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Retrospettive

pubblicato il 6 gennaio 2013

Toyota Land Cruiser, l’incrociatore terrestre

Nata nel 1951, è giunta ai giorni nostri diventando una della 4x4 più vendute al mondo con oltre di 6 milioni di unità

Toyota Land Cruiser, l’incrociatore terrestre
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Uscito sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale, il Giappone decide di superare l’orrore delle atomiche di Hiroshima e Nagasaki adottando una costituzione pacifista ed enfatizzando i diritti umani e le istituzioni democratiche. E avviando un programma di sviluppo industriale imponente che porterà il paese del Sol Levante a diventare una delle potenze economiche del mondo. Un’ascesa supportata dall’occupante statunitense interessato a consolidare la propria influenza politica nell’area e di servirsi delle aziende del territorio per soddisfare le esigenze locali. Come quella di muovere con agilità le proprie truppe sui terreni accidentati della vicina Guerra di Corea che induce i vertici dell’esercito a commissionare un veicolo 4x4 a Toyota.

SVILUPPATA IN SEI MESI
Il marchio delle tre ellissi accetta di buon grado il progetto imposto dagli americani, che si rileva un’ottima opportunità per rilanciare la produzione dopo l’interruzione bellica. Lo sviluppo del nuovo veicolo comincia riprendendo il piano avviato durante il conflitto per realizzare un camion a trazione integrale, l’AK-10. Una base che soddisfa le richieste di robustezza volute dai militari USA e che rende molto più celere la progettazione del mezzo. Per mettere a punto il modello definitivo i tecnici giapponesi impiegano solo sei mesi, anche perché il lavoro si concentra sulla meccanica, mentre per carrozzeria e allestimenti ci si ispira agli spartani esempi delle 4x4 esistenti, la Willys e la Land Rover.

IN PRINCIPIO SI CHIAMA BJ
I collaudi della prima 4x4 Toyota sono intensi e procedono alacremente per concludersi nel luglio del 1951 con una prova ad effetto di uno dei collaudatori più apprezzati del marchio, Ichiro Taira. Ispirandosi al samurai Heikuro Magari che nel 1634 si arrampicò a cavallo per la scalinata del tempio di Atago, Ichiro sale al volante del nuovo modello gli scalini del tempio di Fudo di Okasaki suscitando grande stupore e convincendo anche i più scettici della validità del progetto. La presentazione ufficiale del modello avviene poche settimane dopo alla stazione ferroviaria di Tokio dove Toyota espone 26 novità, tra le quali l’insolita 4x4 battezzata con la semplice sigla BJ.

DERIVATA DA UN AUTOCARRO
Realizzata su un telaio in acciaio a traverse, la 4x4 di Toyota ha una carrozzeria squadrata con copertura in tela che ricorda da vicino le rivali dell’epoca, dal quale eredita alcune soluzioni come il parabrezza ribaltabile sul cofano che, però, sulla giapponese può essere pure alzato verso l’alto. L’abitacolo, pensato per ospitare quattro persone, è essenziale e ha i sedili anteriori ravvicinati, fattore che in combinazione con le grandi dimensioni del volante, rende poco agevole sterzare. A ricordare che il modello deriva da un veicolo industriale è la stazza di 1.875 kg, dei quali 275 dovuti al solo gruppo frizione, e il motore. Si tratta del Tipo B, un sei cilindri con valvole in testa derivato da un autocarro GM con cilindrata di 3386 cc e potenza di 85 CV. Un’unità non molto performante, ma estremamente robusta e affidabile, al quale è abbinata una trasmissione a quattro velocità con riduttore e la trazione di tipo integrale. Tra i pochi accessori forniti in dotazione spiccano un set di attrezzi e il serbatoio del carburante ausiliario.

DAL 1953 DIVENTA LAND CRUISER
Il costante incremento della domanda mondiale di fuoristrada induce la dirigenza Toyota a pensare di realizzare delle varianti civili e ad allargare l’offerta con altre tipologie di carrozzerie. Nel giro di pochi anni arrivano sul mercato la versione chiusa con tetto in metallo, una con posteriore allungato nelle configurazioni pick up e trasporto passeggeri (8 posti, 2 davanti e 6 dietro). Aumenta pure la possibilità di personalizzazione, ad esempio, scegliendo di riporre la ruota di scorta sul parafango anteriore, sul portellone e sotto il pianale. A cambiare è anche il nome che, dal 1953, assume la denominazione attuale grazie a Hanji Umehara, allora amministratore delegato di Toyota: Land Cruiser, l’incrociatore terrestre.

