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Retrospettive

pubblicato il 18 novembre 2012

Mercedes Classe G, l’inarrestabile

Nata nel 1979 come mezzo militare, è oggi una delle 4x4 più acclamate del mercato. La storia della Geländewagen

Mercedes Classe G, l’inarrestabile
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E’ la fuoristrada ufficiale di numerosi eserciti del mondo, una delle più apprezzate dagli avventurieri moderni per inoltrarsi su terreni sconosciuti e tra le 4x4 più premiate di sempre come dimostrano i nove titoli di “Fuoristrada dell’anno” conferiti dalla rivista Off Road e le 14 acclamazioni di “Migliore fuoristrada del mondo” attribuite dai lettori di “auto motor und sport”. Ma è pure una delle “Papamobile” e tra i modelli più desiderati dai vip, da Britney Spears a Megan Fox, da Arnold Schwarzenegger a Nico Rosberg fino alla coppia più nota di Hollywood, quella formata da Brad Pitt e Angelina Jolie. Stiamo parlando della Mercedes Classe G, la Geländewagen ("veicolo tutto terreno" in tedesco) nata agli albori degli anni Settanta e divenuta presto un’icona dell’automobilismo mondiale.

LE ANTENATE
Se ufficialmente l’origine della “G” inizia nel 1972, le sue antenate sono molte. “La prima Mercedes-Benz a trazione integrale”, spiega Stefano Gatti, presidente del Club Mercedes G, “è la Dernburg Wagen del 1907, un colosso di 36 quintali con quattro ruote sterzanti e motrici sviluppata per usi militari. Come le stesse finalità nasce la G1 del 1926 e, nove anni più tardi, la G4. Un mezzo 4x6 derivato dalla berlina 500 K voluto dal Führer e prodotto in soli tre esemplari destinati allo stesso Hitler e ai suoi alleati Benito Mussolini e Francisco Franco. Del 1935 è pure la prima tutto terreno civile, la 170 VG basata sulla berlina 170 V ed equipaggiata con un motore da 1,7 litri. Un progetto che non ha riscontro commerciale, ma è ripreso due anni più tardi con lo sviluppo della G5, off road con un’unità da 2 litri e quattro ruote sterzanti e motrici capace di un raggio di sterzata di appena sette metri e, grazie ai tre differenziali bloccabili e alla scatola cambio dalla rapportatura ridotta, praticamente inarrestabile”.

PARTE IL PROGETTO H2
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo sviluppo dei modelli integrali di Mercedes, come quelli di altri costruttori, subisce una battuta d’arresto. Terminato il conflitto a proseguire l’avventura 4x4 è il solo produttore di autocarri della controllata Unimog, mentre la Mercedes-Benz abbandona il settore fino all’inizio degli anni Settanta. A indurre la dirigenza di Stoccarda a ripensare alla Geländewagen è il crescente successo riscosso negli Stati Uniti dalle fuoristrada di lusso, in particolare la Jeep Wagoneer del 1962 e la Range Rover del 1970. Nel contempo, l’esercito tedesco è alla ricerca di un mezzo per sostituire gli ormai obsoleti DKW Munga e molte altre amministrazioni della difesa si mostrano interessate a nuovi veicoli tutto terreno. Un contesto che convince i responsabili della Stella ad avviare il progetto H2 nel 1972.

L’ALLEANZA CON STEYR
Considerata la lunga assenza dal settore, Mercedes decide di appoggiarsi all’azienda austriaca con sede a Graz, la Steyr-Daimler-Puch, nota per l’inarrestabile Haflinger e per la lunga esperienza nella progettazione e nella costruzione di veicoli a trazione integrale. L’idea è di realizzare un fuoristrada moderno e robusto in grado di districarsi senza problemi su qualsiasi terreno e con qualunque clima. Insomma, di muoversi agevolmente sui ghiacci dell’Artico e sulle alture alpine come nei caldi deserti africani. Gli ingegneri si mettono subito al lavoro e il primo modello in legno in scala 1:1 è pronto nel 1973. L’anno successivo il primo prototipo comincia ad affrontare i primi test su strada e, soprattutto, nell’off road impegnativo. I risultati sono confortanti, tanto che nel 1975 la dirigenza dà il via libera per pianificare la produzione di serie che prevede l’edificazione di un nuovo stabilimento a Graz, in Austria, capace di gestire 11.000 veicoli all’anno.

