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pubblicato il 28 dicembre 2012

Ricambi auto contraffatti: massima allerta

Oltre 120 milioni di euro il giro d'affari in Italia nel 2011

Ricambi auto contraffatti: massima allerta

Una truffa, due gravi conseguenze: parliamo dei ricambi d’auto contraffatti, che nel 2011 hanno raggiunto un giro d’affari di 120 milioni di euro. Pesanti le conseguenze per l’economia, ma soprattutto per la sicurezza stradale. Per giunta, si tratta di un fenomeno in costante aumento: i dati citati sono stati elaborati sulla base di rilevazioni del Censis dall'Osservatorio Autopromotec, che è la struttura di ricerca di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.

A BRACCETTO CON LA CRISI
È chiaro che il business dei ricambi auto contraffatti va anche a braccetto con la recessione: meno la capacità di spesa dell’italiano, maggiore la possibilità che cada nella rete di persone senza scrupoli, i quali sono disposti a vendere merce “clonata” a basso prezzo per attirare le “vittime”. “La contraffazione dei ricambi auto - dice l’Osservatorio Autopromotec - oltre che arrecare un grave danno all’economia del nostro Paese in quanto alimenta l’evasione fiscale, rappresenta soprattutto un gravissimo pericolo per la sicurezza delle vetture e degli automobilisti”. Il guaio è che i ricambi contraffatti non dispongono di certificati di sicurezza e, non essendo sottoposti a nessun test di controllo, non posseggono alcuna omologazione. Oltre a ciò, vi sono anche problemi dal punto di vista della sostenibilità, in quanto i materiali utilizzati per la contraffazione spesso non rispettano le normative per la sicurezza e la difesa dell’ambiente.

SOLUZIONI?
Ma come ci si può tutelare dai rischi della contraffazione? Secondo l’Osservatorio Autopromotec, per contrastare il fenomeno occorre innanzitutto essere consapevoli della difficoltà per il consumatore di orientarsi tra le varie tipologie di ricambi certificati e sicuri disponibili attualmente sul mercato (originali delle Case auto, originali, equivalenti, alternativi, usati, rigenerati): questo comporta in primo luogo la necessità di fare formazione alle Imprese e informazione a favore dei consumatori. Impresa non facile: l’Osservatorio raccomanda soprattutto agli automobilisti di acquistare i ricambi auto presso fornitori ufficiali o comunque riconosciuti sul mercato, i quali sono in grado di garantire la provenienza del prodotto, sul quale deve essere presente l’indicazione di origine e la relativa certificazione. Inoltre è sempre bene che l’automobilista confronti il prezzo del prodotto offerto con quello di mercato, in quanto se il divario è eccessivo e non giustificato, si è in presenza di un sintomo molto forte di contraffazione. Anche se, ovviamente, viste le difficoltà economiche delle famiglie, è purtroppo facile cadere in tentazione.

IL MARCHIO
Occorre poi, consiglia l’Osservatorio Autopromotec, la massima cautela negli acquisti. È buona norma comprare ricambi costituiti da componenti elettrici o elettronici, se sprovvisti di marchio CE. In ordine generale, prima di effettuare l’acquisto, è sempre bene chiedere l’assistenza di un esperto verificando, nel caso di un intervento di riparazione in officina sulla propria auto, la qualità e la provenienza delle parti di ricambio. Per contrastare la contraffazione, sottolinea l’Osservatorio, le cautele in ogni caso valgono non solo per i consumatori, ma anche ovviamente per tutti i protagonisti della filiera commerciale del ricambio, dall’importatore al distributore fino all’officina di autoriparazione. La cautela nell’acquisto, anche in questo caso, occorre esaminare con attenzione il prodotto verificando se riporta l’identità del produttore e la relativa certificazione, nonché se sono fornite istruzioni per il montaggio e lo smaltimento. E nel caso si verificasse che il ricambio è contraffatto, è necessario informare tempestivamente le Autorità competenti. Certo, resta poi il problema della marchiatura contraffatta, ma qui si entra in un campo ancora più complesso e delicato: una lotta fra “furbetti” e le aziende. Comunque, chi commercializza prodotti contraffatti è punito con l’arresto da sei mesi a un anno, e paga un’ammenda da 10.000 a 50.000 euro: così il Codice del consumo.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autoaccessori


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