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Retrospettive

pubblicato il 3 novembre 2012

Toyota, 75 anni per salire sul tetto del mondo

Fondata nel 1937, la casa delle tre ellissi è oggi la leader del mercato mondiale

Toyota, 75 anni per salire sul tetto del mondo
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Negli anni Trenta le auto sono una realtà consolidata in Europa e negli Stati Uniti. Nel Vecchio continente le folle si entusiasmano alle sbandate controllate di Nuvolari e di fronte ai gioielli come l’ Alfa Romeo 6C 1750 o la Bugatti Tipo 41 Royale. Oltreoceano si viaggia sulle Ford Model-T sognando le Duesenberg e le Cadillac e ci si infiamma alla 500 Miglia di Indianapolis. Realtà automobilistiche che sono invidiate in tutto il mondo, compreso nell’estremo oriente dove l’industria dei motori è ancora agli albori. Ma che proprio in quegli anni vede nascere un costruttore destinato ad entrare nella storia delle quattro ruote, la Toyota.

DAL TESSILE ALL’AUTO
Le origini del marchio delle tre ellissi risalgono al 1890, quando Sakichi Toyoda inventa un innovativo telaio in legno per la tessitura che costituirà, insieme al modello in grado di operare senza sosta ideato negli anni Venti, la base del successo della Toyoda Automatic Loom Works, l’attuale Toyota Industries Corporation. A decretare i buoni risultati della società è, in realtà, soprattutto l’ingegno del suo fondatore e la costante ricerca di nuove soluzioni per migliorare i processi industriali. Un intento che si rafforza dopo il viaggio negli Stati Uniti del 1911 dove, tra l’altro, ha occasione di visitare gli stabilimenti Ford che assemblano la Model-T. I racconti della spedizione oltre Pacifico entusiasmano il figlio Kiichiro che convince il padre a fargli replicare l’esperienza americana nella fabbriche di Ford con l’aggiunta della visita alle realtà automobilistiche europee. E’ il 1939, e rientrato dal lungo tour il giovane Toyoda capisce che il suo futuro è tra pistoni e bielle. Si mette subito a progettare un piccolo motore e induce il padre a creare un reparto dedicato ai veicoli all’interno dell’azienda di famiglia, il Toyoda Auto Loom inaugurato nel 1933, sotto la sua direzione. Nell’arco di due anni realizza il primo prototipo di auto, la Model A1, e il primo autocarro, il G1. Nel 1936 segue la berlina Model AA e altri due mezzi da lavoro, l’AB e il GA.

1937: NASCE LA TOYOTA
La nuova divisione promette bene, tanto che la famiglia Toyoda decide di fondare una società indipendente nel 1937. Per l’occasione si decide di modificare il cognome Toyoda, che significa “fertile campo di riso”, in Toyota, parola che in giapponese si può scrivere con otto caratteri (anziché i 10 necessari per Toyoda), numero considerato ben augurante. Nasce così la Toyota Motor Corporation presieduta da Kiichiro Toyoda che, seguendo le orme del padre, introduce subito importanti innovazioni nella produzione del nuovo stabilimento di Honshu, inaugurato il 3 novembre 1937, proprio 75 anni fa. La più rilevante è l’adozione del concetto di Just in Time, pensato per superare le iniziali difficoltà con la rete di fornitori che si va costituendo, ma che si rivelerà vincente nel corso degli anni.

I PRIMI MODELLI
La nuova azienda procede alacremente e nel giro di un triennio (1941-1943) introduce sul mercato due nuove vetture, la AE e la AC, e un robusto camion, il KC. A interrompere i programmi di sviluppo giunge il secondo conflitto mondiale, durante il quale Toyota si limita a fornire i veicoli per l’Esercito Imperiale nella speranza che i combattimenti si concludano presto. Desiderio esaudito solo in parte, visto che gli anni di guerra sono molti ma che la pace arriva poco prima che il piano alleato per bombardare le fabbriche della prefettura di Aichi si compia. Passati i momenti di terrore, l’attività riprende con maggiore fervore. Kiichiro importa dagli Stati Uniti nuovi metodi di lavoro, i Training Within Industry (TWI), sviluppati dal dipartimento di guerra USA e li adatta alle esigenze e alle realtà nazionali. Nuove concezioni che sfociano nei primi modelli post bellici del 1947, il camion BM, il furgone SB e l’auto SA, che contribuiscono a raggiungere quota 100.000 Toyota prodotte.

