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pubblicato il 7 febbraio 2013

Dossier Auto e Salute

Incidente stradale: come superare lo choc

Andrea Casolino, medico chirurgo specialista in medicina legale, spiega quando un trauma deve essere superato con l'aiuto di un esperto

Incidente stradale: come superare lo choc

Sei fermo in macchina al semaforo rosso, assorto nei tuoi pensieri, da dietro arriva un’auto che ti tampona: a parte la paura iniziale (può durare qualche giorno), è anche possibile che il trauma psicologico duri più a lungo. Figuriamoci cosa può accadere se l’incidente è più grave, con impatti violenti o terribili: lo choc non è mai da sottovalutare. Può perfino impedire di tonare al volante, o può renderci troppo tesi alla guida. Ce lo conferma Andrea Casolino, medico chirurgo specialista in medicina legale: “Un sinistro può avere ripercussioni non solo fisiche, e causare un trauma psichico e psicologico che, se trascurato, può ‘cronicizzarsi’ e avere ripercussioni sulla vita d’ogni giorno”.

INCIDENTE STRADALE E CHOC IN PAROLE SEMPLICI
“Senza voler entrare nello specifico di argomenti molto complessi e specialistici - dice Casolino -, è possibile semplificare: come in altri accadimenti di valenza ‘stressante’, anche in caso di incidenti stradali una certa percentuale di soggetti può sviluppare quelle che tecnicamente, in gergo psico-patologico clinico e forense, si chiamano ‘reazioni a eventi’. Tali reazioni dell’individuo sono manifestazioni psicopatologiche reattive all’evento traumatico”. Ed ecco il guaio: “Non sempre vi è una comprensibile, o quanto meno apparente, proporzione tra causa (incidente stradale che rappresenta il potenziale psicotossico) ed effetto (reazione psicopatologica all’evento). Se infatti alcuni eventi possono essere talmente gravi (nella dinamica e nelle conseguenze) da essere indiscutibilmente idonei a cagionare l’effetto psicopatologico, in altri casi la risposta ‘disadattativa’ appare sproporzionata rispetto alla cosiddetta ‘vis lesiva’”. Insomma, è tutto molto soggettivo. “Esistono eventi - spiega l’esperto - che determinano una efficienza lesiva di valore ‘assoluto’ e quindi non suscettibili di valutazione soggettiva, ovvero eventi che sono oggettivamente gravi e non semplicemente percepiti come tali dal soggetto che li subisce. In questi casi, si sviluppa un quadro sintomatologico abbastanza tipico e denominato ‘disturbo acuto da stress (DAS)’, se la sintomatologia è di durata limitata (inferiore a un mese), oppure un ‘disturbo post traumatico da stress (DPTS)’, quando dura oltre un mese. Che rappresenta una risposta dell’individuo a eventi che possono essere descritti come ‘al di fuori delle normali esperienze umane’ e quindi ‘di universale eccezionalità’”. Qualche esempio? Incidenti con dinamica maggiore, concreto rischio di morte del soggetto, gravi lesioni o morte di persone affettivamente legate al soggetto.

LA PAURA NON E' SOLA
Sono due le caratteristiche che permettono di delineare la diagnosi di DPTS: “Un criterio soggettivo - continua Casolino - che preveda una risposta emotiva caratterizzata da paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore; un criterio oggettivo rappresentato dall’esposizione a un evento traumatico che, pur compreso in quanto appena descritto, deve comunque essere di estrema gravità”. Altro elemento necessario alla formulazione di questa diagnosi è la presenza di una sintomatologia specifica caratterizzata da ricordi intrusivi dell’evento traumatico (sogni terrifici o incubi notturni) con rievocazione dell’evento traumatico. Che viene rievocato con notevole disagio psicologico in rapporto a situazioni che lo ricordano. E ancora: disturbi del sonno; irritabilità; disturbi mnesici e attentivi; aumentata reattività. Questi sintomi, nel complesso, compromettono il funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti del soggetto.

QUANDO E' IMPORTANTE CONSULTARE UNO SPECIALISTA
Proprio per la gravità dell’evento stressante e delle conseguenze sulla vita del soggetto è importante ricorrere a cure specifiche di natura farmacologica e/o psicologica (sotto il diretto controllo degli specialisti deputati). Quando invece ci troviamo di fronte a incidenti con connotazione di minor gravità, la risposta del soggetto può comunque essere sproporzionata in quanto egli la percepisce “soggettivamente” come grave (con ampia variabilità per le diverse risposte individuali). Sentiamo Casolino: “In questi casi, trattasi di eventi di ‘individuale eccezionalità’, con la conseguente abnorme risposta emotiva e comportamentale inquadrata clinicamente nei ‘disturbi dell’adattamento (DA)’”. C’è la compromissione dei livelli di funzionamento sociale e lavorativo. Quando questo disturbo si esaurisce nell’arco di sei mesi, si tratta di una manifestazione acuta e transitoria; quando il disturbo persiste invece oltre sei mesi (per il perdurare del fattore stressante o delle sue conseguenze) diventa una forma cronica.

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Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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