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pubblicato il 12 novembre 2012

Una Rc auto che scotta

Tanti i fronti di discussione, tra gli interessi delle Assicurazioni, le istanze del Governo Monti e le richieste degli automobilisti

Una Rc auto che scotta

Il settore Rc auto vive un momento molto particolare, con diversi fronti caldi dove si contrappongono gli interessi delle Assicurazioni, le istanze del Governo Monti e le richieste degli automobilisti. Il primo ambito di discussione sono le nuove norme introdotte dal Decreto sviluppo bis, del 18 ottobre 2012, numero 179, recante "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese". In una fresca audizione al Senato, Aldo Minucci, presidente Ania (la potente Confindustria delle Assicurazioni), è solo parzialmente soddisfatto del lavoro dell’Esecutivo in materia di guerra alle truffe Rca: l'articolo 21 assegna all'Ivass, ossia il nuovo Isvap (vigila sulle Compagnie), competenze per la prevenzione delle frodi. La normativa ritaglia per l'Ivass un ruolo di interlocutore e collaboratore delle Imprese e delle forze inquirenti ai fini dell’esercizio dell’azione penale: si avvarrà, oltre che della propria banca dati sinistri Rc auto, di un archivio informatico integrato con le banche dati pubbliche e private contenenti informazioni pertinenti alla missione affidata. Ecco Minucci: “Considerata la dimensione dei fenomeni fraudolenti e il loro impatto sul costo dei sinistri nel settore Rc auto, queste misure rappresentano sì un importante passo in avanti, ma bisogna fare di più. In altri Paesi, la lotta alle truffe è efficace grazie a sistemi antifrode che impiegano, oltre alla tecnologia informatica, strumenti investigativi gestiti in partnership con le Forze dell’ordine.

VOLEVANO DI PIÙ
“L’Ania - dice Minucci - aveva proposto la costituzione di una vera e propria struttura antifrode, in analogia all'Unità di informazione finanziaria, ossia la struttura nazionale incaricata di prevenire e contrastare il riciclaggio istituita presso la Banca d'Italia e dotata di autonomi poteri di esercizio dell’azione penale. Sarebbe opportuno seguire questo modello, per dare un vigoroso impulso alla lotta alle truffe e costituire un potente deterrente all’attività criminosa. In questa prospettiva, andranno altresì rivisti i brevissimi termini concessi alle Compagnie per offrire la liquidazione dei sinistri, termini che non consentono di raccogliere gli elementi necessari per respingere le richieste fraudolente”.

MOBILITÀ
L’articolo 22 del Decreto sviluppo bis mira all’obiettivo di promuovere la concorrenza nel settore Rca, attraverso una maggiore mobilità del consumatore, favorita da un’accresciuta consapevolezza e informazione sui prodotti esistenti sul mercato. Anche in questo caso, l’Ania non è del tutto d’accordo: "Il Decreto, infatti, muove da alcuni presupposti che non trovano riscontro nella realtà del mercato, ossia che l’assicurazione Rc auto in Italia sia caratterizzata da: scarsa concorrenza fra Imprese; ridotta mobilità degli assicurati; mancata conoscenza delle offerte presenti sul mercato". Ecco un esempio di tariffe: "Per una casalinga di Roma con un’autovettura di 1100 cc, in classe bonus-malus di massimo sconto, può variare da 360 a quasi 1.000 euro".

COLLABORAZIONE
In quanto alla collaborazione fra intermediari, l’Ania dice: "Siamo nettamente contrari alle disposizioni che prevedono la collaborazione tra intermediari di primo livello", che possono “girare” un cliente a un altro collega, perché questi disegni una Rca su misura. "Tali divieti, non previsti in ambito europeo, di fatto - sostiene Minucci - limitano la concorrenza nel settore assicurativo e creano una disparità di trattamento rispetto agli operatori europei cui tali divieti non sono applicati. Attraverso il richiamo alla Direttiva Intermediari del 2002, si vorrebbe giustificare l’imposizione di gravi condizionamenti all’attività di impresa di assicurazione, che non potrebbe far valere, nei confronti degli intermediari ad essa legati da rapporto di agenzia, clausole che risultano legittime in tutta Europa". Ania contraria pure all’adozione, da parte di tutte le Imprese, di uno standard di piattaforma comune su Internet per la gestione e la conclusione dei contratti assicurativi: "La costruzione di una piattaforma di interfaccia comune tra le Imprese per la stipulazione dei contratti implicherebbe la messa in comune di strumenti che debbono essere riservati esclusivamente a ogni singola Impresa in quanto posti a presidio della gestione corretta e in equilibrio economico dell’assunzione dei rischi. La norma, nella versione attuale, mette a repentaglio la selezione dei rischi (elemento essenziale nell’esercizio dell’attività assicurativa) e pone non pochi problemi in termini di disciplina della concorrenza, poiché metterebbe a fattor comune le politiche commerciali delle Compagnie". In definitiva, così le Rca cresceranno.

PER RIDURRE LE TARIFFE
Ma allora, come ridurre le Rca? Sentiamo Minucci: "Per arrivare a un duraturo e sostenibile trend discendente dei prezzi Rc auto c’è un’unica strada: intervenire sui fattori strutturali che mantengono elevato il costo dei sinistri. Va in questa direzione l’intervento, nel Decreto liberalizzazioni, sui danni alla persona di lievissima entità, di cui si cominciano a registrare i primi segnali positivi. Ma per incidere in modo duraturo sul costo dei sinistri bisogna, anzitutto, procedere all’emanazione della tabella relativa alla valutazione economica dei danni gravi alla persona prevista dal Codice delle assicurazioni (dal 2005), stabilendo valori in linea con quelli europei. Occorre, infine, incentivare la riparazione diretta dei veicoli in luogo del risarcimento in denaro, come strumento efficace sia per la riduzione dei costi dei danni materiali sia per il controllo anti-speculativo dei sinistri". A opporsi al dimezzamento dei rimborsi delle lesioni fische gravi ci sono l'Associazione vittime della strada e i Cupsit (patrocinatori stragiudiziali) di Stefano Mannacio: “Abbassare i risarcimenti: ecco l'ennesimo sopruso a danno delle vittime della strada. A volerlo è il Governo, che dimostra di non tenere in alcun conto la volontà di adottare in via generale le tabelle di Milano, su cui si era registrata una significativa convergenza tra la Cassazione, vertice del potere giudiziario, il Parlamento, titolare del potere legislativo, e la nostra associazione, rappresentativa delle vittime". In quanto al risarcimento in forma specifica, è soprattutto Federcarrozzieri, che vede le Compagnie all’attacco: “Col ‘vecchio’ Decreto liberalizzazioni del Governo Monti, articolo 29, s’era tentato d’introdurre il risarcimento in forma specifica obbligatorio per legge: ‘In alternativa ai risarcimento per equivalente, è facoltà delle Compagnie assicurative offrire, nel caso di danni a cose, il risarcimento in forma specifica. In questo caso, se il risarcimento è accompagnato da idonea garanzia sulle riparazioni, di validità non inferiore a due anni per tutte le parti non soggette a usura ordinaria, il risarcimento per equivalente è ridotto del 30%’. Un evidente risparmio per le Assicurazioni che con questa manovra avrebbero liquidato un 30% in meno, imponendo i prezzi alle imprese artigiane (carrozzerie fiduciarie) del settore della autoriparazione. ed eliminando di fatto le carrozzerie indipendenti”. Poi, la regola non venne approvata in Parlamento. Ma ora le Assicurazioni tornano all’attacco...

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Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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