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pubblicato il 9 novembre 2012

Rc auto, le bordate delle Assicurazioni

Le Compagnie contro una parte del Decreto sviluppo bis

Rc auto, le bordate delle Assicurazioni

La conversione in Legge del Decreto 18 ottobre 2012, numero 179, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (Decreto sviluppo bis), ha scatenato le Assicurazioni. Le parole di Aldo Minucci, presidente Ania (l’associazione delle Compagnie), in audizione al Senato, hanno lasciato il segno. In particolare, è la possibilità di collaborare fra agenti assicurativi che non viene digerita dalle Imprese: oggi, a differenza che in passato, ecco cosa succede: se un agente non trova la Rca ideale per un cliente, si avvale della collaborazione con un altro agente di un’altra Assicurazione, il quale avrà da proporre a quell’automobilista la polizza giusta. Una norma che fa “saltare il banco”, spingendo inevitabilmente le Compagnie a farsi la concorrenza, generando ribassi tariffari sicuri. Ma l’Ania non è di questa idea: “La libera collaborazione fra tutti gli intermediari prevista nel provvedimento infatti, lungi dal portare vantaggi ai consumatori, comporterà danni in termini di aumento dei costi delle polizze e di riduzione della qualità del servizio agli assicurati”. Insomma, se l’obiettivo del Governo Monti è far scendere le Rca, secondo l’Ania queste saliranno.

IN DETTAGLIO
Come ha spiegato Minucci, l’Ania è nettamente contraria alle disposizioni che prevedono collaborazione tra intermediari di primo livello, ossia agenti, broker, banche, SIM, istituti finanziari e Poste italiane. Nella relazione illustrativa del Disegno di legge di conversione del decreto si afferma che le norme in questione risolverebbero “una questione interpretativa dell’attuale trasposizione in legge nazionale della direttiva in materia di intermediazione assicurativa, la quale impedisce numerose forme di collaborazione tra intermediari. Invece, per l’Ania, così non è: “In tutti gli altri Paesi europei diversi dall’Italia, in cui vigono i princìpi di libera negoziazione dei rapporti, gli assetti contrattuali delle forme di collaborazione tra Imprese e intermediari e tra intermediari tra di loro sono regolati esclusivamente dall’autonomia privata. Ne discende, per esempio, che in Francia o in Spagna, in cui non sussistono divieti formali di collaborazione tra gli intermediari, un agente in esclusiva non potrà mai collaborare con un altro agente o con una Compagnia diversa dalla mandante e ciò in forza del contratto privato che lo lega all’Impresa”. E l’Ania aggiunge: “Appare quindi sorprendente che un’Impresa debba accettare per imposizione di legge che un proprio agente le faccia concorrenza, segnalando la possibilità di concludere un contratto con un altro competitore. Peraltro, l’allungamento orizzontale della filiera distributiva, con l’intervento di più di un intermediario, comporta inevitabilmente un aumento dei costi a carico degli assicurati”. Il discorso poi si allarga alla tecnologia: “Si mettono così a rischio gli investimenti pluridecennali in tecnologia e in promozione effettuati dalle Imprese in favore dei propri agenti, costringendole a nuove soluzioni informatiche complesse, da condividere non si sa con quanti concorrenti”. Come dire: le Imprese hanno investito nelle loro agenzie per caratterizzare i propri servizi al cliente e distinguersi dalla concorrenza, e “scardinando questo sistema si mina alla base il rapporto di fiducia che intercorre fra agente e Compagnia. Con misure come questa, si distorce pesantemente la concorrenza, in quanto competitori esterni potrebbero entrare nel mercato italiano senza sostenere i costi degli investimenti necessari per istituire una rete di distribuzione”.

SECONDA BORDATA
L’altro punto cruciale è l’articolo 22, che mira a promuovere la concorrenza nel settore dell’assicurazione Rc auto, attraverso una maggiore mobilità del consumatore, favorita da un’accresciuta consapevolezza e informazione sui prodotti esistenti sul mercato, per la riduzione delle tariffe. Ecco Minucci: “Consentitemi di osservare che, se l’obiettivo è giusto, sono però sbagliati gli strumenti, o almeno alcuni di essi. Il Decreto, infatti, muove da alcuni presupposti che non trovano riscontro nella realtà del mercato, ossia che l’assicurazione Rc auto in Italia sia caratterizzata da scarsa concorrenza fra Imprese. È noto che in Italia, nella Rca, operano moltissime Imprese, tra cui le più importanti Imprese internazionali, che praticano politiche di distribuzione e di prezzo fortemente differenziate fra di loro”. Inoltre, “la mobilità nel ramo Rc auto è, in Italia, seconda solo a quella del Regno Unito, dove peraltro i prezzi delle polizze sono negli anni recenti aumentati molto più che da noi”. Quindi, in sintesi, è un articolo del Decreto, secondo l’Ania, sostanzialmente inutile.

E TRE
L’Ania è anche contraria alla misura che impone un “contratto base” Rc auto con clausole comuni che le Imprese devono offrire al consumatore, anche via Internet, ferma restando la libera determinazione del prezzo. Sentite Minucci: “Per favorire la comparazione di prodotti diversi si rischia infatti di violare l’autonomia, in materia di offerta contrattuale, sancita per le Imprese di assicurazione dai principi comunitari. È come se si imponesse a tutte le Case automobilistiche di produrre una vettura base”. E così il “campo di battaglia” diventa ora il Parlamento, che dovrà convertire in Legge il Decreto: l’Ania ovviamente spingerà affinché almeno alcune regole vengano cancellate. Ce la farà?

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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