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pubblicato il 11 febbraio 2013

Incentivi auto 2013: tante le cose che non vanno

Il 70% dei fondi andrà alle auto aziendali, i fondi a disposizione sono diminuiti rispetto al testo di legge iniziale e c’è il paradosso che quasi tutte le auto a gas non godono di incentivi

Incentivi auto 2013: tante le cose che non vanno

Gli incentivi auto 2013 sono bonus per auto elettriche, ibride, a metano e a GPL con emissioni di anidride carbonica fino a 120 g/km che lasciano l’amaro in bocca ai privati, per diversi motivi. Primo, il 70% dei fondi andrà alle auto aziendali (e al popolo della partita Iva, ossia artigiani e professionisti), ai taxi e ai noleggi. Secondo, le aziende hanno diritto agli incentivi purché si rottami un veicolo con almeno 10 anni, condizione che raramente si verifica nel settore delle flotte aziendali, degli artigiani e dei professionisti. Terzo, i privati ottengono un massimo di 5.000 euro di sconto che è molto teorico: davvero difficile che si arrivi così in alto. Quarto, i fondi a disposizione sono diminuiti rispetto al testo di legge iniziale: 40 milioni per il 2013 (anziché 50), 35 milioni (anziché 45) per ciascuno degli anni 2014 e 2015. E 4,5 milioni per ciascun anno destinati ai privati. Quinto, c’è il paradosso che - ora - quasi tutte le auto a gas non godono di incentivi; vedremo se le Case abbasseranno le emissioni inquinanti per fare in modo che i loro modelli a gas rientrino fra quelli aventi diritto allo sconto.

LE CASE ESTERE LI RICHIEDONO
Da tempo l’Unrae (Unione Costruttori esteri) chiede a gran voce al Governo incentivi per sostenere l'acquisto di tutte le diverse soluzioni tecniche adottate dalle case, dall'elettrico, all'ibrido, al metano, al GPL, adottando bonus modulari, inversamente proporzionali alle emissioni di CO2. Obiettivo, dare impulso anche ad altre filiere economiche, dalle imprese che producono colonnine di ricarica delle vetture elettriche, a quelle che fanno i kit di GPL o le infrastrutture delle stazioni di metano. E questo farebbe crescere anche l'occupazione. La stessa Unrae, a ottobre 2012, aveva già criticato i bonus per l’auto elettrica concepiti dal Governo Monti: “Gli incentivi non sostengono la domanda, non funzionano perché sono orientati quasi solo alle società, e non sono applicabili perché si chiede alle aziende, per poterne usufruire, di rottamare auto vecchie di dieci anni, che sono circa 1.600 in tutta Italia. A questo punto, sarebbe stato meglio dirottare le risorse su qualcosa di più utile, come la riduzione della pressione fiscale”. Sulla stessa linea l’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica): “Così come sono gli incentivi non servono a nulla. Invece di investire i fondi nelle infrastrutture, a fronte di un parco di auto elettriche ancora così esiguo, avrebbe avuto più senso incentivare la ricerca e lo sviluppo sulla componentistica di queste auto”.

UN CALVARIO
Per giunta, questi incentivi arriveranno al termine di un calvario politico, che la dice lunga sull’attenzione posta da chi governa al mondo dell’auto. Prima i bonus dovevano partire il 1° gennaio 2013, poi sono slittati in attesa del Decreto attuativo. Il testo doveva - indicativamente - ottenere l’ok entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (cioè entro l'11 ottobre 2012). Un termine indicativo, appunto. Che è stato dimenticato. Ora dovremmo essere in dirittura d’arrivo, si spera.

Autore: Redazione

Tag: Attualità


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