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pubblicato il 15 ottobre 2012

Benzina, fra batoste e scontri

I sindacati prevedono altri rialzi

Benzina, fra batoste e scontri

Non c'è tregua per gli automobilisti, ancora e sempre più stretti nella morsa del caro-carburante, che poi va a incidere negativamente un po' su tutti i prodotti e sull'inflazione: la Figisc (sindacato gestori benzina) per i prossimi giorni prevede una risalita dei prezzi. Infatti, la quotazione del greggio è risalita marcatamente, in presenza di una sostanziale stabilità del cambio euro/dollaro, attestandosi da 84 ad oltre 90 euro/barile. Rialzista è stato l’andamento nelle dinamiche dei prodotti raffinati: le chiusure del mercato internazionale dei prodotti finiti Platt's hanno fatto registrare una variazione in aumento di 6,1 eurocent/litro per la benzina e di 4,4 per il gasolio. Il trasferimento di queste dinamiche non si è ancora riflesso interamente sui prezzi alla pompa. Ma la batosta è in arrivo.

RINCARO DI 1,3 CENTESIMI
In un mese (dal 12 settembre 2012), le quotazioni internazionali dei prodotti sono scese di 1,3 cent/litro per la benzina e sono salite di 0,7 per il gasolio, mentre i prezzi alla pompa sono calati di 4,2 cent/litro per la benzina e di 2,5 per il gasolio. Così, è probabile che i prezzi nei prossimi giorni schizzeranno su di 1,5 eurocent/litro in media tra i prodotti. Secondo la Coldiretti, il costo medio di un pieno di benzina salirà fino a quota 115 euro, un valore superiore di addirittura quattro euro a quello della spesa media settimanale delle famiglie italiane per il solo cibo. E Federconsumatori ha calcolato che le ricadute dei continui aumenti dei carburanti sono quantificabili in 768 euro in più spesi nel 2012 rispetto al 2011, dei quali 420 diretti, cioè per l’acquisto di benzina e gasolio, e ben 348 indiretti (dovuti al costo delle merci trasportate su gomma). La successiva legnata è costituita dall’aumento al 22% dell'Iva sui carburanti decisa dal Governo con l’ultima Legge di stabilità, che aggraverà le già malconce casse delle famiglie italiane.

POLEMICA VIOLENTA
Intanto, monta la polemica fra Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, e Luca Squeri, presidente del sindacato Figisc, il quale replica al primo: "Le valutazioni negative sui 'gestori imprenditori sindacalizzati', che rappresenterebbero una specie di 'mostro giuridico' si conciliano con una visione neppure troppo vagamente dirigistica - vorrei dire 'autoritaria' - del mondo economico, secondo la quale sono da considerarsi sempre come elemento di inciampo e residuo di arcaicità (insomma, di disturbo) tutte quelle istanze, definiamole sindacali, associazionistiche e rappresentative, che pure hanno costituito una necessaria tutela e compensazione di un diverso potere contrattuale ed economico". Poi Squeri ha aggiunto: "Lei ha anche ritenuto di voler ulteriormente tratteggiare una intera categoria di operatori, con la discutibile battuta, pronunciata nell’aula della Commissione, sul 'poveretto con la pompa in mano che dà la benzina...'". Ed ecco il cuore della questione, la vera ragione dello scontro: "Ora, 'poveretto' il gestore lo sta diventando davvero, e non certamente nell’accezione che lei attribuisce a questa parola e lo è proprio in relazione a quella precarietà, a quella mortificazione, a quella condizione di gravissimo disagio economico in cui l’involuzione selvaggia di questo settore e le politiche commerciali e relazionali dell’industria petrolifera lo hanno progressivamente costretto". Il riferimento è allo scontone Eni, che secondo i sindacati avrebbe danneggiato i gestori. Comunque, secondo Scaroni, "fino a quando non ci decideremo a mettere mano al tema riducendo il numero dei gestori, allungando gli orari di apertura e permettendo di vendere tabacchi e giornali, la benzina costerà più cara che nel resto d'Europa".

Autore: Redazione

Tag: Attualità , carburanti


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