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Retrospettive

pubblicato il 9 dicembre 2012

Ford Escort, 33 anni vissuti da leader

Presentata nel 1968, rimane sul mercato fino al 2001 conquistando due mondiali rally e il cuore di milioni di automobilisti

Ford Escort, 33 anni vissuti da leader
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Nel pieno della protesta sociale contro l’emergente società dei consumi che avrebbe cambiato la storia del Novecento, debutta sul mercato un modello destinato a diventare celebre. E’ il 1968 e dagli stabilimenti inglesi di Ford esce la Escort, modello di classe media che sostituisce l’ormai anziana Anglia, nata nel 1940 e destinata al pensionamento dopo 28 anni di servizio. Una longevità che sarà battuta dalla sua erede che resterà sul mercato per 33 anni prima di cedere il passo al nuovo chiamato Focus.

IL DEBUTTO A BRUXELLES
Sebbene negli anni Sessanta il benessere si diffonda rapidamente in Europa, il marchio dell’ovale mantiene fede alla propria tradizione iniziata nel lontano 1908 con la Model T proponendo un modello essenziale che punta alla concretezza debuttando al Salone di Bruxelles del 1968. Si tratta di una berlina dalle linee morbide e un po’ anonime, con carrozzeria a 2 o 4 porte e contraddistinta dalla sigla MK 1. La meccanica è tanto semplice, quanto affidabile e robusta. I motori sono dei quattro cilindri a camme laterali con distribuzione ad aste e bilancieri con cilindrate di 940 e 1098 cc che erogano 44 e 53 CV, entrambe abbinati a un cambio a quattro velocità (su alcuni mercati anche un automatico a 3 rapporti). Classici sono pure lo schema delle sospensioni, a ruote indipendenti McPherson davanti e ad assale rigido con balestre dietro, e l’impianto frenante, con tamburi sull’asse posteriore e i più moderni dischi all'anteriore. L’offerta commerciale si limita a due allestimenti, la base e la De Luxe.

E’ SUBITO RECORD
L’apprezzamento del pubblico per la nuova berlina è ottimo e nell’arco tempo la produzione è estesa agli stabilimenti belgi e tedeschi che assemblano le varianti con guida a sinistra destinati ai mercati del Vecchio Continente. Ad allargarsi sono pure la gamma. A pochi mesi dal lancio è presentata la familiare a 3 porte, mentre nei due anni successivi arrivano varianti più sportive, quali la GT del 1969 con un 1.3 da 75 CV, la Twin- cam con il glorioso e collaudato bialbero Lotus che già equipaggiava la gloriosa Cortina, e la prima RS (Rallye Sport), la 1600 del 1970 con un bialbero 16 valvole in grado di sprigionare 110 CV. Due proposte che riscuotono risultati di rilievo nelle competizioni e contribuiscono ad accrescere la fama della Escort. A incrementare le vendite ci pensa pure la “Mexico”, la due porte con un’unità da 1,6 litri da 86 CV introdotta nel 1971 per commemorare la vittoria nella maratona Londra-Città del Messico del 1970 con Hannu Mikkola al volante e che è accolta con favore grazie a un listino competitivo. In Italia la fama arriva pure dal film “Altrimenti ci arrabbiamo!” interpretato dalla coppia principe delle scazzottate anni Settanta, Bud Spencer e Terence Hill. Eventi che contribuiscono a raggiungere quota di due milioni di esemplari prodotti nel 1974, risultato che diventa il nuovo record di Ford per le auto assemblate fuori dagli Stati Uniti.

LA ESCORT TEDESCA
Il debutto sul mercato di avversarie temibili sul piano tecnico ed economico, quali la Volkswagen Golf e la Fiat 128, e i mutati canoni estetici che privilegiano più le linee tese induce i responsabili Ford a pensare a un’erede da presentare nel 1975. A sviluppare la MK2 questa volta, però, è la filiale tedesca di Colonia che sta assumendo un ruolo di sempre di maggiore rilievo tra gli impianti dell’ovale in Europa. A cambiare è soprattutto la carrozzeria che ora ha un design squadrato caratterizzato dall’insolita parte posteriore con lunotto molto inclinato. Una soluzione stilistica intermedia tra una due e una tre volumi che, almeno all’inizio, non riscuote troppi consensi, anche perché il bagagliaio rimane di tipo classico, quindi senza portellone che ne avrebbe incrementato la versatilità. In compenso la proposta commerciale è molto più ampia e prevede tre tipi di carrozzeria (berlina 2 e 4 porte e Station Wagon) e sei allestimenti: base, L, GL, Ghia, Sport e RS. Una molteplicità in grado di soddisfare qualsiasi esigenza, inclusa quella di coloro che sono alla ricerca di un modello compatto, ma elegante e confortevole come la Ghia, che diverrà tra i preferiti nel corso degli anni.