BRASILE, PRIMA FABBRICA ESTERA
Lo slancio della giovane industria è breve. Nel 1950 la crisi finanziaria che colpisce il Giappone non risparmia la Toyota. A farne le spese sono più di 2.000 dipendenti lasciati senza lavoro. Una tragedia che, assicura Kiichiro, non si ripeterà mai più. Promessa per il momento mantenuta. A ridare slancio alle attività aziendali sono la creazione di una società distinta per le vendite, Toyota Motor Sales, e l’introduzione di altri miglioramenti nei processi lavorativi, come i sistemi di produzione voluti da Taiichi Ohno, uno dei dirigenti che segnerà la storia del marchio, per ridurre i tempi di preparazione alla produzione effettiva. Un contributo arriva pure dai nuovi modelli. Più che la SD del 1949, saranno la fuoristrada BJ del 1951, la Toyopet Crown del 1955 e la Corona del 1957 a dare lustro al marchio. La prima si evolverà in Land Cruiser arrivando fino ai giorni nostri, la seconda sarà il primo modello esportato negli Stati Uniti nel 1958, la terza la prima ad essere guidata dagli europei. Primo passo dell’espansione internazionale di Toyota seguito dalla costruzione della prima fabbrica fuori dai confini nazionali, quella edificata in Brasile nel 1959.

LA RICERCA DELLA QUALITA’
La vera svolta, però si ha negli anni Sessanta che inizia con i festeggiamenti per il primo milione di unità prodotte in Giappone (1962) e con l’inaugurazione del Centro ricerche e sviluppo. Molte le novità di prodotto. Si comincia con la compatta Publica (1961) e la piccola Sports 800 (1965) che anticipano due delle icone del marchio delle tre ellissi: la Corolla (1966) e la 2000 GT (1967). Di questi anni è pure il pick-up Hilux (1968) e il piccolo furgone Hiace (1967), entrambi ancora in gamma. Un decennio di rilievo che si chiude con altre celebrazioni, quelle per il milione di auto esportate (1969). Gli anni Sessanta, però, passano alla storia per la costante ricerca della qualità che consentirà alle auto Toyota di raggiungere livelli di affidabilità invidiati dalla concorrenza. Una ricerca che ha molti segreti, come l’adozione del sistema di controllo totale della qualità (TQC) nei propri stabilimenti e del Sistema di produzione Toyota (TPS), un approccio innovativo di gestione e organizzazione produttiva che sarà oggetto di studio in tutto il mondo. Ma forse la reale ricetta del successo del marchio giapponese è da ricercare nel “Toyota Way”, la filosofia aziendale che racchiude cinque principi cardinali: il Genchi Genbutsu, cioè “andare alla fonte” dei fatti per poter prendere le decisioni giuste, il Kaizen, il “costante miglioramento” dei processi, il Challenge, ossia avere una visione di lungo termine perseguita con coraggio e creatività, il Teamwork, cioè valorizzare la professionalità delle persone all’interno di una squadra, e il Respect, la propensione a comprendere gli altri e ad assumersi le proprie responsabilità.

SUPERATA QUOTA 200 MILIONI
A confermare il gradimento dei modelli entrati in commercio sul finire degli anni Sessanta e delle scelte di qualità effettuate nel corso degli anni è il superamento dei 10 milioni di veicoli prodotti nel 1972, appena un decennio dopo avere raggiunto quota un milione. Un numero destinato a salire rapidamente con l’arrivo sul mercato di altri modelli che entrano nella storia Toyota, come la Celica (1970), la Supra (1979), la Camry (1980), la MR2 (1982) e le più recenti Rav4 (1994) e Prius (1997). Modelli che piacciono e che rafforzano la diffusione del marchio nel mondo che ha un crescendo impressionante: nel 1986 le unità prodotte nei 12 impianti in Giappone superano il traguardo dei 50 milioni, nel 1993 quello degli 80 per giungere alla cifra di 145 milioni dei giorni nostri. Numeri che, sommati ai modelli usciti dalle 36 fabbriche sparse per 26 paesi del mondo, portano il computo a oltre 200 milioni (luglio 2012), dei quali più di 39 milioni si riferiscono alla sola Corolla. Valori che consentono alla Toyota di diventare il maggiore produttore mondiale di automobili nel 2007, leadership ripresa a inizio 2011 dopo una breve parentesi Volkswagen. Una storia di successo che può essere ripercorsa visitando fino a dicembre la mostra allestita allo showroom parigino degli Champs-Élysées.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Toyota , auto giapponesi , auto storiche , produzione


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