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pubblicato il 21 dicembre 2012

Benzina: sindacati gestori versus Eni

È scontro fra i rappresentanti dei benzinai e la Compagnia

Benzina: sindacati gestori versus Eni

Sindacati dei gestori di benzina contro Eni, atto secondo. Dopo le polemiche estive per lo scontone Eni che “danneggiava i gestori”, dopo che “l’andamento delle vendite sulla rete autostradale - dice il sindacato Anisa -, in continuo calo dal 2003, ha registrato un più drammatico crollo, su cui le politiche dei mega sconti praticati sulla rete ordinaria e negati alle aree di servizio delle autostrade e delle tangenziali portano la responsabilità”, ecco un’altra iniziativa della Società che provoca un terremoto. L’Eni, dice il sindacato Figisc, ha selezionato un gruppo di impianti per testare l'attività di distribuzione di prodotti in modalità esclusivamente self service. È quanto evince dal contratto che la ‘Staffetta” ha potuto visionare e che il Cane a sei zampe sta sottoponendo in questi giorni ai gestori degli impianti selezionati per rientrare nel progetto”.

CONTRATTO D’OPERA
Secondo quanto racconta la “Staffetta”, al gestore - che potrà ancora occuparsi delle attività non oil - viene offerto un contratto d'opera, cioè di trasformarsi, per quanto riguarda le attività oil, in prestatore d'opera. Al quale spetteranno i compiti di presidio dell'impianto per garantire la piena efficienza dei beni strumentali alla vendita automatizzata; l'ottimale approvvigionamento dell'impianto; la verifica della regolarità dello scarico; la compilazione delle scritture fiscali e contabili e dei registri; il mantenimento in efficienza e in esercizio dei serbatoi, dei misuratori e degli accettatori di banconote; l'aggiornamento dei prezzi; la pulizia dell'impianto; la garanzia della continuità dell'attività di approvvigionamento e vendita dei prodotti petroliferi. Il prestatore d'opera non avrà vincolo di subordinazione nei confronti dell’Eni né avrà alcun vincolo di presenza presso l'impianto se non quello, da lui stesso individuato, necessario all'esecuzione dei compiti definiti dal contratto. Il compenso è di 8.000 euro l'anno oltre Iva con cadenza mensile di 666,67 euro.

UNA SEGNALAZIONE
I sindacati non ci stanno. Faib, Fegica, Figisc stanno provvedendo alla segnalazione al ministero per lo Sviluppo economico (nel quadro della richiesta di attivazione della procedura del Decreto 32/1998 di mediazione delle vertenze collettive aperte con tutte le aziende petrolifere) di quanto sta succedendo. Secondo i sindacati, c’è una “reiterazione dei comportamenti adottati in violazione delle previsioni di legge in materia di nuovi contratti e di condizioni economico-normative tra gestore e Compagnia”. Non solo: l’iniziativa Eni, assunta senza alcuna informazione alle organizzazioni di categoria, “chiarisce più di ogni altra azione quale sia l’intendimento clamorosamente elusivo e apertamente dispregiativo da parte delle aziende dei contenuti e dei metodi di definizione di quelle nuove forme contrattuali che la legge sulle liberalizzazioni prevede siano concertate tra le organizzazioni di rappresentanza di gestori e proprietari degli impianti, e successivamente tipizzate e depositate al ministero”. Sempre stando ai sindacati, è “un chiaro tentativo di inasprimento dello scontro in atto sulle vertenze aperte all’interno del settore”.

INTANTO, LA SPESA SALE
Al di là delle polemiche, gl’italiani che nel 2012 sono andati a fare rifornimento nelle pompe di benzina sulla rete distributiva della pubblica viabilità hanno acquistato ben il 9% di prodotto in meno, ma hanno speso addirittura il 7% in più. Parliamo dei consumi effettuati sulla rete della viabilità pubblica ordinaria e autostradale: qui sono stati comprati - tra benzina e gasolio - da gennaio a novembre 2012 circa 26,8 miliardi di litri contro i 29,5 del medesimo periodo del precedente esercizio; un crollo di oltre 2,750 miliardi di litri. Da gennaio a novembre del 2011, la spesa era stata di 43,6 miliardi di euro, di cui 22,2 di imposte e 21,4 dovuti al costo del prodotto e della distribuzione: nell’identico periodo 2012, la spesa è stimata ammontare a 46,5 miliardi di euro, di cui 25,4 di imposte. Le tasse si confermano così una spada di Damocle sull’automobilista che fa il pieno.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , scioperi


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