ARRIVA IL MONDIALE RALLY
A deludere un po’ gli appassionati è la meccanica della MK 2 che, di fatto, è quella dell’antesignana. Una mancata evoluzione in parte dovuta dal forte impegno che Ford sta dedicando allo sviluppo di una nuova utilitaria destinata a entrare nella storia del marchio, la Fiesta che sarebbe stata presentata l’anno dopo. L’impostazione, dunque, rimane quella tradizionale con motore anteriore e trazione posteriore, una configurazione che è messa in crisi dalle nuove rivali, in particolare in tema di tenuta di strada. Un settore dove “pesano” ancora le balestre posteriori quando le contendenti adottano soluzioni più evolute, quali le sospensioni a ruote indipendenti o interconnesse. La Escort appare in difficoltà anche sul fronte dei motori (che sono gli stessi della MK 1), affidabili e parchi nei consumi, ma con potenze e prestazioni modeste in relazione alla cilindrata. A ridare vigore al modello è il debutto della versione RS 2000 con il monoalbero “pinto” di 2 litri con 110 cavalli e l’inedito frontale a quattro fari che verrà largamente impiegata a livello agonistico sfruttando l’omologazione in gruppo 1 ed andando a contrastare lo storico predominio Opel in questa classe. Al top della gamma viene poi introdotta l’RS 1800 con un bialbero 16 valvole da 115 CV che costituisce la base di quella che sarà la versione da competizione gruppo 4 nel mondiale rally. Numerosi sono i successi sportivi dell’escort che si aggiudica il titolo mondiale rally costruttori e quello piloti con Bjorn Waldegard nel 1981 con Ari Vatanen.

RIVOLUZIONE MK 3
La rivoluzione tanto attesa arriva con la terza serie, la MK 3 del 1980, che fa entrare la Escort di diritto nella storia dell’auto e consente al modello di competere con successo alla sempre più folta concorrenza costituita, tra le altre, dalla quarte generazione della Opel Kadett, dalla Fiat Ritmo e dalla Lancia Delta. Progettata ex novo, non conserva neppure un bullone delle edizioni precedenti, tanto che i responsabili Ford pensano di cambiare il nome in Erika, opzione poi rimossa poiché da dicitura è già registrata presso la concorrenza. Se il nome è lo stesso, la trazione passa sull’asse anteriore, le sospensioni posteriori diventano “indipendenti” e la meccanica è di nuova concezione. I motori, ora montati trasversalmente, sono tre: il 1.1 da 55 CV, il 1.3 da 69 CV e il 1.6 da 79 CV. E rispetto al passato l’unica assonanza riguarda la robustezza e l’affidabilità. Cambia radicalmente pure l’estetica, che mantiene i tratti tesi, ma con un’insolita carrozzeria, a 3 o 5 porte, a due volumi e mezzo, cioè con il volume posteriore appena accennato. Migliora di molto la versatilità, grazie all’abitacolo più ampio e razionale e alla presenza del portellone per l’accesso al vano bagagli. Gli allestimenti sono quattro (base, L, GL, Ghia), mentre alla berlina si aggiunge presto la versione familiare e quella sportiva, la XR3. Un modello equipaggiato con un 1.6 con carburatore doppio corpo che sprigiona 96 CV e che si contraddistingue per gli spoiler anteriore e posteriore, minigonne, cerchi in lega e fendinebbia.

