dalla Home

Retrospettive

pubblicato il 3 febbraio 2013

Volvo 245, la prima wagon moderna

Presentata nel 1974, la familiare svedese rimane sul mercato fino al 1993 puntando su sicurezza e affidabilità

Volvo 245, la prima wagon moderna
Galleria fotografica - Volvo 245Galleria fotografica - Volvo 245
  • Volvo 245 - anteprima 1
  • Volvo 245 - anteprima 2
  • Volvo 245 - anteprima 3
  • Volvo 245 - anteprima 4
  • Volvo 245 - anteprima 5
  • Volvo 245 - anteprima 6

Fino agli anni Settanta le versioni familiari sono rare e poche apprezzate. In Europa la Fiat 1100 Giardinetta realizzata nel 1946 da Mario Revelli per la carrozzeria Viotti non ha grande seguito e le auto con vano allungato, pur se iniziano ad essere proposte dalle stesse Case automobilistiche, rimangono circoscritte a un'utenza lavorativa o poco più. La prospettiva si allarga con il lievitare dei salari e con il crescere dell'interesse per il tempo libero che rende attrattivi i modelli con grande capacità e versatilità di carico. Un nuovo mercato che la Volvo, che vanta una buona esperienza nel settore con la Duett e la 145, riesce a cogliere proponendo quella che da molti è considerata la prima station wagon dell'era moderna, la 245.

IL DEBUTTO NEL 1974
Il nuovo modello debutta sul mercato nel 1974 deludendo coloro che si aspettano grandi rivoluzioni. La Serie 200, comprendente le berline a due (242) e quattro (244) porte e la station wagon (245), non sembra differire molto dall'antenata creata nel 1966, la Serie 100. Il design di Jan Wilsgaard si basa essenzialmente sul modello appena uscito dal listino aggiornato nelle linee. Dalla 145 derivano pure il pianale, buona parte degli interni e quasi tutta la meccanica dall'impostazione classica: motore longitudinale anteriore e trazione posteriore. Gli stessi propulsori non sono altro che l'evoluzione dei precedenti, con il 4 cilindri di 2127 cc da 97 CV affiancato dall'unità da 1986 cc destinata ai mercati, come quello italiano, dove sono in vigore norme fiscali che penalizzano le auto equipaggiate con motori con cubature superiore ai 2 litri.

RIVOLUZIONE NASCOSTA
Se l'apparenza non entusiasma, a suscitare interesse sono le soluzioni nascoste sotto la carrozzeria che rappresentano la sintesi delle ricerche sviluppate dal Volvo Technical Centre negli ultimi anni e sperimentate sulla VESC, la Volvo Experimental Safety Car del 1972. Una concept che ingloba 70 innovazioni tecnologiche a favore della sicurezza, quali scocca a deformazione programmata, ABS con quattro freni a disco dotati di circuiti separati, airbag anteriori e cappelliera posteriore gonfiabile, cinture di sicurezza automatiche, piantone dello sterzo collassabile e sospensioni McPherson. Una serie di soluzioni che, assicurano i tecnici svedesi, garantisce la protezione degli occupanti per impatti fino a 80 km/h. E che, in parte, è riversata sulla Serie 200 facendola diventare il nuovo punto di riferimento automobilistico in materia di sicurezza, un'impronta che, insieme all'affidabilità, segnerà il successo dei modelli scandinavi.

UN BAGAGLIAIO DA RECORD
La miscela tra passato e futuro consente a Volvo di proporre un modello innovativo ad prezzo competitivo. L'adozione di numerosi componenti del passato, infatti, permette di contenere i costi di progettazione e di ridurre quelli di produzione. A rendere attrattiva la 245 sono pure gli allestimenti, con finiture e materiali studiati per durare nel tempo e con una buona dotazione di serie per le due versioni previste, la L (Luxe) e la DL (De Luxe), che include alcune raffinatezza, come gli agganci delle cinture di sicurezza anteriori illuminati. A sedurre, naturalmente, è anche la grande capacità di carico di una vettura lunga quasi 5 metri e con un vano reso versatile dalla possibilità di abbattere i sedili posteriori.

