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pubblicato il 26 ottobre 2012

Rc auto: la “guerra” della collaborazione fra gli agenti

In Parlamento la lotta sugli intermediari assicurativi

Rc auto: la “guerra” della collaborazione fra gli agenti

Governo Monti all’attacco di una vecchia regola della Rca: il divieto di collaborazione fra agenti. Il Decreto sviluppo bis elimina clamorosamente questo vincolo, ritenendolo un freno alla concorrenza. Oggi, a differenza che in passato, ecco cosa succede: se un agente non trova la Rca ideale per un cliente, si avvale della collaborazione con un altro agente di un’altra Assicurazione, il quale avrà da proporre a quell’automobilista la polizza giusta. Una norma che fa “saltare il banco”, spingendo inevitabilmente le Compagnie a farsi la concorrenza, generando ribassi tariffari sicuri. Se c’è una norma che riesce a centrare pienamente l’obiettivo della riduzione dei prezzi Rca, questa è contenuta nel Decreto sviluppo bis: il Governo dei tecnici, dopo aver insistito con le tasse a carico degli automobilisti, fra cui le pesantissime accise, riesce lì dove avevano miseramente fallito tutti gli altri Esecutivi, con Leggi che hanno solo contribuiti a far schizzare alle stelle le Rca e le truffe, non ultimo lo sciagurato indennizzo diretto del febbraio 2007. Oltretutto, spiega Roberto Pisano, componente dell’Esecutivo nazionale del Sindacato nazionale agenti di assicurazione (Sna), la più grande e rappresentativa organizzazione di categoria, con 7.000 iscritti, “la Legge Bersani, la quale pure aveva avuto il merito di vietare i patti d’esclusiva, era stata neutralizzata dalle Assicurazioni, che avevano blindato le proprie reti con patti di fidelizzazione, sulla cui legittimità ci sarebbe molto da discutere. Ora invece il legislatore ha vietato questi patti, permettendo agli intermediari di collaborare ‘anche con utilizzo dei rispettivi mandati’. E attenzione: ogni Compagnia sarà tenuta ad adottare una piattaforma informatica compatibile con quelle di tutte le altre, per permettere l'effettiva emissione delle polizze a ogni intermediario che stipuli un accordo di collaborazione con il proprio collega”.

SENTITE L’ANTITRUST
Il Garante del mercato “sottolinea l’importante effetto di incentivo alla mobilità della clientela derivante dallo sviluppo di reti in plurimandato e quindi dal divieto delle clausole di esclusiva nella distribuzione assicurativa”. Occorre rimuovere “le difficoltà derivanti dai vari divieti di collaborazione tra reti distributive, diretti e indiretti, che ancora risultano presenti nei contratti di agenzia. L’Autorità, infatti, ha constatato che in vari casi, il divieto di plurimandato è aggirato attraverso clausole che, di fatto, rendono quasi impossibile (o comunque estremamente oneroso) per l’agente assumere altri incarichi”.

LE COMPAGNIE NON CI STANNO
Ma c’è un ma. L’Ania (Associazione nazionale fra le Imprese assicuratrici) critica fortemente le nuove norme contenute nel Decreto. “La cosiddetta ‘libera collaborazione fra tutti gli intermediari’ prevista nel provvedimento infatti, lungi dal portare vantaggi ai consumatori, comporterà danni in termini di aumento dei costi delle polizze e di riduzione della qualità del servizio agli assicurati. Una rete di distribuzione senza regole permetterà agli agenti di collocare prodotti di Compagnie diverse da quelle da cui hanno ricevuto un mandato. Questa ipotesi non può in alcun modo essere interpretata come un esempio di liberalizzazione”. Ecco la stoccata: “Invece di favorire la concorrenza, si creerà una giungla senza regole che determinerà un aumento dei costi di distribuzione, come sempre avviene quando per lo stesso prodotto si pagano più intermediari, ossia quando si allunga la filiera produttiva. Non a caso in nessun altro Paese al mondo esiste una norma di questo tipo. Si tratta di una norma inaccettabile e penalizzante per le Imprese italiane, che si troverebbero gravemente svantaggiate nella concorrenza internazionale, in quanto i competitori esteri potrebbero entrare nel nostro Paese senza sostenere i costi di creazione della rete”. L’Ania quindi dice no al Decreto, anche perché farebbe entrare in campo i competitori esteri. Inoltre, prosegue la Confindustria delle Assicurazioni, “è noto che le reti di distribuzione rappresentano un fattore aziendale di competizione di altissimo valore, un asset rilevante nella valutazione delle Imprese, soprattutto per quelle quotate in Borsa. Le imprese hanno investito nelle loro agenzie (anche attraverso la formazione degli addetti e la messa a disposizione dei sistemi operativi e dei locali) per poter creare un valore da offrire al cliente e distinguersi dalla concorrenza”.

CHE SUCCEDE ORA IN PARLAMENTO?
Stando all’Ania, “scardinando questo sistema, si mina alla base il rapporto di fiducia che intercorre fra agente e Compagnia. Senza più investimenti da parte delle imprese sulle reti di vendita, resisteranno solo gli operatori di grandi dimensioni. Gli assetti negoziali e economici dei contratti di agenzia andrebbero rivisti completamente, nell’ambito di un più generale ripensamento delle strategie di distribuzione. Negli anni recenti sono state adottate norme, in materia di distribuzione assicurativa, scritte male, di difficile attuazione e non risolutive dell’unica criticità assicurativa nazionale, la Rc auto”. Quindi, per le Assicurazioni, è urgente arrivare a soluzioni condivise, efficaci nella protezione del consumatore e atte a favorire lo sviluppo del mercato: “Le Compagnie italiane non possono essere considerate un interlocutore solo quando si tratta di finanziare il debito pubblico”. Ora il dubbio è più che legittimo: il Decreto va approvato dal Parlamento entro due mesi perché diventi Legge definitiva. Che cosa accadrà alla Camera e al Senato? È molto probabile che si scateni una lotta di potere, peraltro perfettamente legale, con pressioni in un senso e nell’altro. Ne vedremo delle belle.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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