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Attualità

pubblicato il 7 novembre 2006

PLEASE FAIR PLAY: la mobilità ha bisogno di tanti "Gentlemen Drivers"

PLEASE FAIR PLAY: la mobilità ha bisogno di tanti "Gentlemen Drivers"

Lunedì 30 ottobre, al Circolo della Stampa di Milano, Maurizio Refini Presidente della UIGA (Unione Italiana Giornalisti dell'Automobile) e Claudio Casaroli, Direttore Responsabile di OmniAuto.it, hanno presentato l'iniziativa "Good Driving" mirata a diffondere e ad affermare la cultura del "Fair Play" come stile di guida e di vita.

Tale iniziativa condivisa da partners del mondo automotive come FIAT, Pirelli Driver, Dainese, e da altri che verranno, si configura in una vera e propria campagna etica di comunicazione impostata sul coinvolgimento volontario dell'automobilista e del motociclista in una sorta di "mission". L'obiettivo è quello di costituire una folta popolazione di conducenti virtuosi alla guida di veicoli a due e a quattro ruote, che siano d'esempio a tutti coloro che si muovono quotidianamente sulle strade.

L'idea nasce dall'analisi critica delle iniziative di comunicazione gestite in questi ultimi anni dalle istituzioni o da soggetti privati, nei loro contenuti e per i modi. Nei fatti, si è osservato che le campagne sulla sicurezza stradale, dal punto di vista creativo, hanno fatto leva sulle immagini crude registrate in alcuni incidenti stradali, eleggendole come deterrenti. Una scelta strategica allineata con la cultura del "pugno in faccia" per incidere sulla coscienza degli individui. E' pur vero però che l'abuso di tali immagini nelle cronache dei telegiornali e nei media in generale, tende a generare nei destinatari del messaggio una sorta di autodifesa istintiva che porta inevitabilmente all'assuefazione, ridimensionandone gli effetti.
Del resto le stesse sanzioni legate all'introduzione della patente a punti, usate come deterrente si sono rivelate un correttivo insufficiente. Si è anche rilevato che tali iniziative sono state gestite con gli stessi canoni delle campagne pubblicitarie, impostate sul meccanismo della ripetitività e perciò condizionate dalla consistenza di un budget che ne garantisce la visibilità dilatata nel tempo. L'ultima osservazione riguarda l'inspiegabile assenza di campagne etiche con il coinvolgimento diretto dell' IO. Si intenda, il conducente del veicolo, che non può essere trattato come un "prosaico consumatore di sicurezza". Siamo tutti d'accordo, la sicurezza può essere considerata un bene che si può acquistare con il veicolo. Ma solo parzialmente. E ciò per via del fatto che, l'ultimo anello della filiera che completa la sicurezza, è proprio il conducente. Stranamente però, la maggior parte dei giornalisti e degli addetti ai lavori, continuano a mettere l'accento sugli aspetti tecnici dei veicoli, esaltandone le performance, la cavalleria, l'accelerazione, e la tecnologia a garanzia della sicurezza attiva e passiva, dimenticando che l'uomo, alla guida anche del veicolo più efficiente, può vanificare tutti i correttivi offerti dalla tecnologia per prevenire i suoi errori.

Ecco perché l'iniziativa "Good Driving" restituisce all'uomo il ruolo primario nella catena delle responsabilità, ed invita i costruttori di veicoli ad investire anche una piccolissima parte dei loro budget destinato alla comunicazione, per alimentare il "fair play" come stile di guida e di vita. Come risposta concreta alle osservazioni appena illustrate, è stato realizzato un kit composto da una lettera del costruttore che ringrazia il proprio cliente per avere scelto una vettura della marca dotata di alta tecnologia a favore della sicurezza attiva e passiva, ma ricordando al tempo stesso che il "deus ex machina", per attivarla è proprio lui; da un codice deontologico di comportamento e dall'adesivo "PLEASE, FAIR PLAY" da applicare sul veicolo o sul casco, se parliamo di motociclisti.
Particolare importante, il kit viene consegnato insieme ai documenti di manutenzione della vettura, dell'accessorio o del capo di abbigliamento specifico.

E' intuitivo pensare che la scelta volontaria di esporre tale adesivo sottintende la disponibilità del destinatario a sposare la "mission", candidandosi come "gentleman driver" a vantaggio della mobilità e quindi della collettività, ma proponendosi al tempo stesso come esempio virtuoso per gli altri conducenti colleghi.

La campagna etica, è condivisa e sottoscritta anche da OmniAuto.it che invita tutti suoi numerosissimi lettori a candidarsi come conducenti virtuosi proprio perché la mobilità ha bisogno di tanti "Gentlemen Drivers".

Maggiori informazioni saranno a breve disponibili sul sito www.pleasefairplay.it

Autore: Alessandro Lago

Tag: Attualità


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