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Retrospettive

pubblicato il 28 ottobre 2012

Sochaux, 100 anni ruggenti

Inaugurato nel 1912, dall’impianto della Francia dell’Est sono uscite più di 20 milioni di Peugeot

Sochaux, 100 anni ruggenti
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L’era dell’automobile è appena agli albori quando, nel 1895, Eugène Peugeot decide che le vetture non sono un affare redditizio. Una conclusione non condivisa dal cugino Armand che si stacca dall’azienda di famiglia per creare la SA des Automobiles Peugeot. A non approvare le scelte di Eugène saranno pure i suoi figli, Robert, Pierre e Jules, che una volta saliti al vertice della Les Fils de Peugeot frères affiancano alla produzione di utensili e biciclette pure alcune auto che debuttano con il nome di Lion Peugeot al Salone di Parigi del 1906, lo stesso dove sono esposti i modelli del parente Armand. Una doppia identità che si affievolisce con la scomparsa di Eugène nel 1908 e che porta alla riunificazione dei due rami del Leone nel 1910 con la costituzione della S.A. des Automobiles et des Cycles Peugeot. Una ricongiunzione voluta fortemente da Robert, che diventa l’artefice delle nuova era del marchio che avrà come punto centrale una piccola cittadina della Francia dell’Est, Sochaux.

UNA FABBRICA PER I CAMION
Punto fermo della nuova strategia di Robert Peugeot è di accentrare le attività dell’azienda attorno alla regione di Montbéliard nella Franca Contea, quella alla quale la famiglia è legata da secoli. E dove sorgono i due principali stabilimenti del marchio, quello di Beaulieu-Valentigny dove si assemblano le auto e quello di Audincourt nel quale si costruiscono bici e utensili. Un impianto, quest’ultimo, edificato nel XVIII secolo dal bisnonno di Armand, Jean-Pierre, per imbastire le divise dell’esercito imperiale di Napoleone I e che ora appare obsoleto. Inoltre cresce l’esigenza di creare una nuova struttura per soddisfare la crescente domanda di camion. La scelta cade su Sochaux, paesino vicino agli altri due impianti e, soprattutto, alla fonderia di Louis Peugeot, destinata a diventare quella del gruppo familiare.

IL COMITATO DI “GUERRA”
I lavori, iniziati nel 1911, si concludono rapidamente e già nel 1912 il nuovo impianto è operativo e impiega 1.200 operai. A cambiare i piani di Robert è, però, la dichiarazione di guerra 1° agosto 1914, evento che lo costringe a lasciare i vertici dell’impresa per partire per il fronte insieme ai fratelli Pierre e Jules. Al loro posto viene nominato un Comitato di Direzione composto da sette persone che hanno l’arduo compito di portare avanti l’impresa in un momento reso difficile, oltre che dal conflitto, dalla carenza di manodopera e della fornitura dei componenti. A complicare la situazione è la posizione degli stabilimenti ad appena 30 km dal fronte, in una zona con trasporti stradali e ferroviari ridotti, telefoni e telegrafi fuori servizio e posta sorvegliata e censurata. Il Comitato riesce comunque a portare a termine le commesse prima che gli stabilimenti siano “confiscati” per fornire supporto all’attività bellica.

LE COMMESSE MILITARI
E’ l’ottobre del 1914 e gli stabilimenti Peugeot ormai sono al servizio del Paese. Nelle fabbriche non si costruiscono più auto, moto e bici se non in numero limitato, tanto che nei cinque anni del conflitto le vetture prodotte saranno appena 2.997, meno del solo 1913, e le biciclette 62.728 contro una capacità produttiva di 80.000 esemplari/anno. A essere richiesti sono soltanto gli autocarri di Sochaux, mentre si ampliano le richieste di lavorazioni in ferro come caschi, barelle, lamiere per rifugi e scatole di munizioni. Non tardano ad arrivare anche gli ordini militari, quali fucili, mitragliatrici, bombe e granate, produzioni del quale Peugeot non ha esperienza. Anche perché ora a lavorare sono soprattutto donne, bambini e anziani sfiniti dal ritmo incessante di lavoro che prevede turni di 12 ore che talvolta arrivano a 14 e 16 ore.

