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pubblicato il 6 dicembre 2012

Dossier Auto e Salute

Come si usa l'autoradio per non danneggiare l'udito

Le persone che hanno problemi sono sempre di più. Per salvaguardare i timpani non bisogna mai esagerare col volume

Come si usa l'autoradio per non danneggiare l'udito

Quello che leggerete è una specie di bollettino di guerra: sono 250 milioni le persone che accusano problemi di udito nel mondo, 71 milioni di cittadini europei, sette milioni solo in Italia (il 12% della popolazione) di cui 700.000 di età inferiore ai 13 anni; addirittura un adulto su sette non ha un udito normale e uno su sei ha un difetto uditivo tale da creare problemi nella normale vita quotidiana, mentre uno su 10 ha una perdita uditiva per la quale è raccomandabile l’utilizzo di un apparecchio acustico (ma meno di un quinto di questi soggetti impiega un dispositivo); infine un adulto su tre con più di 60 anni ha problemi di udito, e 50 ultraottantenni su 100 sono afflitti da grave ipoacusia. Sono dati forniti da Ana-Anap (Associazioni nazionali audioprotesisti), Fia (Federazione italiana audioprotesisti) e Anifa (Associazione nazionale importatori e fabbricanti audioprotesi). Vi basta per esserne spaventati? Se la risposta è no, sappiate che pure l’autoradio, quando ascoltata a un volume molto elevato, può arrecare danni all’udito. E qui aprono due questioni.

PRIMO, IL VOLUME
Chi definisce il volume giusto dell’autoradio? C’è un parametro unico per determinare il livello giusto cui ascoltare la musica? E poi, dopo quanti minuti le onde della musica, se sentita a un volume eccessivo, possono danneggiare l’udito? Sono domande cui è impossibile dare una risposta precisa. Occorre buon senso, a capire da sé quando si sta esagerando, cioè quando si sta facendo del male a se stessi (e agli altri, visto che una persona con problemi d’udito diventa pericoloso anche per la sicurezza stradale). Comunque, le caratteristiche del suono sono: la durata, la frequenza e l’ampiezza. La durata si riferisce semplicemente al periodo di tempo in cui si sente un suono. La frequenza di un suono, o tono, si misura in cicli al secondo o hertz. Per chi ha un udito normale e sano, la gamma delle frequenze udibili va da 20 a 20.000 cicli al secondo. L’ampiezza, o intensità, del suono si misura in unità dette decibel (dB). Una conversazione normale ha un livello sonoro di circa 60 decibel. Gli audiologi sostengono che maggiore è l’esposizione a rumori superiori a 85 decibel, maggiore sarà il rischio di perdere l’udito. Più forte è il suono, più rapidamente si danneggia l’udito. Attenzione, le cause maggiori della parziale sordità sono l’invecchiamento crescente della popolazione e la maggiore incidenza di agenti inquinanti tossici e acustici. Ecco cosa ci ha spiegato Corrado Canovi, segretario generale Anap: "Se il carico sonoro è eccessivo, le cellule sensoriali dell'orecchio interno non ricevono più un apporto sufficiente di ossigeno. La conseguenza è una sensazione di assordamento temporaneo (innalzamento temporaneo della soglia uditiva, udito ovattato). Dopo una simile sollecitazione, l'apparato uditivo richiede un tempo di recupero di ore o giorni. Se i sovraccarichi sono frequenti le cellule sensoriali non hanno il tempo di rigenerarsi e muoiono. L'innalzamento della soglia uditiva diventa così permanente, in altre parole si subisce un danno all'udito". E le cuffiette? A parte che sono illegali al volante, comunque in Europa tra i 50 e le 100 milioni di persone ascoltano musica quotidianamente utilizzando le cuffie e una percentuale tra il 5 e il 10% di queste persone può essere a rischio di perdita dell’udito, soprattutto tra bambini ed adolescenti. La Commissione europea aveva già stabilito che un ascolto con volume intorno ai 100 decibel fosse pericoloso per l’udito, e questo limite viene facilmente superato alzando al massimo il volume del lettore Mp3 in uso.

SECONDO, LA CONSAPEVOLEZZA
A complicare le cose, spesso, c’è la mancata consapevolezza dei disturbi uditivi. Si ritiene infatti che il 30/40% delle persone interessate non abbia coscienza di essere portatrice di un deficit uditivo, soprattutto se si tratta di forme sfumate che possono peggiorare nel corso del tempo. Quindi, non si ha consapevolezza che un determinato comportamento, come ascoltare la radio a un volume elevato, danneggi l'udito; né si capisce, nel tempo, che si hanno problemi uditivi. Da non sottovalutare, infine, i costi sociali - valutati anche in termini di qualità di vita delle ipoacusie non trattate, nei Paesi dell'Unione europea: si parla di circa 280 milioni di euro l’anno. Il costo della rimediazione dell’ipoacusia è invece sensibilmente inferiore, attestandosi sugli 80 milioni.

SOLUZIONE
I sorprendenti progressi tecnologici sviluppati nella qualità degli apparecchi acustici hanno già, di fatto, prodotto un miglioramento del livello assistenziale e riabilitativo, ma non sono ancora molte le persone che scelgono di utilizzare, con continuità e profitto, l’ausilio protesico, il cosiddetto apparecchio acustico. Le cause principali sono da attribuire a problemi socioculturali, scarsa informazione e attenzione sanitaria, oltre a una spesa economica in parte a carico del paziente stesso. In Italia vengono commercializzati ogni anno circa 350.000 apparecchi acustici ad uso di circa 240.000 persone. Il fatturato complessivo delle aziende italiane si attesta sui 490 milioni di euro. Nei bambini, negli adulti e negli anziani, è ormai ampiamente provato quanto i disturbi dell’udito limitino fortemente la crescita, le relazioni sociali e la qualità di vita. L’ipoacusia - o sordità - rappresenta una vera e propria emergenza sociale oggi ancora troppo sottovalutata, alla quale è giunto il momento di prestare l’adeguata attenzione. Ci si può rivolgere all’audioprotesista, l’operatore sanitario che svolge la propria attività nella selezione fornitura, adattamento e controllo dei presidi protesici per la prevenzione e correzione dei deficit uditivi. Opera su prescrizione del medico, mediante atti professionali che implicano la piena responsabilità e la conseguente autonomia.

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Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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