L’ORDINE DELLO SCIA’
Se lo sviluppo del progetto W460 procede bene, a deludere le attese dei vertici Mercedes è la decisione presa dall’esercito tedesco nel 1976 di rinnovare il proprio parco auto con le Volkswagen Iltis. A ridare speranze commerciali è lo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, uno dei maggiori azionisti di Daimler-Benz che promette di acquistare 20.000 esemplari del nuovo mezzo. Un ordine che rassicura la dirigenza a proseguire nella progettazione investendo forti risorse finanziarie e umane. Uno sforzo che in prossimità del traguardo rischia di venire vanificato con la destituzione dal potere dello Scià iraniano nel febbraio del 1979, proprio pochi giorni dopo che la produzione di serie è avviata e in prossimità della presentazione ufficiale prevista per la primavera dello stesso anno.

IL DEBUTTO AL PAUL RICARD
Malgrado il duro colpo subito, il debutto della “G” è confermato sul circuito del Paul Ricard dove gli esponenti degli eserciti argentino, norvegese e indonesiano confermano le ordinazioni dopo avere testato la fuoristrada. Un contributo alle vendite arriva pure dall’interno con la commessa che arriva German Federal Border Guard che intende utilizzare la “G” per pattugliare i confini con i connazionali della Germania dell’Est. A convincere tutti sono le ottime qualità conferite dal robusto telaio a longheroni, dalla trazione integrale inseribile con blocco manuale dei due differenziali e dal cambio a quattro rapporti con riduttore a due velocità. Apprezzata pure la gamma motori costituita dai due benzina, il 4 cilindri a carburatore di 2,3 litri da 90 o 102 CV che equipaggia la 230 G e il 6 cilindri a iniezione di 2,8 litri da 150 CV (280 GE), e altrettanti diesel, il 4 cilindri di 2,4 litri da 72 CV (240 GD) e il 5 cilindri “tremila” da 88 CV (300 GD).

LA “G” CON ABITI CIVILI
La carrozzeria squadrata caratterizzata dal frontale con mascherina in plastica nera e gruppi ottici rotondi attrae pure l’interesse dei “civili” che possono scegliere tra le varianti chiuse con passo corto (3 porte) e lungo (5 porte) o per la Cabrio con tetto in tela e interasse “corto” (quello lungo è riservato ai militari). Con il crescere della domanda degli appassionati off road i responsabili di Stoccarda iniziano ad offrire degli optional per rendere più confortevole lo spartano allestimento iniziale. Dal 1981 sono disponibili climatizzatore, riscaldatore supplementare, sedili Recaro, un’inedita trasmissione automatica e, per i più esigenti, la presa di forza ausiliaria. L’anno seguente debuttano la 230 GE con iniezione meccanica e potenza incrementata di 30 CV e, per il mercato italiano la 200 G. Nel 1983 sono apportati ulteriori miglioranti e, soprattutto, arriva il successo alla Parigi-Dakar della 280 GE da 220 CV condotta da Jacky Ickx e Claude Brasseu che fornisce ulteriore fama alla Geländewagen.

RAGGIUNTA QUOTA 50.000
L’aggiornamento costante della “G” procede di anno in anno con piccole modifiche che rendono sempre più attrattivo il modello, quali l’introduzione di serie del bloccaggio dei differenzialie della chiusura centralizzata (1985) o degli alzacristalli elettrici (1987). Arrivano pure nuove colorazioni di carrozzeria e un cambio a cinque velocità per incrementare il comfort di marcia su strada. Ammodernamenti modesti che consentono comunque di incrementare le vendite (per farvi fronte è aperto un nuovo stabilimento in Grecia che produrrà le W462) e di superare il traguardo delle 50.000 unità prodotte nel 1986, un numero ragguardevole per un modello di nicchia e costruito praticamente in modo artigianale.

