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Retrospettive

pubblicato il 30 dicembre 2012

Opel Manta, la "razza" anti Capri

Nata nel 1970 per contrastare la sportiva Ford, è prodotta per 18 anni in oltre un milione di esemplari

Opel Manta, la "razza" anti Capri
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La rivalità tra Ford e General Motors ha origini antiche e ha come campo di battaglia privilegiato il segmento delle sportive. Se oltreoceano a dividere i cuori degli appassionati degli anni Sessanta sono la Mustang e la Chevrolet Corvette, in Europa l’entusiasmo suscitato dalla presentazione al Salone di Bruxelles del 1969 della Ford Capri provoca l’immediata reazione della dirigenza di Opel, filiale del Vecchio Continente della GM. L’idea è di affiancare alla piccola coupé GT, incapace di competere con la nuova sportiva Ford per prestazioni e dimensioni, un modello più performante e di maggiore fascino. Nasce così il progetto 1450 che in breve tempo porta alla nascita dell'anti Capri, la Manta.

SI BASA SULL’ASCONA
Il primo problema da affrontare per lo sviluppo della futura coupé è il tempo. Per non concedere troppo vantaggio all’agguerrita Capri si deve fare in fretta. La soluzione pensata dai vertici di Rüsselsheim è di aggregare la progettazione della coupé con quella della berlina di classe media che andrà ad inserirsi tra la Opel Kadett e Rekord, la Ascona. Una scelta che consente di realizzare componenti in comune e ridurre drasticamente i mesi di sviluppo. A tal fine si decide pure di sfruttare il più possibile le meccaniche già esistenti su altri modelli in gamma, pur non stravolgendo l’impostazione di base che, per la coupé, prevede un abitacolo per quattro persone e la trazione posteriore. Tra le direttive imposte ai tecnici dai vertici ci sono pure il prezzo competitivo e la linea aggressiva.

LINEE IN STILE USA
Per il design Chuck Jordan, allora capo del Centro Stile, si ispira alla produzione GM dell’epoca, compresa la Corvette che sta riscuotendo grande consenso con la C3 oltreoceano. Rispetto alla supercar USA, la coupé europea ha minori velleità sportive e, di conseguenza, i tratti devono essere meno estremi. A rimanere, però, sono la linea fluida con coda sfuggente studiata alla galleria del vento e alcuni elementi distintivi, come i quattro fari rotondi posteriori. A rendere dinamica la Manta è pure il frontale con un quartetto di gruppi ottici tondi racchiusi nella calandra con cornice cromata e “sottolineati” dal parafango in acciaio. Di impronta sportiva è pure l’abitacolo con cruscotto a elementi circolari e leva del cambio corta. A stupire, per la categoria di auto, è però l’ampio spazio riservato ai quattro occupanti e ai loro bagagli. Se l’involucro è innovativo, più classica è la meccanica che prevede un assale rigido nel retrotreno, la trazione posteriore e un impianto frenante di tipo misto. Il cambio a quattro velocità e la gamma motori con albero a camme laterale e alimentazione a carburatore derivano dalla collaudata produzione Opel, in particolare da Kadett e Rekord. Nello specifico le unità disponibili al debutto sono tre, il piccolo 4 cilindri di 1,2 litri che eroga 60 CV e consente alla Manta di raggiungere i 145 km/h, un 1.6 nelle configurazioni da 68 e 80 CV e velocità di 154 o 164 km/h e il più prestante 1.9 di 90 CV che “tocca” i 170 km/h.

IL DEBUTTO NEL 1970
La sviluppo della Manta procede a ritmo di record, tanto che la presentazione ufficiale della coupé avviene il 9 settembre del 1970, quasi due mesi prima dell’Ascona. Gli allestimenti previsti sono tre: S, SR e L, lettera quest’ultima che si riferisce a Lusso ed è riservata soltanto ai mercati più ricchi, Italia esclusa. Le altre versioni hanno dotazione identica, con la SR che differisce per i sedili sportivi, la strumentazione supplementare, i cerchi dal disegno inedito e per la carrozzeria decorata con strip adesive e il cofano nero. Se negli Stati Uniti, dove è commercializzata con il nome di 1900 Sport Coupé, è accolta con freddezza, in Europa la Manta riscuote buoni consensi. Malgrado le vendite soddisfacenti, la sportiva GM non riesce però nell’intento iniziale, cioè contrastare la rivale Capri. A favore della coupé Ford è soprattutto la gamma più estesa che comprende cinque allestimenti e un’offerta di motori più estesa che include unità a 4 o 6 cilindri con cubature da 1,3 e 3 litri e potenze che arrivano fino ai 150 CV.

