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pubblicato il 28 novembre 2006

China Auto Show 2006: citycars, minivans, suv e cuv (prima parte)

China Auto Show 2006: citycars, minivans, suv e cuv (prima parte)
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Si è concluso ieri a Pechino, dopo 9 giorni, l'omonimo Salone dell'Auto la cui importanza può essere riassunta semplicemente dai numeri della Cina (paese): 1,3 miliardi circa di abitanti con 6 milioni di veicoli nel venduti nel 2005 (+ 14,3% sul 2004). Massiccia è stata la presenza delle Case straniere che fabbricano in loco e, per quanto attiene ai prodotti locali, abbiamo registrato un notevole miglioramento nella loro linea e qualità.

Prima di descrivervi le novità più significative è opportuno precisare che questo articolo è stato scritto, come il "Famolo Santo" su Schumacher di qualche settimana fa, a quattro mani: le due di Leonardo Dini che dalla Cina ci presta di volta in volta occhi, orecchie ed un acuto spirito di osservazione e le mie che, quando necessario, riorganizzano e talvolta integrano, il materiale inviato.
Abbiamo puntato ad una carrellata che evidenzi l'effervescenza delle Case e la creatività (più o meno autonoma) dei designers, senza soffermarci sulla descrizione tecnica di modelli che rimarranno probabilmente allo stato di prototipo o che non saranno commercializzati, perlomeno a breve, su mercati come i nostri, dove sono richiesti elevati standard di sicurezza e di rispetto dell'abiente. Ci ripromettiamo viceversa alcuni approfondimenti su alcuni dei modelli che verranno esposti al prossimo Motor-Show di Bologna e al quale hanno già dato la loro adesione la Great Wall, la Martin Motors e la Katai.

Se le premesse di un Salone del genere erano molto positive in termini di numero di novità, ci ha fatto piacere scoprire in poche ore di visita che sono quasi del tutto spariti gli obbrobri stilistici di qualche anno fa, con i quali i cinesi si ispiravano ai giapponesi realizzando però auto con due dita di spazio tra portiera e corpo-vettura nonché caratterizzate da una imbarazzante presenza di colature di vernice, dall'utilizzo di plastiche di qualità "non eccelsa" ecc. Intendiamoci, difetti come quelli citati sono in alcuni casi ancora presenti, ma in misura decisamente inferiore. Potremmo tranquillamente dire che al momento i fabbricanti cinesi hanno nel mirino, ormai non a grande distanza, i loro concorrenti coreani e, visto l'abbrivio che hanno, è lecito pensare ad un aggancio prima di quanto gli stessi coreani si aspettino.
I modelli fotografati sono quelli destinati ad avere un certo successo commerciale, alcuni con linee molto gradevoli, altri fortemente innovativi, altri ancora con porte "a vento" o cruscotti sperimentali, con volantini in stile cloche aeronautica. evidente la grande ricerca dei dettagli (belle anche la ZOE della Renault una 3 posti assimetrica rossa con gli occhi grandi che sembra un soggetto del recente film di animazione CARS, con una rete copri bagagli molto bellina e la Suzuki IONIS o qualcosa di simile.

CITYCARS - MINIVANS - VANS - SUV - CUV

Questo raggruppamento, very promising sin dall'inizio, ha poi mantenuto le promesse svelando al pubblico molte piacevoli novità; la fantasia e lo spirito di "emulazione" sono andati veramente a briglia sciolta e se ne sono viste, letteralmente, di tutti i colori! E noi da questi, inusualmente, partiamo:

Aragosta metallizzato: è un bel colore, che vivacizza una Yalis apparentemente medio-piccola, caratterizzata da un frontale complessivamente importante che riecheggia, nella zona fari-calandra il family-feeling Renault/Nissan e nell'importante fascione inferiore, la bocca della Mazda RX8.

Arancio chiaro e Giallo: sono i colori delle Chery "Lei" e "Lui", rispettivamente berlina e coupé 5 e 3 porte, disegnate in Italia dalla Torino Design.

Azzurro metallizzato: è il colore scelto per una Liebro dalla carrozzeria importante, che riecheggia nella parte anteriore i SUV Audi e, nelle bombature dei passaruota posteriori, i Land Cruiser Toyota; questa Simil Q7, di dimensioni simili a quelle della Volkswagen Touareg, costera' 1/3 o 1/4 della tedesca. Non bellissima la terza luce dietro e l'auto sembra anch'essa ispirata a "CARS".

Bianco, nero e arancio: tutti allegramente coesistenti sul piccolo Liebro pick up (dimensioni simili a quelle di una Fiat 500) che a Notaro ricorda, nello spirito, alcuni esemplari della vecchia Fiat 127 Pick-up (forse la versione brasiliana) che venivano customizzati dai loro proprietari all'insegna del più sfrenato "vorrei tanto ma non posso...." mentre a Leonardo Dini ha fatto nuovamente venire in mente, cicciottella com'è, una delle auto protagoniste di CARS!

Carta da zucchero metallizzato: che dire? Il colore sta benissimo a questa BE-GO dall'aspetto dejà vu che però, siccome costera' in Cina sui 5.000 euro si potrebbe definire un prodotto... validissimo.

Grigio-argento metallizzato: è il colore scelto dalla Roewe (il marchio della SAIC che produce l'ex Rover 75) per una berlina il cui frontale ricorda da una parte la Rover 75 (appunto) e dall'altra, per l'andamento della calandra, l'Audi. In questo caso però i diritti sono stati acquistati regolarmente.

Nero opaco e arancio: la China ha scelto questa combinazione per attirare l'attenzione su una vettura che, a dar retta alla foto del muso, complice anche la prospettiva dal basso, sembra una Bat-Mobile mentre le foto della mezza fiancata anteriore e della fiancata completa con modella le restituiscono la sua natura di piccola monovolume familiare; belli i cerchi in lega e le maniglie incassate; particolarità degne di nota sono infine il volante quadro ed il piccolo cruscotto a scomparsa grande come un passaporto (tipo navigatore satellitare, per intenderci) che forniva direttamente su uno schermo le informazioni richieste!

Rosso arancio di tonalità vagamente maranelliana e nero opaco: vestono una una vettura non identificata che dalla prospettiva offerta sembra una monovolume 4/5 posti con una calandra che ricorda, in maniera molto tozza, il muso delle Aston Martin anni '50/'60 (provate ad immaginare la stessa mascherina abbassata ed allargata e poi ci dite...).

Verde pisello metallizzato: caratterizza la Great Wall "Cool-bear" che ricorda una analoga Dream car giapponese esposta all'ultimo salone di Tokyo; è piuttosto bella con 9 led al posto dei fari, con un ampio vano di carico, interni gradevoli senza essere spaziali, con una linea che, pur se squadrata come una scatola di scarpe, è tutto sommato gradevole.

[Segue...]

Autore: Leonardo Dini e Giovanni Notaro

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