LA SERIE 20 DEGLI ANNI ‘50
La vera svolta per il futuro della nuova off road avviene a metà degli anni Cinquanta, un periodo florido per il Giappone e per Toyota, ora con una rete di vendita più efficiente. A dare slancio alle consegne è il debutto della Serie 20 della Land Cruiser, un modello pensato per l’impiego civile e che segna lo sbarco sui mercati esteri, in particolare negli Stati Uniti dove la Land arriva nel 1958 con la variante FJ25. A decretare il successo della nuova Cruiser sono l’ampliamento della gamma con numerose versioni (diverse per passo, tipologia di carrozzerie e trazione, anche 4x2) e l’evoluzione generale del modello che ora è più gradevole alla vista, più confortevole alla guida e con un abitacolo più accogliente. A livello meccanico la principale novità è l’arrivo accanto al motore Tipo B dell’unità Tipo F, un 6 cilindri a benzina di 3,9 litri con 105 CV destinato ad avere una lunga vita e inizialmente abbinato a un cambio a tre velocità. Di questo periodo sono pure la prima variante lunga, la FJ28VA (lunga 422,5 cm anziché 383,8 della BJ25) del 1958, e l’avvio della produzione in Brasile. Una serie di novità che faranno crescere la produzione da pochissime unità (nei primi due anni la BJ è assemblata in meno di 100 esemplari) a numeri più rilevanti: più di 1.000 nel 1956, 3.770 nel 1959, penultimo anno di vita prima del debutto della Serie 40.

SERIE 40: 25 ANNI DI SUCCESSI
Il boom delle vendite giunge con la successiva Serie 40, modello presentato nel 1960 e che resiste nei listini mondiali di Toyota fino al 1984. Un quarto di secolo nel quale la 4x4 giapponese entra definitivamente nella storia dell’auto battendo record di vendite in continuazione. L’ascesa delle consegne è impressionante: dalle 3.323 consegne del 1960 si sale a quota 12.639 nel 1965, a 30.013 nel 1970, a 108.697 nel 1977 fino all’apice 129.525 del 1982. Un crescendo che porta la Land Cruiser a tagliare il traguardo del primo milione di unità prodotte nel 1981. A decretarne il successo sono molti fattori, a cominciare dalla moderna linea di montaggio che consente di incrementare la produzione e di migliore qualità e affidabilità, due fattori che risulteranno vincenti. Migliorano pure l’estetica, il comfort e le prestazioni in strada e nell’off road, tanto che la versione d’accesso, la FJ40 con motore “F” da 3.9 e potenza elevata a 125 CV, è in grado di viaggiare a 135 km/h e di superare pendenze di 46 gradi. Altre attrattive sono l’introduzione della prima unità a gasolio nel 1967, il 6 cilindri di 3.576 cc seguito dal più noto 4 cilindri da 3 litri con 85 CV del 1974, e l’ampia gamma. In listino ci sono versioni con diversi passi, con tetto morbido o in metallo, con carrozzeria a 2 e 4 porte e con configurazioni autocarro leggero e pick-up.

LA CONQUISTA DEL MONDO
Durante il periodo di vita della Serie 40 Toyota diversifica la produzione della Land Cruiser introducendo sul mercato altre varianti di interesse, come la prima Station Wagon (Serie 55, 1967-1980) destinata a conquistare i sempre più esigenti mercati del Nord America, e la successiva Serie 60 (1980-1989), ancora potente, grande e lussuosa. A porre fine alla storia della “40” è, invece, la Serie 70 del 1984 che segna un salto evolutivo per meccanica e design. A rimanere invariato sono le doti di robustezza, di affidabilità e comportamento nel fuoristrada estremo che l’hanno portata a calcare i più svariati terreni, dalle sabbie del Sahara ai ghiacci dell’Antartide. Caratteristiche che rimarranno nelle Serie successive, dalla “80” (1989-1998) e “90” (1996-2002) alle più recenti Land Cruiser “100”, “120” e “150”. Modelli che porteranno la produzione della 4x4 giapponese ad essere presente in oltre 190 paesi del mondo e a superare i 5 milioni nel 2006 e la soglia dei 6 milioni in tempi recenti.

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Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Toyota , auto giapponesi


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