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pubblicato il 25 ottobre 2012

Tariffe Rca unisex: i conti non tornano

Per le assicurazioni l’Unione europea impone prezzi senza distinzione di sesso

Tariffe Rca unisex: i conti non tornano

Altra mini-rivoluzione nel settore Rca: dal 21 dicembre 2012, uomini e donne pagheranno Rca identiche. Dovete infatti sapere che il gentil sesso, causando un numero inferiore di incidenti, sborsa Rca meno care. Ma fra poco non sarà più così. L’Unione europea ha imposto questa norma a tutti i Paesi membri, per evitare discriminazioni. Già la corte di Giustizia, il 1° marzo 2011, aveva dichiarato tale pratica contraria al principio di uguaglianza, stabilendo che ogni discriminazione nel pagamento dei premi fondata sul sesso avrebbe dovuto essere abolita per il 21 dicembre 2012. E la Commissione europea si è mossa, per adeguarsi alle direttive dei giudici. Aveva detto il Commissario alla Giustizia dell’Ue Viviane Reding: “Spetta ora al settore assicurativo garantire una graduale transizione verso la parità di trattamento tra donne e uomini. La Commissione vigilerà. Le Compagnie che adotteranno per prime una tariffa unisex avranno un vantaggio concorrenziale sul mercato europeo”. Il risultato qual è? Dalle prime indiscrezioni, pare invece che le donne riceveranno una bella stangata: Rca più cara per pareggiare quelle degli uomini. Anche le signore in prima classe di merito, le virtuose del volante che non causano mai incidenti.

LIBERE DI FARLO
Ovviamente, le Assicurazioni sono libere di seguire i criteri che ritengono opportuno: certo che fra l’alzare le tariffe Rca delle donne o abbassare quelle degli uomini, hanno scelto la prima via. Una beffa atroce per il gentil sesso, che quando era “discriminato” pagava una Rca meno cara, e adesso che non è più “discriminato” versa una Rca più costosa. Roberto Pisano, componente dell’Esecutivo nazionale del Sindacato nazionale agenti di assicurazione (Sna), la più grande e rappresentativa organizzazione di categoria, con 7.000 iscritti, spiega a OmniAuto.it che “le tariffe assicurative sono create tenendo conto di rilevazioni statistiche sulla probabilità che si verifichino gli eventi da assicurare. Per esempio, nel ramo vita, una polizza caso morte per una donna costa molto meno di quella per un uomo, proprio perché è rilevato statisticamente che le donne vivono più a lungo e, di conseguenza, l’incidenza del rischio di morte è per loro inferiore rispetto a quella dell’uomo. È un fatto tecnico, che offre alle donne un’opportunità di spendere meno, non che le discrimina di fronte agli uomini”. Ed ecco il parallelo col settore macchine: “Nel ramo auto, accade la stessa cosa: la maggior parte delle Compagnie offre alle donne premi Rc auto ridotti, perché, nonostante i luoghi comuni sulle capacità delle donne alla guida, in realtà è rilevato statisticamente che le femmine provocano meno incidenti dei maschi. Ma attenzione: si tratta di tariffe differenziate, non di sconti concessi alle donne. Qui sta l’inghippo: le Compagnie hanno l’obbligo di non discriminare e, quindi, di fare tariffe identiche per maschi e femmine”.

TARIFFE SU
E in materia di prezzi, come andranno le cose? A dire il vero, l’Unione europea non ha affatto detto che le donne debbano pagare di più rispetto a quanto fanno ora... “Ho già esaminato le nuove tariffe proposte da alcune Compagnie - analizza Pisano - e ho trovato aumenti generalizzati, non giustificabili, che colpiranno sia gli uomini sia le donne. E posso scommettere che questo capiterà anche per le tariffe vita. Con tanti ringraziamenti da parte delle Compagnie, che ancora una volta possono cogliere al volo l’opportunità per aumentare pretestuosamente le tariffe a danno dei consumatori”. In quanto alla facoltà di concedere sconti, “questa non è preclusa - dice Pisano - alle Compagnie e, se ne hanno l’autorizzazione, anche ai loro intermediari, ma se lo sconto sarà riservato al cliente ‘in quanto donna’, si tratterà comunque di una discriminazione, stavolta nei confronti degli uomini...”. Un bel caos, provocato dalla miopia dell’Unione europea.

PAROLA ALL’ANIA
Vittorio Verdone, direttore del settore auto, distribuzione, consumatori dell’Ania (la Confindustria delle Assicurazioni), sostiene che “gli effetti penalizzanti per le assicurate derivano da un principio astratto, quello della presunta discriminazione di genere, mentre le statistiche dimostrano che il rischio è diverso per uomini e donne. Concretamente, a causa di questa sentenza della Corte di giustizia europea che nelle intenzioni vorrebbe essere antidiscriminatoria, le donne pagheranno di più le polizze Rc auto”. Ma Pisano (Sindacato agenti), non ci sta: “Com’era prevedibile, l’esponente Ania ha ‘dimenticato’ di dire che gli uomini, nel nuovo equilibrio tariffario, dovrebbero pagare di meno. Infatti, se parte del fabbisogno tariffario delle Compagnie sarà coperto dagli aumenti applicati alle donne, un’uguale diminuzione dovrebbe essere spalmata sui premi pagati dagli uomini. Perché il rischio, complessivamente, resta invariato”.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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