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pubblicato il 18 ottobre 2012

Come usare gli occhi per guidare meglio

L'Autodromo di Modena lancia un innovativo corso di guida sicura che insegna a pilotare partendo dal corretto uso della vista

Galleria fotografica - "L'occhio sulla sicurezza" - Corso di guida sicura all'Autodromo di ModenaGalleria fotografica - "L'occhio sulla sicurezza" - Corso di guida sicura all'Autodromo di Modena
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Quando siamo poco sicuri, stressati o impauriti cerchiamo di allargare il campo visivo. Questo mentre si guida significa focalizzare l'attenzione su più punti fuori dal parabrezza e ritardare decisioni che possono farci diventare persino pericolosi. Partendo da questa constatazione medica la Modrive ha lanciato all'Autodromo di Modena la prima scuola di guida sicura che insegna a pilotare partendo dall'uso della vista. Si chiama "L'occhio sulla sicurezza" ed è nata dall’incontro di due professionalità molto diverse: il professor Giorgio Giudetti, U.O. di Audio-Vestibologia all’Ospedale Ramazzini di Carpi, e Stefano Livio, pilota professionista di gare GT ed istruttore di guida sicura a Modena. "Tutto è cominciato in pista mentre Stefano mi stava facendo girare con una Ferrari - racconta Guidetti -. Ero teso, un po' impaurito e quindi mi guardavo attorno. Insomma non riuscivo a concentrami sulla guida. Livio l’ha capito subito e ha iniziato a indicarmi dove dovevo fissare lo sguardo per tracciare delle traiettorie più corrette. E allora mi si è accesa una lampadina: perché non coniugare i miei studi con la sua competenza nella guida sicura?".

CIECHI PER 100 MILLESIMI DI SECONDO
Senza entrare troppo nella materia scientifica, partiamo dall'assunto che senza rendercene conto in certi momenti alla guida siamo addirittura "ciechi". Abbiamo dei veri e propri buchi neri che durano 100 millesimi di secondo. E da cosa sono provocati? "Dai movimenti saccadici - spiega il professor Giudetti - la saccade è un movimento oculare che consiste in rapidi movimenti degli occhi eseguiti per portare la zona di interesse a coincidere con la fovea, che è il punto massima acuità visiva nel fondo dell'occhio. Con una visione foveale avremmo un’alta visione dell’immagine al centro, ma tutto il resto non resterebbe definito. Più ci allontaniamo dalla Fovea e minore è la precisione di discriminazione. La visione periferica o ambientale, quindi, risulta meno precisa e riconoscibile". Durante il movimento saccadico l’occhio è molto più veloce del cervello che non riesce a memorizzare quello che è successo: ecco quindi che ci troviamo al buio per 100 millisecondi. "In realtà continuiamo a vedere perché il cervello ricostruisce una fluidità normale della visione, ma in effetti abbiamo un buco nero - precisa Guidetti -. C’è un processo di analisi più lungo, bisogna ragionare prima di decidere: è terribile!".

GESTIRE I MOVIMENTI
Ogni volta che l’occhio fissa un punto, per seguirlo si muove prima la testa e poi il resto del corpo. Insomma si moltiplicano i movimenti: se si sposta la testa ci sono più movimenti saccadici e, quindi, si è più “ciechi”. A Modena sostengono che è possibile gestire il fenomeno: l’uomo è in grado di controllare dove si deve guardare con dei movimenti che sono detti anti-saccadici. "Sono i più importanti - prosegue Guidetti - perché si dà un comando contrario a quella che si farebbe con un movimento oculare d’inseguimento lento". Il professore ha quindi messo in pratica all’Autodromo di Modena gli studi effettuati insieme a Stefano Rigo dell'Università di Trieste ed ha inserito nei corsi di guida sicura e sportiva la nuova metodologia didattica. Partendo dall’occhio è davvero riuscito a migliorare la sicurezza di chi è al volante su strada e le prestazioni in pista attraverso la riduzione dei movimenti oculari rapidi.

IN PISTA SI INIZIA CON OCCHIALI EYE TRACKING
In questa fase, pertanto, non è tanto importante qual è la vettura che si usa per il corso (abbiamo usato una Fiat Punto) quanto gli strumenti utilizzati. Grazie alla collaborazione con SrLabs sono stati messi a punto degli speciali occhiali che sono dotati di micro-camere in grado di leggere, riflessi sulla lente, dove guarda chi li indossa e tutti i movimenti che si fanno con le pupille. Abbiamo indossato gli occhiali e, dopo un breve settaggio, abbiamo percorso due giri del tracciato alle porte di Marzaglia: un registratore digitale ha acquisito le immagini che poi sono state scaricate sul pc del professore.

I DATI RACCOLTI PRIMA E DOPO IL CORSO
Riguardando il “camera-car” sono emersi tutti i movimenti saccadici: un pilota genera un pallino rosso, mentre un guidatore non allenato che perde il punto di corda della curva determina delle estensioni colorate tanto più grandi quanto sono maggiori i momenti di “cecità”. Non basta sapere dove guardare, bisogna anche allenarsi. Se si riesce ad automatizzare certi movimenti mentre si guida, la fase blind si riduce drasticamente dai 100 mm/s ad appena 10 mm/s. E la riprova l’abbiamo avuta nei fatti: dopo una fase di training indoor siamo tornati in pista per percorrere altri due giri con la Fiat Punto. Stefano Livio, intanto, aveva fatto mettere un birillo nel punto di corda di ogni tratto curvo del tracciato, offrendo un “puntamento visivo” a chi era alla guida. E i risultati sono stati sbalorditivi per i partecipanti all’iniziativa che hanno imparato dove guardare, evitando inutili movimenti della testa e del corpo. La statistica del professor Guidetti parla chiaro: prima di iniziare il corso in media si registrano da 78 a 83 movimenti saccadici, con un tempo sul giro variabile fra 1’40” e 1’46”. Quando si torna in pista chi non è stato sottoposto al corso ripete i valori precedenti movimenti (84), confermando anche il tempo sul giro. Chi ha acquisito la tecnica corretta cambia le carte in tavola: i movimenti saccadici scendono a 57, mentre il tempo sul giro cala a 1’26”.

Autore: Franco Nugnes

Tag: Curiosità , sicurezza stradale


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