a un raffreddatore. Un sistema che dovrebbe garantire emissioni zero, assenza di rumore e un'autonomia di circa 5.000 miglia (più di 8.000 km), rinnovabile con la semplice sostituzione di un nucleo nuovo quando il primo è esaurito. A tutelare gli occupanti da possibili radiazione è il design con abitacolo spostato davanti alla ruote anteriori e la schermatura al piombo “isola” il reattore. Un'idea che è accolta con entusiasmo dal pubblico, ma che sarà abbandonata per questioni di sicurezza (un tamponamento avrebbe potuto causare una perdita radioattiva con conseguenze disastrose) e tecniche, quali la difficoltà di trovare materiali più leggeri del piombo e reattori di minori dimensioni.

LA SEI RUOTE DI TREMULIS
La variante nucleare pensata da Tremulis è ancora più rivoluzionaria, non tanto per il sistema propulsivo, ma per design e soluzioni adottate. Dopo avere passato anni a “levare” ruote, l'ingegnere greco ne aggiunge due creando un'insolita concept a sei ruote. E' la Seattle-ite XXI, che anticipa di un ventennio la Tyrrell B34, la monoposto di Formula 1 che corre a metà degli anni Settanta conquistando una vittoria al Gran premio di Svezia e arrivando terza nel mondiale del 1976 con Jody Scheckter. A differenza di Powers, Tremulis pone il reattore nucleare davanti sulle quattro ruote sterzanti. Che oltre a sorreggere il peso della schermatura dovrebbe consentire altri benefici, come una maggiore trazione ed efficienza in frenata, nonché un'aderenza superiore, in particolare sul bagnato dove l'effetto aquaplaning viene ridotto al minimo.

RIVOLUZIONE ANTICIPATA
A rendere attrattiva la Seattle sono numerosi particolari, quali il sistema che permette di fare a meno del volante per sterzare o il tetto in vetro con apertura ad ali di gabbiano e trattato in modo particolare per renderlo “termico”. Non solo. La Seattle prevede un sistema computerizzato che consente di visualizzare i dati del motore, le condizioni meteorologiche o di programmare i viaggi con tanto di indicazioni stradali e tempo stimato per l'arrivo a destinazione. Rivoluzionario è pure il sistema che permette di staccare la parte anteriore della vettura, comprensiva del “motore”, e sostituirla con un modulo più potente se si cercano le prestazioni o con meno “cavalli” se si vuole incrementare la percorrenza.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Ford , auto americane , auto storiche


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