LA TURBOMANTA
Per contrastare la supremazia della Capri i responsabili Opel introducono nuove versioni nel 1973. Più che la “Berlinetta” con finiture più raffinate che includono padiglione in vinile, inserti in legno e rivestimenti in velluto, a piacere è la GT/E. Una variante che si distingue per la presenza di un piccolo spoiler anteriore e per la banda laterale con la scritta GT/E. Il motore è il 4 cilindri da 1,9 litri, ma con alimentazione a iniezione che ne incrementa la potenza fino a 105 CV, quanto basta per fare salire la velocità di punta a 188 km/h e scendere lo scatto da 0 a 100 km/h a 10,5”. Stesse caratteristiche per la “Black Magic” del 1975, una versione speciale prodotta in 850 unità con la colorazione nero e arancione e allestimento arricchito con sedili Recaro, cerchi in lega nero/cromati da 13” e assetto più sportivo. Più estreme sono due versioni realizzate a tiratura limitata: la Turbomanta del 1972 e la TE 2800 del 1973. La prima, prodotta in soli 33 esemplari dal preparatore inglese Broadspeed, aggiunge all’unità da 1.9 litri la sovralimentazione in modo da sprigionare 156 CV e consentire prestazioni di rilievo (200 km/h di velocità e 7,6” di accelerazione). La seconda, realizzata in 79 unità, è equipaggiata con il 6 cilindri di 2,8 litri dell’ammiraglia Opel, la Commodore, e adattata in molte componenti (dal cambio all’assetto) da due aziende di tuning, la belga Transeurop Engineering (dal quale la sigla TE) e la tedesca Steinmetz. L’esito è che Manta scatta da 0 a 100 km/h in 7,9” e “tocca” i 207 km/h, con il tachimetro che sale fino ai 230 km/h in alcuni esemplari con elaborazione supplementare.

LA SPIGOLOSA “B”
Con il debutto della nuova Ascona nel 1975, la Manta “A” va in pensione per lasciare il posto alla “B”, cioè la seconda generazione, che resterà sul mercato fino al 1988. A cambiare è soprattutto l’estetica, con l’abbandono della linea fastback per un più classico design a tre volumi caratterizzato da tratti spigolosi. Il risultato è che la sportiva di Rüsselsheim perde gran parte del suo fascino assumendo un aspetto meno originale e personale. A deludere è pure la meccanica che, di fatto, rimane quella della prima serie, già considerata poca attrattiva dagli automobilisti che amano il piacere di guida. Un limite in parte rimediato negli anni seguenti con l’arrivo di nuovi motori, come il 2 litri da 100 CV (1978) che consente al modello di raggiungere i 180 km/h e l’unità da 2,4 litri della “400”. Una versione, quest’ultima, realizzata in collaborazione con il preparatore Irmscher ed motorizzata con un’unità a iniezione con testata in alluminio e 16 valvole in grado di erogare 144 CV. Radicalmente modificata pure la carrozzeria con ampi spoiler, passaruota allargati e minigonne laterali. Un modello che sostituisce l’Ascona 400 nelle gare rally, senza però riuscire a replicare i successi della berlina vincitrice nel 1982 del titolo europeo con Tony Fassina e Rudy Dal Pozzo e quello iridato con Walter Röhrl.

IN “PENSIONE” A 18 ANNI
Ad arricchire l’offerta Manta negli anni sono il debutto della versione CC con carrozzeria fastback (1979) e i restyling del 1980 e del 1982. Con il primo che introduce novità di scarso rilievo e il secondo che apporta modifiche più più sostanziose, tanto che in molti le conferiscono la denominazione di Manta B2. Le principali variazioni estetiche riguardano la calandra anteriore e la presenza dei paraurti integrati e in tinta con la carrozzeria. Aggiornamenti interessano anche gli interni e la meccanica, dove arriva il cambio a cinque velocità ed è rinnovata la gamma motori con l’introduzione delle unità da 1,3 litri da 75 CV (165 km/h) e di quella da 1,8 litri da 90 CV (175 km/h). L’ultima novità arriva nel 1985 con la 2.0 GSi con alimentazione a iniezione, 110 CV di potenza e velocità di 192 km/h. Nel 1988 la Manta esce definitivamente di produzione con oltre un milione di esemplari consegnati, dei quali 498.553 durante i 5 anni di vita della Manta A e 557.940 nei 13 anni della “B”. A prendere il suo posto è la Calibra, ma questa è un’altra storia.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Opel , auto europee


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