IL VIAGGIO IN USA
La situazione gravosa obbliga la dirigenza a sperimentare soluzioni innovative, come l’organizzazione scientifica del lavoro, che si riveleranno di rilievo per il futuro del Leone nel dopoguerra. La svolta arriva con la decisione di inviare tre ingegneri, Giauque, Concorda e Gauthier, negli Stati Uniti per apprendere i segreti della costruzione militare, in particolare le granate. Un viaggio, effettuato tra il settembre 1915 e il gennaio 1916, che consente ai tre emissari di Peugeot di visitare le più grandi industrie americane. Un’esperienza durante la quale, più che ad assemblare gli ordigni, gli ingegneri scoprono le ragioni del successo dell’industria d’oltreoceano: i complessi industriali comprendenti tutte le attività del ciclo produttivo che consentono di avere un flusso regolare di forniture di materie prime e componenti e, di conseguenza, un assemblaggio privo di tempi morti.

I PROGETTI DI “PACE”
L’idea di creare un posto unico dove effettuare le diverse lavorazioni è presa nell’autunno del 1916, quando emerge la necessità di realizzare una grande fucina per metalli in grado di produrre “pezzi per la costruzione di 12.000 vetture e camion all’anno, 100.000 biciclette e motociclette, cioè una capacità media di 500 tonnellate di componenti forgiati all’anno”. Un’opera che va a completare un quadro che prevede la fonderia di Louis e la fabbrica per camion con un reparto imbottitura che anticipa il grande complesso che si sta per creare nella pianura dell’Allan, tra Sochaux e Montbeliard. Robert, rientrato dal fronte, ha fretta e a febbraio identifica e acquista, anche attingendo ai propri fondi personali, 200 ettari terreni che si estendono per quasi un chilometro, proprio a ridosso dell’officina di camion, della nuova fucina per metalli e delle fonderia del cugino. E alle critiche dei soci che lo rimproverano la troppa intraprendenza risponde deciso: “oggi per assicurare la ripresa degli affari alla fine delle ostilità è necessario ricostruire fin d’ora l’organizzazione generale, amministrativa e commerciale della società”. Con l’appoggio di Pierre Peugeot, Presidente in carica della SA des Automobiles et Cycles Peugeot, il 28 giugno 1917 affronta con non poco timore il Consiglio di amministrazione per sottoporre il suo piano. Con sua immensa gioia il progetto è approvato all’unanimità. A dargli ragione indirettamente è pure la Camera Sindacale dei costruttori di automobili che nel settembre del 1917 annuncia ai suoi soci “aspettare il giorno della pace per definire i piani del dopoguerra sarebbe una colpa, una negligenza”.

DALLA 201 ALLA 5008
I propositi teorici presi durante la guerra si concretizzano finito il conflitto. Malgrado le difficoltà finanziare, il progetto Grande Sochaux cresce di giorno in giorno. La svolta avviene all’inizio degli anni Venti con la realizzazione della Carrozzeria e con il viaggio negli USA di Eugène, figlio di Robert, e di altri ingegneri per studiare il lavoro in serie alla catena di montaggio pensato da Henry Ford. Nel 1928 il piano è compiuto e lo stabilimento di Sochaux diventa l’esempio continentale per la produzione razionale di veicoli. L’anno successivo dalla fabbrica esce la prima vettura dell’era moderna del Leone, la 201 (METTERE LINK http://www.omniauto.it/magazine/19276/peugeot-201-storia-retrospettiva). E’ l’inizio di una storia di successo che si rinnova con i continui ammodernamenti che hanno portato alla realizzazione di nuove unità, come il centro di ricerca e sviluppo o la direzione dei sistemi informatici, e a ottenere la certificazione di gestione ambientale ISO 14001. Ad evolversi è pure il rapporto con i lavoratori con l’introduzione della “label” di parità professionale che assicura il pari trattamento fra uomini e donne e un piano per ottimizzare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti al fine di ridurne l’impronta ecologica. Un impianto dal quale nel corso degli anni sono usciti oltre 20 milioni di veicoli, dalle storiche 402, 203, 403, 404 e 504 ai più recenti modelli della gamma “5”, “6” e “7”. Una produzione che prosegue ancora oggi grazie al lavoro di 12.000 dipendenti che assemblano ogni giorno 1.670 vetture, tra le quali le Peugeot 308, 3008, 5008 e le Citroën DS5. Una storia lunga 100 anni da rivivere visitando il Museo Peugeot all’interno della sede storica di Sochaux.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Peugeot , auto europee , produzione


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