LA 260 STATION WAGON
Ad arricchire l'offerta commerciale arriva nel 1975 la 265, variante derivata dalla berlina presentata l'anno prima con la sigla 264, ovvero la Serie 200 con motore 6 cilindri a V. Si tratta di un'unità di 2.664 cc capace di erogare 125 CV e nota come PRV dalle iniziali dei costruttori che l'hanno progettata nel 1971: Peugeot, Renault e Volvo. Abbinata a un cambio a 4 marce con overdrive (a richiesta l'automatico), si differenzia dalla 245 per gli interni più eleganti e per il disegno del frontale con calandra cromata e fari rettangolari anziché con mascherina in plastica e fari rotondi incassati della 240. Un modello che non riscuote grande successo e che nel corso degli anni subisce varie evoluzioni stilistiche e meccaniche. Le più rilevanti risalgono al 1980 e riguardano l'inedito V6 a iniezione da 2849 cc che consente di avere prestazioni elevate. A differenza della 245, la 265 ha vita breve ed esce dai listini nel 1982 per lasciare posto alla 760, modello che, per altro, conserva diversi elementi della vettura. Nel corso degli anni è prodotta pure una versione speciale, la TE (Top Executive) derivata dalla limousine 264 creata da Bertone, con passo allungato che consente di ricavare tre file di sedili e ospitare di sette passeggeri.

SICUREZZA CERTIFICATA
A contribuire al successo della 265 arrivano importanti riconoscimenti. Nel 1975 l'Associazione automobilistica svedese assegna alla Volvo la medaglia d'oro per i dispositivi di sicurezza adottati sulla Serie 200. L'anno dopo a sottolineare l'eccellenza del modello è l'ente statunitense per la sicurezza stradale (NHTSA, National Highway Traffic Safety Administration) che acquista diverse 240 per usarle come punto di riferimento per la definizione dei nuovi standard di sicurezza per tutte le nuove auto commercializzate negli USA. A dare impulso alle consegne è pure dall'introduzione (su alcuni mercati) di una nuova garanzia, la VSG, che tutela i clienti da eventuali costi di riparazione e manutenzione straordinari nei primi tre anni di vita della vettura. Ma soprattutto i riscontri positivi che arrivano dai proprietari, in particolare americani. Il risultato è che Volvo passa indenne la recessione delle vendite dovuta alla prima crisi petrolifera e segna record di produzione e di fatturato che, nel 1978, per la prima volta supera la soglia dei 10 miliardi di corone svedesi.

LA MILIONESIMA “200”
A mantenere viva la domanda della Serie 240 sono i costanti aggiornamenti. Il principale è il già citato facelift del 1980 che apporta modifiche all'estetica della carrozzeria e agli interni della 265. La novità più importante, però, è il debutto di un'unità a gasolio, il 6 cilndri di 2.383 cc di 82 CV di origine Volkswagen. Un motore che consente buoni risparmi dal distributore, ma che sarà ricordato per la sua fumosità, non proprio ecologica. L'anno successivo Volvo festeggia la milionesima “200” prodotta (una station wagon di colore argento uscita dallo stabilimento di Göteborg), la leadership continentale nel comparto delle familiari e nella classifica dei marchi europei venduti negli USA. Altre novità arrivano negli anni seguenti, come la 245 Turbo spinta da un 4 cilindri di 2 litri capace di erogare 155 CV e di fornire prestazioni sportive, o la nuova denominazione degli allestimenti: GL (Grand Luxe), GLE (GL Executive) e GLT (GL Touring). Dal 1983 cambiano pure le sigle sul portellone, ora con la sola dicitura 240 per berlina e station wagon. Tra gli altri aggiornamenti ricordiamo le migliorie ai motori esistenti che consentono maggiore potenza (il 2.0 arriva a 106 CV) e minori consumi, nonché l'adozione del convertitore catalitico e sonda Lambda e di diversi accessori per la sicurezza dei bambini, tra i quali il seggiolino rivolto in senso opposto a quello di marcia per bambini fino a quattro anni di età.

LA POLAR E LA SUPER POLAR
Nel 1989, a 15 anni dal debutto, la 240 è ancora soggetta a modifiche. La gamma viene semplificata tenendo in listino soltanto il 4 cilindri benzina da 2316 cc con marmitta catalitica e il diesel 6 cilindri 2.4. Unica eccezione il mercato italiano dove continua a resistere il 2 litri. Ed è proprio nel nostro Paese che la 240 trova gli ultimi anni gloriosi di vita grazie alla Polar, versione dal prezzo competitivo e dalla dotazione di buon livello. Il successo è immediato, tanto che l'anno seguente Volvo Italia introduce sul mercato la Super Polar, variante più costosa ma con una dotazione di serie invidiabile che, tra l'altro, comprendeva ABS, aria condizionata, interni in pelle, quattro alzacristalli elettrici e specchietti regolabili con pulsante e riscaldabili. E' l'ultima 240 prima della fine della produzione nel 1993. Una storia lunga vent'anni chiusa con 2.862.573 esemplari costruiti, dei quali 994.212 station wagon (le 245 sono 959.151, le 265 appena 35.061).

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Volvo , auto europee


Top