E’ L’AUTO DELL’ANNO 1981
Il 1981 è un anno speciale per la Escort che comincia con la vittoria dell’ambito premio Auto dell’Anno e si conclude con la conquista del secondo titolo mondiale rally WRC per merito di Ari Vatanen e della RS. Malgrado il successo di vendite Ford introduce continue innovazioni di gamma e tecniche. Nel 1983 debuttano la versione a tre volume, che prende il nome di Orion (dal 1993 Escort Sedan), e la Cabriolet. L’anno seguente è il momento della motorizzazione a gasolio, la 1.6 da 46 CV, mentre nel 1985 arrivano la serie speciale Laser e la sportivissima RS Turbo con il 1.6 sovralimentato da 136 CV che diventa un’icona per gli appassionati della velocità. Consistenti novità sono introdotte nel 1986, quando le linee tese si fanno più smussate, il frontale è più affusolato e l’abitacolo completamente riveduto nei materiali e nel design. Un restyling profondo, noto come MK 3B (per alcuni come MK 4), che coinvolge pure la denominazione di gamma (l’allestimento base diventa CL) e la meccanica, in particolare per i nuovi motori a benzina a combustione magra (HSC) che riducono i consumi e per l’allargamento delle unità diesel che ora comprendono pure il 1.1 e il 1.3. Evoluzione che prosegue negli anni successivi dove la novità più rilevante è l’adozione del motori CVH, come il 1.6 della RS Turbo da 133 CV con compressore Garrett T3 e intercooler che. per la prima volta per il segmento, monta un differenziale Ferguson viscoso a slittamento limitato nell’anteriore.

L’ERA DELLA WAGON
Con un decennio sulle spalle, la Escort è costretta a rinnovarsi per rimanere tra le protagoniste del comparto, anche perché sul mercato si stanno per affacciare due rivali agguerrite, la Golf “3” e l’Astra. I dirigenti Ford, quindi, decidono di anticipare i tempi e di presentare la quarta generazione della Escort, la MK 4, l’anno prima dell’arrivo delle temibili concorrenti. La nuova compatta dell’ovale è la naturale evoluzione, per stile e meccanica, della MK 3 e si fa apprezzare soprattutto per la maggiore cura dell’abitacolo, profondamente rivisto nel design e nell’ergonomia. Un modello che subisce constanti miglioramenti e che piace soprattutto nella variante Station Wagon che domina le vendite registrando quasi il 90% delle Escort vendute in quegi anni. A livello di motori le innovazioni principali riguardano il debutto dell’iniezione elettronica, del catalizzatore a 3 vie e della prima unità a 16 valvole. Introdotta nel 1992 con lo slogan “Il 16 valvole diventa per tutti”, è un 1.6 con iniezione Multipoint capace di erogare 105 CV al quale seguirà la variante 1.8 da 126 CV.

UN MOSTRO DI NOME COSWORTH
La versione della quarta serie a diventare più celebre è, però, la Cosworth. Nata nel 1992 per i rally, dove conquista una decina di vittorie tra Gruppo A e WRC, è introdotta sul mercato “civile” nel 1993. Meccanica, trasmissione, sospensioni e motore derivano dalla Sierra RS Cosworth, mentre il telaio della Escort è accorciato nel passo e profondamente modificato, tanto che sono più di 400 le parti progettate appositamente per la Cosworth. Molto diversa è pure l’estetica, resa più aggressiva e aerodinamica da numerosi elementi, come spoiler anteriore, alettone posteriore, minigonne laterali, passaruota allargati e diverse prese d’aria supplementari, come quelle sul frontale e sul cofano. Ottime le prestazioni assicurate dal 4 cilindri 16V sovralimentato con turbocompressore e intercooler e capace di 220 CV da scaricare sull’asfalto tramite la trazione integrale. E’ costruita fino al 1996 in 7.145 esemplari con una dotazione esclusiva che, tra l’altro, includeva sedili Recaro, parabrezza riscaldato e cruscotto con manometri di pressione olio, turbo e voltometro. valica

VARCA IL NUOVO MILLENNIO
Nel corso degli anni la Escort è sottoposta a continui aggiornamenti. I più significativi riguardano i restyling del 1993, che segna pure il debutto dei primi turbodiesel, e del 1995 che, di fatto, diventa l’ultima Escort prodotta prima dell’arrivo della Focus. Una variante che segna pure l’ultima apparizione della compatta dell’ovale nel mondiale rally con la WRC portata due volte alla vittoria da Carlo Sainz nel 1997 e 1998. In realtà, la Escort fatica a uscire di scena e rimane nelle catene di montaggio anche dopo l’esordio dell’erede avvenuto nel 1998, fino a valicare il nuovo millennio con alcune versioni speciali. Sono le University che, di fatto, ereditano allestimento e dotazione di serie delle ultime Ghia. Varianti che, grazie al prezzo competitivo e all’assoluta affidabilità derivata dalla meccanica collaudata resisteranno nel listino Ford fino al 2001, anno del definitivo addio di Escort dal mercato. Ma non dalla storia.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Ford , auto europee


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