DEBUTTA LA W463
Più consistenti sono le modifiche che arrivano a un decennio dal debutto, nel 1989, con la presentazione al Salone di Francoforte della nuova serie, la W463. A cambiare, più che l’esterno dove è evidente solo il più moderno frontale in tinta con la carrozzeria, sono gli interni che diventano più eleganti, confortevoli e con un design in linea con la produzione automobilistica Mercedes. Migliora pure la meccanica, in particolare per l’introduzione dell’unità da 171 CV della 300 GE, della trazione integrale permanente con il bloccaggio dei tre differenziali a comando elettromagnetico e per la disponibilità dell’ABS. Con comfort e prestazioni crescono, però, anche i prezzi, tanto che Mercedes decide di affiancare alla W463 la W461, evoluzione del modello del 1979 dedicato all’utenza professionale e con allestimenti di minor pregio e listini più contenuti. Una variante che rimarrà nel tempo fino ad assumere l’attuale denominazione Professional.

L’ERA MODERNA
Con gli anni la “G” si fa sempre più raffinata, pur rimanendo fedele alla propria anima off road. A impressionare, però, è l’evoluzione tecnica che si registra a partire dagli anni Novanta. Tra i motori a gasolio le novità di maggiore rilievo riguardano l’introduzione del primo turbodiesel nel 1992 (350 GD), l’arrivo dei nuovi propulsori common rail CDI nel 2000 capeggiati dal G 400 CDI da 250 CV e la recente adozione degli efficienti BlueTech che consentono elevate prestazioni e consumi sostenibili. Notevole pure lo sviluppo delle unità a benzina che nel 1993 vede debuttare sotto il cofano un V8 da 5 litri con 241 CV (500 GE) che, nella variante model year 1998, permette alla “G” di superare per la prima volta i 200 km/h di velocità massima. A sorpassarla sono le varianti AMG (dal 2004) che innalzano di continuo potenza e prestazioni fino ad arrivare ai “numeri” dell’attuale G65 equipaggiata con un V12 di 6 litri e il cambio a 7 rapporti 7G-Tronic: 612 CV, 230 km/h e accelerazione 0-100 km in appena 5”. Ad evolversi è pure l’offerta in tema di comfort e sicurezza con il debutto, tra l’altro, dell’airbag passeggero (1994), dei freni a disco autoventilanti all’avantreno (1994), della capote azionata elettroidraulicamente nella versione cabriolet (1996) o dei dispositivi addetti al controllo della trazione e della stabilità e all’assistenza alla frenata (2001).

LE SPECIALI
Nel corso dei 33 anni di vita ad arricchire la gamma “G” sono numerose versioni speciali, dalla Papamobile del 1980 alla prestigiosa Edition 30 realizzata nel 2009 per festeggiare i 30 anni del modello più longevo nella storia della Casa tedesca. Ma pure una variante con passo allungato e abitacolo in grado di ospitare sette persone o la G Guard blindata capace di proteggere dai colpi di arma da fuoco e da alcune tipologie di esplosivi. Modelli che hanno contribuito a superare il traguardo delle 200.000 unità prodotte nel 2009, computo al quale si dovrebbero aggiungere gli esemplari con marchio Puch realizzati per i mercati di Austria, Svizzera e dell’Europa Orientale o le Peugeot P4, le “G” con motore della 504 costruite in esclusiva per l’esercito francese. Un numero destinato a crescere con il recente debutto della nuova generazione della W463, modello ancora assemblato in modo semi artigianale e che conserva molti dei tratti originari della prima progenitrice. E che prosegue l’evoluzione dell’inarrestabile tutto terreno della Stella che può essere ammirata durante i raduni del Club Mercedes G o, meglio ancora, vissuta partecipando ai raid promossi dal sodalizio per il mondo, dagli infuocati deserti del Maghreb agli spettacolari paesaggi islandesi.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Mercedes-Benz


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